L’Italia si conferma leader europeo nel biologico con un mercato da 5,7 miliardi di euro. La superficie bio copre il 19,8% della SAU, mentre il vino biologico cresce nell’export. Il consumo interno è in espansione, nonostante prezzi elevati e certificazioni rigorose. Germania, Scandinavia e Stati Uniti trainano la domanda di vini bio italiani.

In un contesto economico segnato da incertezze e tensioni globali, le scelte dei consumatori italiani si rivelano sempre più ponderate e orientate alla qualità. Con un’inflazione ancora elevata (+2,2% sui beni alimentari a dicembre 2024) e una retribuzione media stagnante da oltre vent’anni, le famiglie selezionano con attenzione i prodotti da mettere nel carrello.

Eppure, nonostante le difficoltà, il biologico continua a conquistare terreno, confermandosi un pilastro solido del mercato agroalimentare italiano. Nel 2024, la superficie agricola dedicata al bio ha toccato i 2,46 milioni di ettari (+4,6% sul 2023), consolidando la leadership dell’Italia con un’incidenza del 19,8% sulla SAU nazionale, ben al di sopra della media europea del 9,6%. Anche il numero di operatori certificati bio è in crescita, con oltre 94.500 realtà impegnate nella produzione sostenibile.

Un mercato che vale 5,7 miliardi di euro e che continua a crescere (+4,5% sul 2023), spinto da una domanda sempre più consapevole. La GDO resta il canale principale di acquisto, con supermercati e ipermercati che catalizzano il 64,7% delle vendite, seguiti dai discount (16,2%). La spinta verso il bio non è solo una questione di salute, ma anche di valori: sicurezza alimentare, sostenibilità e rispetto dell’ambiente sono i driver principali di questo cambiamento.

Il settore vinicolo non fa eccezione a questa rivoluzione verde. La viticoltura biologica italiana ha conosciuto una crescita impetuosa, con un aumento del 68% della superficie certificata bio dal 2010 ad oggi. Oggi, oltre il 20% dei vigneti italiani è gestito secondo i principi del biologico, con la Sicilia a guidare la classifica delle regioni più virtuose.

Tuttavia, se la produzione cresce, il consumo interno è ancora un terreno da esplorare. Nella grande distribuzione, il vino biologico pesa appena per l’1,2% sui volumi venduti. Una percentuale ancora contenuta, ma in ascesa, grazie a un pubblico sempre più attento e alla volontà di scoprire vini autentici, rispettosi del territorio e della natura.

Ma è all’estero che il vino bio italiano trova la sua consacrazione. Nel 2023, le esportazioni hanno toccato quota 626 milioni di euro, rappresentando il 19% dell’export totale di prodotti biologici. Germania, Scandinavia e Stati Uniti sono i mercati di riferimento, dove la richiesta di vini certificati continua a salire.

La certificazione biologica impone, però, vincoli severi, aumentando i costi di produzione. Inoltre, il prezzo medio dei vini bio, più elevato rispetto ai convenzionali, può rappresentare un ostacolo per una fascia di consumatori ancora restia al cambiamento.

Il futuro del vino biologico italiano appare comunque luminoso: le proiezioni parlano di un mercato globale che potrebbe raggiungere i 25 miliardi di dollari entro il 2030, con una domanda in costante crescita.


Punti chiave

  • Italia leader del mercato biologico con 5,7 miliardi di euro e il 19,8% della superficie agricola certificata.
  • Vino biologico in crescita: il 20% dei vigneti italiani è bio, ma il consumo interno resta limitato.
  • Esportazioni di vino bio a 626 milioni di euro, con Germania, Scandinavia e Stati Uniti tra i principali mercati.
  • Grande distribuzione guida gli acquisti bio con il 64,7%, seguita dai discount con il 16,2% delle vendite.
  • Sfide per il vino bio: certificazioni severe, costi di produzione elevati e prezzi più alti per i consumatori.