Promuovere una cultura del vino sostenibile e responsabile è la missione di Wine in Moderation, che unisce il settore vinicolo globale per educare e sensibilizzare. Attraverso campagne di successo come il WiM Day e il supporto di un comitato scientifico, il movimento sostiene un consumo consapevole, in contrasto con le recenti posizioni più rigorose dell’OMS.

Wine in Moderation nasce per celebrare la cultura e la storia del vino, incoraggiando al tempo stesso i consumatori a bere vino in modo responsabile. L’associazione promuove la moderazione come valore fondamentale, con membri in tutto il mondo impegnati a sostenere questo messaggio attraverso attività di comunicazione e formazione nel corso dell’anno. 

La campagna promossa da Wine in Moderation lo scorso 8 novembre 2024 in occasione del WiM Day è “The greatest wine? The one that you will remember” ha registrato un significativo coinvolgimento su diverse piattaforme, con oltre 200 post sui social media, centinaia di likes, più di 100 stories e una vasta gamma di attività ospitate in numerosi Paesi.

Siamo rimasti incuriositi da questo movimento, in un momento storico dove gli attacchi al mondo del vino sono feroci ed istituzionalizzati, e abbiamo così interpellato il presidente dell’associazione, Sandro Sartor, che è anche presidente dell’azienda Ruffino, perchè ci raccontasse cosa sta facendo l’associazione per promuovere la cultura del bere responsabile e la posizione rispetto alle dichiarazione dell’OMS. 

Presidente, la seconda edizione di Wine in Moderation Day è stata un successo…

Siamo molto soddisfatti della risposta a questa seconda edizione del Wine in Moderation Day. L’entusiasmo dimostrato dalla comunità del vino, dai professionisti e dai consumatori, conferma l’importanza del nostro messaggio: moderazione e responsabilità sono al centro della cultura del vino e dovrebbero essere sempre ricordate. Per noi è molto importante condividere informazioni basate sulla scienza e portare avanti una comunicazione chiara nel promuovere un consumo responsabile di vino.

Quando e perché è nata Wine in Moderation?

Wine in Moderation – Art de Vivre è nata nel 2008 a Bruxelles da un progetto all’interno dell’associazione europea del mondo del vino – CEEV, COPA & COGECA & CEVI. Un programma per unire il settore vinicolo europeo e diffondere un messaggio comune di moderazione sostenuto da educazione, informazione scientifica e autoregolamentazione.

Wine in Moderation è nata per poter fornire al settore una serie di strumenti, di informazioni ed anche di educazione verso il consumo moderato. Poi, nel tempo si è sviluppata meglio. Quindi, lavorando con dei coordinatori nazionaliin quasi tutta Europa e in alcuni paesi fuori Europa, che in qualche modo distribuiscono il nostro messaggio all’interno dell’associazione di quel mercato. In Italia i coordinatori nazionali sono tre: Unione Italiana Vini, FederVini e Consorzio del Prosecco. 

Successivamente abbiamo anche allargato a delle singole aziende che sono diventate ambassador companies, non solo per il tramite delle proprie associazioni di categoria nazionali. Io sono presidente di WiM, ma anche presidente di Ruffino che è una delle aziende ambassador. Tutto ciò non bastava e ad un certo punto WiM ha sentito il bisogno di dare un fondamento scientifico al proprio messaggio. 

In che modo?

Dotandoci di un ausilio medico-scientifico. Il tema medico del consumo del vino stava diventando sempre più importante e ci pervenivano sempre più quesiti basati su nuove ricerche e pubblicazioni. Si è iniziato a leggere che il vino fa male, e ci si è messa di mezzo anche l’OMS. 

A quel punto abbiamo sentito la necessità di avere dei medici, degli scienziati, che ci aiutassero a leggere queste analisi, ci aiutassero a capire. All’interno di Wine in Moderation è stato creato il Wine Information Council, cioè un comitato indipendente di ricercatori, medici e scienziati che leggono e raccolgono tutte le ricerche che vengono pubblicate nelle riviste specializzate sul tema di alcol e salute o vino e salute. Naturalmente, parlo di ricerche serie e autorevoli e non di gossip. Ciò ci consente di dare al settore del vino una serie di informazioni che riguardano il legame tra vino e salute, ma non solo, di fornirlo anche alla politica e alle istituzioni europee con cui ci interfacciamo.  

