Dal 31 ottobre al 4 novembre 2025, Napa, Sonoma e Lodi hanno ospitato il “Meeting of the Minds” organizzato dall’Old Vine Conference. L’evento ha riunito viticoltori, scienziati e comunicatori per trasformare le vecchie vigne da eredità del passato a strategia concreta contro la crisi climatica. L’Italia protagonista con casi studio di eccellenza.

Napa, Sonoma e Lodi. Tre cuori pulsanti della viticoltura californiana hanno ospitato, dal 31 ottobre al 4 novembre 2025, un evento che trascende la semplice conferenza tecnica: il “Meeting of the Minds”. Organizzato da The Old Vine Conference (OVC), associazione non-profit globale dedicata alla tutela del patrimonio viticolo vivente, in partnership conZAP (Zinfandel Advocates & Producers) il vertice ha riunito viticoltori, scienziati e comunicatori per trasformare la celebrazione delle “old vines” in una strategia concreta per il futuro del settore.

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Jancis Robinson MW e Paul Draper

Non si è trattato di una nostalgica rievocazione del passato, ma di un confronto serrato su temi cruciali: dalla resilienza climatica alla sostenibilità economica delle aziende agricole. La presenza di figure iconiche come Jancis Robinson MWPaul Draper di Ridge Vineyards ha sottolineato l’urgenza di un movimento che oggi vede l’Italia in prima linea, non più solo come custode di tradizioni, ma come attore proattivo in un network internazionale.

Un movimento globale: oltre la nostalgia

Joel Peterson e Michèle Shah
Joel Peterson e Michèle Shah

Il programma si è snodato attraverso sessioni che hanno toccato i nervi scoperti della viticoltura moderna. Se la storia è stata il punto di partenza, con interventi come quello di Joel Peterson sulla storia dei vecchi vigneti della California, il focus si è rapidamente spostato sulla vitalità economica e ambientale. La conferenza ha evidenziato come le vecchie vigne non siano solo monumenti, ma asset fondamentali per la “climate readiness”.

Laura Catena
Laura Catena

Esperti internazionali hanno portato testimonianze diversificate: Dr. Laura Catena dall’Argentina ha mostrato come la scienza possa elevare il valore dei terroir storici, “Al Catena Institute usiamo la scienza non per cambiare la natura, ma per preservarla. Quando si estirpa una vite, non si uccide solo la pianta: si sconvolge un intero ecosistema fatto di microbi, uccelli e persone. Le vecchie vigne, con la loro longevità e diversità genetica, sono testimonianze vive di resilienza, cultura e tradizione. Proteggerle significa difendere non solo il vino, ma un patrimonio culturale e umano che arricchisce chi lo coltiva e chi lo sceglie.” — Dr. Laura Catena, medico di pronto soccorso, PhD in biologia, quarta generazione Catena Zapata e fondatrice del Catena Institute of Wine

Rosa Kruger
Rosa Kruger

Mentre Rosa Kruger ha condiviso l’esperienza sudafricana dell’Old Vine Project, nato per documentare e salvare vigneti a rischio di estinzione, ha ricordato come nel 2016 il progetto sia stato ufficialmente lanciato, segnando una svolta nella valorizzazione del patrimonio viticolo del Paese. In meno di due anni è nato il marchio “Certified Heritage”, una certificazione pionieristica che autentica i vini provenienti da vigne con oltre 35 anni di età — la prima e tuttora unica al mondo.

Più che un semplice sigillo, è diventato un nuovo linguaggio commerciale, capace di valorizzare economicamente il lavoro nei vecchi vigneti e di creare una categoria riconoscibile nel mercato globale del vino.

Grazie a un accurato archivio di dati d’impianto, il “Certified Heritage” ha restituito alle vecchie vigne dignità e futuro, trasformandole da reliquie del passato a beni culturali viventi.

Come osserva Kruger, “le vecchie vigne non solo insegnano nuovi modi di lavorare a chi le cura, ma sono anche un prezioso barometro nel contesto della crisi climatica”.

L’obiettivo comune è chiaro: passare dalla “legacy” (eredità) alla “lifeline” (ancora di salvezza) per il settore.

