Da circa tre mesi Stefano Sequino riveste il ruolo di direttore del Consorzio Tutela Vini DOC Delle Venezie. Gli abbiamo dato un po’ di tempo per “acclimatarsi” ad un ruolo decisamente complesso come quello di dirigere il Consorzio della seconda denominazione più estesa del nostro Paese, che riunisce gli operatori della filiera produttiva di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, territorio che conta 27.000 ettari vitati potenzialmente destinati alla DOC delle Venezie per una produzione di 250 milioni di bottiglie/anno.

Con quale spirito si è approcciato a dirigere quello che è considerato il Consorzio della denominazione più ampia e “complessa” del nostro Paese?

Non è soltanto l’ampiezza del territorio viticolo ma soprattutto il ruolo che la Doc Delle Venezie rappresenta nell’ambito del sistema Pinot Grigio del Nord-Est Italia: una denominazione di origine da 250 milioni di bottiglie che risente delle scelte produttive e commerciali di altre 20 DOC che – in Veneto, Friuli Venezia Giulia e nella Provincia di Trento – presentano un areale geografico in parte coincidente. Per questo credo che l’approccio più corretto sia quello della collegialità e della responsabilità, con l’obiettivo di condividere strumenti di governo dell’offerta e strategie che possano contribuire a rafforzare, sia pure nel rispetto delle peculiarità territoriali, un sistema coordinato Pinot Grigio del Triveneto.

In relazione ai dati che avete a disposizione come si può giudicare l’anno da poco concluso per il Pinot Grigio delle Venezie?

Nonostante le difficoltà causate dall’incremento dei costi, dalla situazione geopolitica e da un rallentamento di mercato, il 2023 si è chiuso comunque positivamente per la Doc Delle Venezie, con quasi 5 milioni di bottiglie in più sul mercato rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 1.600.000 ettolitri imbottigliati durante l’anno. Anche il dato delle giacenze è positivo, considerando una minore disponibilità di vino ottenuto nelle precedenti annate – pari a -7% rispetto alla rilevazione al 1° gennaio 2023, che vale poco più di un mese di imbottigliamento – indicatore che va di pari passo con l’inizio degli imbottigliamenti della nuova stagione produttiva, testimoniato dall’utilizzo, a fine dicembre 2023, di oltre 83 mila ettolitri di vino ottenuto dalla corrente campagna. I dati rilevati da Triveneta Certificazioni testimoniano tra l’altro un andamento del primo bimestre 2024 incoraggiante, in continuità con i numeri rilevati a fine anno scorso.

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Siamo in una fase di mercato molto complessa anche per il settore vitivinicolo e sembra vi sia anche un certo pessimismo per il prossimo futuro. Quali le vostre valutazioni rispetto all’andamento attuale e alle prospettive future?

In termini generali l’andamento di alcuni indicatori deve sollecitare a mio parere delle riflessioni di sistema. Calano progressivamente i consumi, dato ormai strutturale, ma soprattutto cambiano le abitudini di consumo. Cresce l’attenzione del consumatore per la sostenibilità, non soltanto ambientale ma anche sociale, e gli aspetti salutistici che oggi, unitamente agli altri fattori di scelta come la territorialità e il vitigno, condizionano la domanda di mercato. In questo contesto, nonostante la complessità del mercato, credo siano buone le prospettive per il Pinot Grigio Delle Venezie, tenendo conto delle caratteristiche di freschezza e versatilità, provvisti anche di una moderata gradazione alcolica, caratteristiche che vanno incontro ai modelli di scelta dei consumatori, soprattutto in riferimento dei giovani consumatori, che sempre più spesso cercano vini più facili e adatti a tutte le occasioni di consumo.

Il Pinot Grigio rappresenta una varietà strategica per l’economia vitivinicola del nostro Paese e il Triveneto di fatto detiene gran parte di questo patrimonio. Quali dal vostro punto di vista le azioni più importanti da avviare o quali quelle da consolidare per aumentare il valore di questa importante tipologia di vino?

La promozione è un’attività certamente da consolidare per poter trasferire a professionisti, buyer, stampa e consumatori i punti di forza del Pinot Grigio Delle Venezie. Si è chiusa proprio pochi giorni, con grandi soddisfazioni in termini di affluenza e livello di interesse, Wine Paris 2024 e su questa strada occorre lavorare – nei mercati maturi come Nord America, Regno Unito e Germania ma anche in quelli emergenti – per trovare spazi di racconto e di valorizzazione della denominazione e del territorio. Rimangono poi essenziali a mio parere le misure di gestione dell’offerta previste dalla legge 12 dicembre 2016, n. 238, c.d. Testo unico del vino, utili per sollecitare, oltre alle politiche di incremento del valore – che comunque hanno fornito concreto riscontro in tal senso – anche una rimodulazione della produzione utile per raggiungere un auspicato equilibrio tra domanda e offerta. Un aspetto da non sottovalutare quando si parla di valore è poi l’utilizzo del contrassegno di Stato su tutte le confezioni di Pinot Grigio Delle Venezie poste in commercio, senza dubbio un elemento in grado di fornire maggiori garanzie di tracciabilità e di reputazione sui mercati.

Il Pinot Grigio del nostro Paese continua ad avere un ottimo successo fuori dai nostri confini mentre i nostri consumatori non sembra lo apprezzino particolarmente. Avete immaginato iniziative in grado di aumentare l’appeal del Pinot Grigio anche all’interno del mercato italiano?

Allo stato attuale il Pinot Grigio Delle Venezie si conferma una Doc fortemente proiettata all’estero e la quota di mercato a livello nazionale copre, rispetto al totale dei volumi commercializzati, solo pochi punti percentuale. Tra gli obiettivi del Consorzio c’è quindi la volontà di rafforzare il mercato interno, per valorizzare nel territorio un prodotto che qui è nato e che rappresenta l’85% del Pinot Grigio italiano e circa il 43% del Pinot Grigio mondiale. Per questo motivo, in occasione del prossimo Vinitaly, oltre alla presenza in fiera, è prevista una maggiore presenza in città a Verona durante il Vinitaly and the City così come altri eventi e collaborazioni con l’obiettivo di consolidare il mercato italiano.

All’interno del vostro Consorzio convivono diverse anime, decisamente eterogenee tra di loro. Questo rappresenta per certi aspetti anche un valore aggiunto ma come riuscire a fare convivere in modo efficace tutte queste diversità?

Ogni Consorzio rappresenta per propria natura tutte le categorie della filiera sebbene nel caso del Pinot Grigio Delle Venezie, la più grande Doc italiana, si aggiunge l’ampiezza territoriale sulle due Regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e sui territori viticoli della Provincia autonoma di Trento. Un’articolazione complessa che tuttavia rappresenta un valore aggiunto da tutelare perché in grado di condividere obiettivi comuni e di proseguire nell’opera di sviluppo e di valorizzazione del Pinot Grigio Delle Venezie.