Abbiamo voluto prendere in esame l’articolato e complesso percorso di sostenibilità che il Consorzio di Tutela Prosecco DOC ha programmato e avviato, coinvolgendo non solo produttori, ma tutti gli stakeholders, per identificare i cambiamenti di gestione da implementare e comprenderne i risvolti pratici e gli impatti concreti sulla gestione delle produzioni all’interno della Denominazione.

Il Consorzio sta sviluppando un sistema digitale che collega i dati dei vigneti e delle cantine ad un calcolatore dell’impronta di carbonio e dell’acqua. Ci vuole spiegare in termini facilmente comprensibili come funziona questo sistema?

Le aziende viticole del Consorzio di tutela Prosecco DOC hanno l’obbligo di inserire tutte le operazioni colturali su un registro di campagna digitale, dove vengono registrate. Inoltre chiediamo ai produttori di inserire ulteriori informazioni necessarie per il calcolo delle impronte ambientali (riguardanti ad esempio, i consumi energetici, i carburanti e la gestione dei rifiuti). In seguito questo pool di dati, provenienti dai registri delle aziende viticole, vengono controllati e inviati ad un calcolatore elettronico che fa riferimento al Consorzio o alla Cantina Sociale e permette di definire l’impronta carbonica ed idrica del vigneto delle aziende produttrici (dato che ciascun viticoltore visualizzerà poi sul proprio registro). Sarà infine la cantina a completare il calcolo relativo all’intero ciclo di vita del prodotto Prosecco inputando sul medesimo calcolatore i dati relativi ai processi di trasformazione ed imbottigliamento.
Questa è la fase che stiamo ultimando, al momento siamo in fase di test e tra qualche mese verrà conclusa. Il sistema descritto riguarda il prodotto (dal vigneto alla bottiglia), mentre per le operazioni di cantina è già operativo un sistema dedicato che permette di calcolare le impronte idrica e carbonica dell’intera organizzazione.

L’area del Prosecco DOC è caratterizzata da una notevole diversità di suoli e climi. Uno dei vostri obiettivi è creare un modello di gestione viticola sostenibile per ogni area omogenea individuata. Come individuerete e gestirete questa complessa eterogeneità territoriale?

Nel 2022 abbiamo avviato un progetto di zonazione, sostenibilità e resilienza. La DOC è stata suddivisa in zone pedo-climatiche (suolo e clima) in più è stata fatta una ulteriore analisi dei caratteri metereologici che permette di individuare le zone più suscettibili al cambiamento climatico (stress idrico e termico). All’interno di queste zone omogenee sono stati individuati alcuni vigneti di riferimento e sono state avviate sperimentazioni comuni e sito specifiche per valutare il comportamento dei diversi vigneti nelle diverse zone ed a determinate operazioni di gestione colturale. 
Gli obiettivi principali sono tre: caratterizzare le aree, sviluppare tecniche di gestione sostenibile dei diversi vigneti su diverse aree, migliorare la qualità.

La vostra volontà di ridurre l’uso di pesticidi, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, vi vede già impegnati sul tema. Come si traduce in pratiche concrete sul campo?

È una sperimentazione specifica all’interno del progetto di zonazione, sostenibilità e resilienza di cui parlavo precedentemente. L’obiettivo è ridurre l’utilizzo di prodotti fitosanitari di sintesi , sostituendoli con prodotti a minor impatti e/o alternativi, ad esempio biostimolanti ed agenti biologici. Stiamo andando a testare la strategia di difesa e non il singolo prodotto su interi appezzamenti (non parcelle). La sperimentazione si basa su su metodi agronomici che prevedono l’utilizzo di prodotti già presenti sul mercato.

Parliamo del progetto di “Bio-monitoraggio delle api”, di cosa si tratta?

È sempre un progetto collegato che prevede il monitoraggio di tre siti dove sono stati inseriti degli apiari. Siamo proprio in questo periodo in fase di analisi dei risultati della prima stagione progettuale (2022). Ciascuno di questi tre siti è caratterizzato da una diversa presenza di vigneti: un’area è mista vigneto-bosco (più biodiversificata), poi c’è una area intensamente vitata ed una zona mista vigneto-seminativo. Da aprile ad ottobre, viene osservata lo stato di salute delle famiglie di api, la mortalità delle api e vengono raccolti campioni di matrici degli alveari per l’analisi dei residui di inquinanti presenti (analisi multiresiduali). Questi dati vengono confrontati con i registri dei prodotti fitosanitari utilizzati nei vigneti circostanti per evidenziare la eventuale congruenza tra gli inquinanti. Le api sono un bio-indicatore ambientale e quindi ci regalano una mappa precisa della presenza di agenti inquinanti nell’ambiente e se questi derivano dalle lavorazioni nei vigneti o meno. Inoltre consentono di individuare i trattamenti così come le operazioni colturali che potrebbero avere un impatto maggiore sulla vita delle api.

Dal punto di vista sociale, uno dei vostri obiettivi è la formazione e la crescita professionale degli operatori. Quali sono in concreto le azioni che avete programmato?