Dal patrimonio alla valorizzazione: l’Old Vine Registry come ponte tra storia e mercato

Un momento centrale è stato il dibattito sulla viabilità commerciale, moderato da Alder Yarrow dell’Old Vine Registry, che ha posto l’accento su una verità scomoda ma necessaria: per salvare le vecchie vigne, i loro vini devono essere riconosciuti e pagati il giusto prezzo dal mercato. L’Old Vine Registry, infatti, fornisce l’identità e la storia dei vigneti di vecchie vigne, mentre Wine-Searcher ne rappresenta l’accesso commerciale, consentendo di individuare e acquistare i vini prodotti da quei vigneti tramite una funzione di ricerca dedicata collegata a ciascuna scheda. In questo modo, l’OVR diventa anche una risorsa preziosa per promuovere e sostenere economicamente le aziende che custodiscono vecchi vigneti, aiutando i consumatori a scoprire e i produttori a valorizzare e monetizzare i vini provenienti da queste straordinarie fonti di patrimonio viticolo.

L’Italia protagonista: “Leading with Legacy”

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Produttori Italiani presenti al Meeting of the Minds California

La delegazione italiana ha giocato un ruolo da protagonista, portando casi studio concreti di come il patrimonio storico possa diventare motore di innovazione e posizionamento di mercato. Nella masterclass dedicata, intitolata significativamente “Leading with Legacy: Italy’s pioneering path to premiumisation“, sono emerse le esperienze di diverse regioni vinicole d’eccellenza.

Marco Giordano, Managing Director di Vinchio Vaglio, ha illustrato il lavoro della cooperativa piemontese nella gestione di 470 ettari, inclusi preziosi appezzamenti di Barbera vecchia, dimostrando come la cooperazione possa essere uno strumento efficace di tutela. 

“È stato un meeting costruttivo in cui abbiamo avuto occasione di condividere i diversi punti di vista di chi come noi crede nella difficile missione di continuare a proteggiere le vigne vecchie. Presentare Vinchio Vaglio e i nostri vini in una cornice cosi importante è stato un onore e non vediamo l’ora di partecipare al prossimo!” dichiara Marco Giordano, Managing Director di Vinchio Vaglio.

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Produttori Italiani presenti al Meeting of the Minds California

Andrea Farinetti ha portato la voce di Borgogno, storica cantina di Barolo che ha saputo coniugare il ripristino di metodi tradizionali con una visione biologica e sostenibile, sottolinendo come lavorare con le vecchie vigne significhi proteggere la biodiversità e preservare le genetiche storiche. «Prediligo la selezione massale per non perdere la ricchezza dei cloni storici», spiega Farinetti, «così da esaltare la diversità dei vini ed evitare la standardizzazione. Le radici profonde regolano naturalmente la produzione, aiutano le piante a resistere meglio alle siccità e conferiscono tannini più morbidi e compatti». Il suo approccio unisce rispetto del terroir, sostenibilità e valorizzazione della biodiversità viticola.

Dal Veneto, Domenico Veronese di Villa Bogdano 1880 ha condiviso il suo progetto di restauro conservativo di un patrimonio viticolo antico.  “Abbiamo avuto il piacere di discutere di come la conservazione delle vecchie vigne non contribuisca solo alla sostenibilità ambientale e al rafforzamento della biodiversità, ma anche di come, riconosciute come una categoria di qualità superiore, possano diventare economicamente sostenibili” ha dichiarato Veronese. 

Dal Sud Italia, Viviana Malafarina di Basilisco (gruppo Tenute Capaldo) ha portato l’esempio concreto di come l’Aglianico del Vulture possa essere valorizzato attraverso la cura dei vigneti storici e l’impiego di metodi tradizionali.

“Per Malafarina, l’agricoltura rappresenta l’espressione più autentica di una comunità: un sapere che affonda le proprie radici nella terra d’appartenenza e che evolve insieme alle persone, al clima e alle condizioni di vita. Trasmettere la tradizione adattandola ai tempi, sostiene, significa custodire nel modo più alto un paesaggio, una cultura e un territorio.”

