Francesco Ricasoli, figura storica del Chianti Classico, racconta l’evoluzione della denominazione tra radici profonde, innovazione e coerenza produttiva. Dal ruolo pionieristico del Barone Bettino al progetto di zonazione, il Chianti Classico emerge come un sistema di valori dinamico, guidato da una visione collettiva e da un forte legame con il territorio.
Ci sono realtà che non si limitano a produrre vino, ma contribuiscono a definire la storia di un territorio. E ci sono persone a cui si legano tappe importanti dell’evoluzione di una denominazione.
Francesco Ricasoli, alla guida del Castello di Brolio, componente storico del Consiglio d’Amministrazione del Consorzio del Chianti Classico, condivide con Wine Meridian la sua vision sull’evoluzione del Chianti Classico, con una narrazione appassionata e lucida della sua storia e dei suoi valori. Nel suo racconto il Chianti Classico non è un patrimonio da preservare, ma un sistema di valori in movimento, da comprendere, difendere e rinnovare. Con uno sguardo acuto e pragmatico, ripercorre le radici profonde della viticoltura chiantigiana, l’eredità del Barone Bettino, statista e pioniere della viticoltura moderna, fino al processo di zonazione che oggi impegna il territorio e influenza le stesse strategie di branding della denominazione.
Barone Ricasoli, in tema di narrazione del Chianti Classico pochi sono nella posizione di farlo con autorevolezza e legittimità storica. Quali sono le pietre miliari di questa storia antica e virtuosa?
“La viticoltura nel Chianti ha radici millenarie. Sulle alture sopra Gaiole sono stati trovati vinaccioli antichissimi, con un profilo genetico che non corrisponde a varietà conosciute. È la conferma che in questa terra la vite c’è sempre stata, ben prima che si cominciasse a parlare di ‘Chianti’ in senso moderno. Nel Settecento i Ricasoli esportavano vino in tutta Europa, sia sfuso che imbottigliato, un’attività che si intensifica con l’Unità d’Italia e la rivoluzione dei trasporti.
Il vero spartiacque è però l’Ottocento, con la figura di Bettino Ricasoli. Dopo un lungo viaggio di studio nelle principali regioni vitivinicole francesi, Ricasoli applica un metodo rigoroso di ricerca e sperimentazione nella tenuta di Brolio. Sviluppa un’intensa attività epistolare e scientifica con il professor Cesare Studiati, medico e scienziato, che culmina nella celebre lettera del 26 settembre 1872, in cui descrive la formula del ‘vino perfetto’: uso prevalente del Sangiovese, integrazione di Canaiolo e, solo per i vini di pronta beva, un tocco di Malvasia bianca: un’intuizione di straordinaria modernità, che anticipa di oltre un secolo il dibattito sulle varietà e l’identità del Chianti Classico.
Era già chiaro allora che per i vini destinati all’invecchiamento le uve bianche erano superflue. Ma all’epoca, per ragioni pratiche, i vigneti erano spesso promiscui, con diverse varietà mescolate. Impossibile pretendere che i piccoli produttori rinunciassero a una parte del raccolto”.
Come si arriva dal lontano 1872 al Chianti Classico di oggi?
“Nel corso del Novecento il nome ‘Chianti’ subisce un progressivo indebolimento semantico: viene usato ovunque, anche fuori dal territorio storico, fino a diventare sinonimo di prodotto generico. È in questo contesto che, nel 1924, trentatré produttori fondano il Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti. Proprio lo scorso anno il Consorzio ha infatti festeggiato i suoi primi 100 anni. Questo momento segna la nascita del primo consorzio vitivinicolo italiano. Tra i fondatori c’era anche Luigi Ricasoli, mio nonno; da allora la nostra famiglia e la nostra azienda non hanno mai smesso di essere parte attiva nella costruzione del futuro del Chianti Classico. Personalmente sono da venticinque anni membro del Consiglio di Amministrazione, e la nostra azienda è tra i maggiori detentori di ettari all’interno della denominazione.
Nell’ultimo decennio la denominazione Chianti Classico ha rafforzato il proprio posizionamento: l’introduzione della Gran Selezione ha contribuito a definire una fascia premium che oggi copre una parte ragguardevole del fatturato complessivo. Il Consorzio ha guidato il processo di definizione delle Unità Geografiche Aggiuntive che sta ulteriormente rafforzando il legame tra il vino e il suo territorio di origine. L’affermazione del Gallo Nero ha comportato negli anni una dinamica immobiliare con quotazioni del territorio in rialzo, che seguono la valorizzazione del brand territoriale.
In Chianti Classico si ha la chiara percezione della necessità di fare sistema: serve coerenza, serve visione e serve coraggio; ma soprattutto un lavoro collettivo, e in questo il ruolo del Consorzio è decisivo. E’ abbastanza evidente che da soli non si fa nulla”.
Che ruolo ha avuto Castello di Brolio nella evoluzione della denominazione?
“Un contributo che credo importante alla crescita qualitativa della denominazione è stato il progetto di zonazione da noi avviato in collaborazione con il CREA. Siamo stati tra i primi a investire seriamente in questa direzione. Già con la vendemmia 2007 abbiamo prodotto cru di Sangiovese in purezza che si differenziano esclusivamente per la matrice pedologica dei vigneti. La ratio della istituzione delle UGA è proprio questa: valorizzare la diversità territoriale, storica e identitaria e accrescere la trasparenza per il consumatore.
Un approccio scientifico, rigoroso, che ha avuto risonanza tra critica e mercato, che ha già rafforzato l’identità dei singoli comuni, contribuendo alla crescita qualitativa e comunicativa della denominazione. Su questo aspetto, proprio grazie al lavoro svolto sulla zonazione, ci è stato riconosciuto un ruolo di propulsori da parte dei diversi attori della denominazione”.
Punti chiave:
- Il Chianti Classico è un sistema di valori in evoluzione, non un patrimonio statico;
- Bettino Ricasoli fu un pioniere della viticoltura moderna: sua la formula del “vino perfetto” ancora oggi rilevante;
- Il Castello di Brolio ha avuto un ruolo guida nella zonazione, valorizzando le differenze pedologiche e identitarie dei cru di Sangiovese;
- Il Consorzio del Chianti Classico è fondamentale per rafforzare l’identità territoriale e affrontare sfide comuni;
- Le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) stanno ridefinendo il legame tra vino e territorio, aumentando trasparenza e valore percepito.












































