Il G7 Agricoltura si è concluso con un documento che, nonostante tocchi temi cruciali come la sicurezza alimentare e la sostenibilità, risulta vago e privo di impegni concreti. Il testo riflette buone intenzioni, ma manca di piani operativi definiti e di soluzioni tangibili per affrontare le sfide urgenti del settore agricolo globale.
Si è concluso il 28 settembre scorso a Siracusa il G7 Agricoltura. I ministri dell’agricoltura del G7 hanno redatto un documento finale, dal titolo Comunicato dei Ministri dell’Agricoltura del G7, che, come spesso accade, sembra intrappolato in un linguaggio diplomatico e generico che punta più a fare una buona impressione che a delineare impegni concreti e misurabili.
Per carità, nessuno ormai si aspetta nulla di concreto da questo tipo di documenti e di incontri ma devo ammettere che viste le tante emergenze che sta fronteggiando il settore agricolo ovunque a livello mondiale ci si poteva aspettare qualcosa di meglio.
Le premesse ribadiscono concetti che ormai sono triti e ritriti: migliorare la sicurezza alimentare, rendere l’agricoltura sostenibile e combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, mancano obiettivi chiari o tempistiche stringenti. Il riferimento alla pesca e all’acquacoltura appare più come un tentativo di ampliare il discorso che una vera volontà di intervento mirato.
Ci sono menzioni a temi caldi, come la guerra in Ucraina, che sembrano inseriti più per mostrare solidarietà politica che per offrire soluzioni pratiche. Anche il concetto di sovranità alimentare, pur evocato dalla presidenza italiana, resta una vaga aspirazione, senza indicazioni su come raggiungerla.
La promessa di investimenti in agricoltura “responsabili” suona bene, ma cosa significa veramente? Non si capisce. Si parla di “rafforzare le politiche per una distribuzione equa del valore nelle filiere agricole”, ma anche qui manca la sostanza: nessun piano, nessuna strategia definita.
Il documento rimane il classico manifesto delle buone intenzioni, senza impegni vincolanti o piani operativi concreti. Mentre si sottolinea l’importanza della scienza, dell’innovazione e delle giovani generazioni, non si vede un reale percorso che faccia intravedere una trasformazione agricola tangibile.
In definitiva, è il solito elenco di principi nobili che lascia poco spazio alla vera azione. Un documento politico che non si sporca le mani con la complessità della realtà agricola globale.
Punti chiave:
- Documento del G7 privo di concretezza: Il Comunicato dei Ministri dell’Agricoltura del G7 è ricco di buoni propositi, ma carente di piani operativi o impegni misurabili.
- Temi generali e poco incisivi: Sicurezza alimentare, sostenibilità e cambiamento climatico vengono ripetuti senza offrire soluzioni pratiche o obiettivi chiari.
- Riferimenti politici generici: Argomenti come la guerra in Ucraina e la sovranità alimentare vengono citati ma senza suggerire azioni concrete.
- Ambiguità sugli investimenti in agricoltura: Gli impegni di “investimenti responsabili” e “distribuzione equa del valore” nelle filiere agricole rimangono vaghi e senza dettagli concreti.
- Mancanza di percorsi di trasformazione: Nonostante l’enfasi su scienza, innovazione e giovani generazioni, non sono presenti piani reali per una trasformazione tangibile dell’agricoltura.












