Queste esperienze hanno confermato che l’Italia non solo possiede un patrimonio inestimabile, ma sta sviluppando le competenze gestionali e di marketing per renderlo un vantaggio competitivo durevole.

Il ponte tra i due mondi: Primitivo e Zinfandel

Uno dei momenti più emblematici della connessione tra Vecchio e Nuovo Mondo è stato l’intervento di Gregory Perrucci di Agricola Felline durante la sessione dedicata allo Zinfandel. Perrucci, figura chiave nella rinascita del Primitivo di Manduria, ha incarnato il legame storico e genetico – confermato dagli studi di UC Davis – tra il vitigno pugliese e la sua controparte californiana.

“Anche se il settore del vino oggi affronta tempi difficili, dobbiamo restare uniti. Il vino non nasce solo dalla natura: porta con sé storie straordinarie. Zinfandel e Primitivo, con le loro vecchie vigne ancora vive, sono una testimonianza unica di un patrimonio culturale ricco e vitale”. Gregory Perrucci

Nel suo intervento, Perrucci ha toccato corde profonde, ricordando le radici comuni: “La storia del Primitivo di Manduria è fantastica perché siamo arrivati dalla Croazia, di sicuro. All’inizio era chiamato Zagarese… perché veniva da Zagabria, a causa della grande immigrazione dall’altra parte dell’Adriatico nel XVII secolo”.

Ha poi offerto una potente metafora sulla resilienza di queste viti, capaci di sopravvivere in terreni poveri e sabbiosi, resistendo a tutto: “Questo Primitivo è il più resistente a tutto, ai cambiamenti politici, ai cambiamenti climatici, a tutto. E produce ancora vini fantastici. Quando mi chiedono di parlare di questo vino, dico: avete mai visto il Mosè di Michelangelo a Roma? È una statua enorme ma con proporzioni perfette. E questa, secondo me, è l’espressione di questo vino”.

Guardando al futuro, Perrucci ha condiviso un progetto visionario che sfida le convenzioni moderne: “Abbiamo acquistato un ettaro e mezzo su sabbia e stiamo provando a reimpiantare viti a piede franco. Saremo i primi nella regione e spero che nel prossimo secolo saranno celebrate come Old Vines”.

L’eredità delle vecchie vigne: Stag’s Leap e il futuro della tradizione di Napa Valley

Markus Notaro Winemaker Stag's Leap Napa
Markus Notaro

Stag’s Leap, divenuta leggendaria dopo il “Judgment of Paris” del 1976, quando il suo Cabernet Sauvignon sconfisse i grandi Bordeaux portando Napa Valley sulla mappa mondiale del vino, segnò una svolta decisiva per l’enologia americana, dimostrando che i produttori del Nuovo Mondo potevano eguagliare – e persino superare – le grandi tenute francesi. Oggi di proprietà dei Marchesi Antinori, la cantina ha invitato delegati e stampa a una degustazione verticale storica del suo iconico Cabernet Sauvignon. “Il dialogo sull’eredità delle vigne più antiche della California e sulla loro influenza nei vini della regione è particolarmente significativo per Stag’s Leap Wine Cellars, mentre ci avviciniamo al 50° anniversario del Judgment of Paris nel 2026. Siamo entusiasti di condividere presto il prossimo capitolo della nostra storia,” ha dichiarato l’enologo Marcus Notaro.

L’impatto degli immigranti: il Vecchio Mondo nel cuore di Napa, Sonoma e Lodi

Tegan Passalacqua, enologo di Turley Wine Cellars e co-fondatore della Historic Vineyard Society, ha condiviso la sua visione sull’importanza di preservare i vigneti storici della California. La Historic Vineyard Society si dedica a documentare e proteggere tutti i vigneti con più di 50 anni in tutto lo stato. Passalacqua ha sottolineato il ruolo fondamentale degli immigrati italiani negli anni 1880 nella creazione dei vecchi vigneti di Napa, Sonoma e Lodi, insieme ad alcuni contributi di tedeschi e portoghesi, ricordando che questi pionieri hanno plasmato la cultura del vino della regione molto prima del Proibizionismo. Sebbene il Zinfandel—varietà originaria della Croazia—domini questi siti storici, l’influenza italiana resta centrale per la sopravvivenza e l’eredità di questi vigneti. Le “vecchie vigne” non rappresentano solo l’età, ma anche un valore culturale e storico, che collega la vinificazione odierna della California alla ricca eredità degli immigrati. Passalacqua è anche membro del consiglio della Napa Valley Wine Library e tiene regolarmente seminari di approfondimento.