Nel corso del 2021/22 è stato predisposto, a livello di prova, un programma di formazione per gli operatori, creando un parallelo sia tra l’argomento approfondito ed il momento stagionale di sviluppo della vite, che tra quello che viene fatto a livello sperimentale e la pratica sul campo. Abbiamo duplicato i corsi nelle diverse zone della DOC e sviluppato un programma di formazione in situ ed online con diverse tematiche nel corso della stagione. È stato invitato un esperto a ciascuna di queste sessioni di approfondimento e sono stati affrontati i temi quali potatura, gestione della nutrizione, la gestione della chioma nella stagione vegetativa e dell’irrigazione. Adesso stiamo lavorando per strutturare un programma di formazione esteso dato che questa iniziativa ha avuto ottimi riscontri. Un programma in parte in presenza ed in parte online con l’approfondimento delle tematiche già viste su diversi livelli e ulteriori tematiche legate al pilastro sociale della sostenibilità (una volta conclusi i casi studio che produrranno gli output per il trasferimento agli operatori). 
I casi studio che verranno avviati riguarderanno la crescita delle competenze, i sistemi di welfare, il clima aziendale, l’integrazione di nuove figure per la gestione della sostenibilità a livello aziendale, i sistemi di supporto digitali di gestione delle segnalazioni e altri progetti in ambito sociale che riguardano comunità, dipendenti e fornitori.

Le attività del Consorzio relative alla sostenibilità economica si articolano su due livelli, a livello di azienda agricola/vigneto e a livello di denominazione. Quali sono le misure adottate, in particolare a livello di denominazione? 

Ai fini della sostenibilità economica, per l’azienda è di fondamentale importanza monitorare i costi di produzione non solo in relazione ai profitti, ma anche a quelli necessari a sostenere le azione volte all’incremento della parte ambientale e sociale. 
Infatti, al fine di poter comprendere il peso economico della sostenibilità ambientale e sociale, e, soprattutto, le azioni da intraprendere per il miglioramento, risulta necessario, quindi, “rendicontare” adeguatamente tutte le attività realizzate aziendalmente. Dal punto di vista della Denominazione, visto i volumi e i valori generati (627 mln di bottiglie e 3 mld di € di fatturato) è cruciale poter sviluppare delle analisi economiche previsionali, al fine di poter comprendere in anticipo criticità e opportunità per poter consentire al Consorzio di poter attivare, con il coinvolgimento delle Regioni e delle Organizzazioni professionali di categoria, le azioni maggiormente adeguate a perseguire l’equilibrio di mercato del prodotto tutelato. Non solo, grazie a specifici modelli econometrici, è possibili simulare diverse situazioni congiunturali, con l’obiettivo di preparare il Consorzio ad eventuali condizioni imprevedibili (vedi pandemia, conflitti bellici oppure repentini aumenti della domanda). Tenuto conto che operano nella Denominazione oltre 12.000 aziende, è di fondamentale importanza considerare anche il tipo di organizzazione presente, ovvero che tenga conto del tipo di flusso del prodotto dal vigneto alla bottiglia, al fine di poter considerare le esigenze di tutti senza discriminazioni.

Uno degli obiettivi, nel percorso di integrazione della Responsabilità Sociale intrapreso, è arrivare a una certificazione di sostenibilità territoriale (in quanto la certificazione rappresenta una garanzia agli stakeholders della sostenibilità raggiunta), basata sullo standard Equalitas, che coinvolga almeno il 60% dei vigneti della DOC Prosecco. Quali sono le tempistiche programmate per raggiungere questo macro-obiettivo e quali le azioni più urgenti?

La certificazione Equalitas è l’obiettivo più urgente per garantire agli stakeholders la validità del percorso che abbiamo già intrapreso. È un percorso virtuoso e una opportunità ma noi lo leggiamo soprattutto in ottica di necessità. Siamo nella fase operativa ed esecutiva di questo iter molto complesso con obiettivi molto elevati.
La certificazione di denominazione prevede che almeno il 60% della superficie totale sia sotto protocollo Equalitas, i requisiti riguardano solo la parte viticola, non la parte di cantina e prodotto. Tuttavia noi stiamo sviluppando anche questi aspetti, quest’anno definiremo un primo protocollo viticolo su base volontaria e stiamo lavorando con le cantine per arrivare al prodotto. Nel frattempo, arriveremo ad un primo calcolo degli indicatori ambientali di Denominazione, che ci permetterà di individuare le priorità in termini di riduzione degli impatti e definire i nostri target finali ed interim, come richiesto dagli SGDs. In questi termini, nel corso dell’anno verranno avviate le prime sperimentazioni lato vigneto per valutare le strategie di riduzione e stoccaggio del carbonio, così come per l’efficientamento dell’utilizzo dell’acqua e la salvaguardia della risorsa idrica.
Siamo in una fase di rielaborazione del processo esecutivo, abbiamo rivalutato tutti i parametri di interesse (come l’analisi di materialità) e stiamo cercando di guardare al sistema produttivo nella sua completezza.