Rispetto alle dichiarazioni dell’OMS qual è la posizione di Wine in Moderation?

Noi non siamo né medici né scienziati, ma siamo veramente dalla parte della scienza e ascoltiamo ciò che il nostro comitato di scienziati indipendenti, provenienti da tutto il mondo, ci dice. Fintanto che la scienza dice molto chiaramente che un consumo moderato di vino non ha degli effetti dannosi per la salute, noi continueremo a promuoverlo. 

Molte ricerche ci dicono che il vino non ha soltanto alcol al suo interno, ma anche tutta una serie di componenti alimentari, elementi che fanno bene alla salute e quindi si produce una sorta di “effetto neutrale”. La stragrande maggioranza delle ricerche medico-scientifiche testimoniano che esiste una curva J, ovvero il consumo moderato di vino ha un fattore di rischio più basso di quello di un astemio. 

L’OMS ultimamente ha preso una deriva molto più rigorosa: di 100 ricerche medico-scientifiche ne sceglie due o tre che dicono che invece non c’è livello safe e allarga a tutta la scienza questa posizione, ma in realtà sta rappresentando tre ricerche medico-scientifiche su 100. L’OMS sta prendendo una linea che diventa difficile da condividere.

Che azioni concrete promuovete tra gli operatori del mondo del vino?

Abbiamo avviato attività di formazione a coloro che somministrano il vino, perché lo promuovono e servono tutti i giorni ai  consumatori, quindi vogliamo che lo facciano in un modo corretto anche dal punto di vista del consumo responsabile. Per farvi un piccolo esempio: durante le degustazioni vengono fatti assaggiare anche 5, 6, 7 vini ed è chiaro che chi si alza da quella degustazione non potrebbe guidare. Noi vogliamo far in modo che che le nostre degustazioni non superino le soglie limite per comunicare un messaggio di moderazione anche in questo ambito. 

I prodotti Low alcol possono essere una soluzione? 

Non abbiamo nulla contro questa categoria, ma non è la soluzione al problema. Se esagero con questi prodotti, supero comunque il livello soglia. La soluzione del problema è l’alcol in moderazione: che sia un prodotto low alcohol o full alcohol è una scelta personale. 

Il ruolo dei produttori è importante in questo senso. Quale messaggio vuole dare al mondo del vino?

Noi crediamo che la costruzione di una cultura del vino sostenibile, quindi una cultura di vino che sia moderata e socialmente accettabile anche dal punto di vista della salute pubblica, spetti a noi produttori in primis e quindi Wine in Moderation si propone come strumento attraverso il quale il mondo del vino costruisce una cultura sostenibile del vino.


Punti chiave:

1 Promozione della moderazione e responsabilità: Wine in Moderation celebra la cultura del vino educando consumatori e operatori al consumo responsabile, supportato da solide basi scientifiche.

2 Successo del WiM Day 2024: La seconda edizione della campagna “The greatest wine? The one that you will remember” ha registrato un coinvolgimento globale con oltre 200 post social e attività in numerosi Paesi.

3 Supporto scientifico attraverso il Wine Information Council: L’associazione si avvale di un comitato indipendente di scienziati che analizzano studi sul legame tra vino e salute per garantire informazioni autorevoli e basate sulla scienza.

4 Contrasto alle posizioni rigide dell’OMS: Wine in Moderation evidenzia che il consumo moderato di vino, secondo molte ricerche, non è dannoso per la salute, promuovendo un approccio equilibrato rispetto alle linee più severe dell’OMS.

5 Ruolo dei produttori e formazione: I produttori sono fondamentali per costruire una cultura sostenibile del vino, e l’associazione promuove iniziative formative per operatori e degustatori per incentivare pratiche responsabili.