Turley Wine Cellars, fondata negli anni ’70, è rinomata per la sua attenzione al Zinfandel e al Petite Sirah di vecchie vigne, valorizzando vigneti storici e producendo vini che riflettono il patrimonio e la diversità dei vigneti storici californiani.

Tra i vari produttori italiani presenti alla degustazione Old-Vine Gala Tasting, Isidoro Vaira di G.D. Vajra ha commentato: “L’Old Vine Conference è il luogo in cui il vignaiolo custodisce un patrimonio di gesti, osservazioni e cultura legato alla vecchia vite e al futuro della viticoltura mondiale, un patrimonio che va comunicato a chi sceglie una bottiglia, sia dalla carta dei vini sia in enoteca”.

 Meeting of the Minds 2025 si è chiuso con la consapevolezza che la tutela delle vecchie vigne non è un esercizio di stile, ma una necessità agronomica ed economica. Tra degustazioni a Lodi e visite ai vigneti storici di Sonoma, l’evento ha consolidato una rete globale di custodi della terra: un movimento ormai globale e inarrestabile, con l’Italia, le sue storie di resilienza e la sua straordinaria biodiversità, saldamente al centro di questa rivoluzione che guarda al passato per garantire il futuro del vino di qualità.

A suggellare questa visione, Sarah Abbott MW, co-fondatrice dell’Old Vine Conference, ha ricordato che “l’agricoltura è la radice di ogni cultura e la parte nascosta della magia del vino”. Parlare di vecchie vigne, ha spiegato, apre prospettive su comunità resilienti e diverse, biodiversità e catena del valore. E ha concluso ringraziando i produttori e i ricercatori da tutto il mondo: “La diversità delle vecchie vigne racconta una storia condivisa di lotta, legami, trascendenza e artigianalità”.

Lista aziende vinicole Italiane associate al OVC con vini presenti al Old-Vine Gala Tasting

  • Vinchio Vaglio – Piemonte
  • Villa Bogdano 1880 – Veneto
  • Giacomo Borgogno e Figli – Piemonte 
  • G.D. Vajra – Piemonte 
  • Malvirà – Piemonte
  • Guia – Veneto 
  • Feudi di San Gregorio – Campania 
  • Casale del Giglio – Lazio 
  • San Leonardo – Trentino Alto Adige
  • Sassotondo – Toscana
  • Fibbiano – Toscana
  • Col d’Orcia – Toscana
  • Agricola Felline Accademia dei Racemi – Puglia (associato ZAP)

Michèle Shah, Ambasciatrice Regionale per l’Italia dell’Old Vine Conference dal 2021, ha ricevuto il premio Old Vine Hero 2025 per Comunicazione e Formazione. Grazie al suo lavoro, ha promosso il patrimonio delle vecchie vigne italiane, organizzando eventi, guidando visite in vigneto e sensibilizzando il pubblico nazionale e internazionale sulla resilienza, l’eredità e la qualità dei vigneti storici. Contact micheleshah@gmail.com https://www.oldvines.org/


Punti chiave

  1. Old Vine Conference in California riunisce esperti mondiali per discutere resilienza climatica e sostenibilità economica delle vecchie vigne.
  2. L’Italia protagonista con delegazione d’eccellenza: Vinchio Vaglio, Borgogno, Villa Bogdano 1880, Basilisco e Felline presentano casi studio concreti.
  3. Old Vine Registry e Wine-Searcher collaborano per dare identità commerciale ai vigneti storici e garantire giusto prezzo ai produttori.
  4. Primitivo e Zinfandel uniti dal legame genetico: Gregory Perrucci racconta la storia comune e annuncia reimpianto a piede franco.
  5. Certificazione “Certified Heritage” del Sudafrica: primo marchio mondiale che autentica vini da vigne oltre 35 anni d’età.