Nonostante la concordanza generale sulla crescita del wine business, le previsioni sul mercato del vino risultano contraddittorie e spesso confuse. Questo articolo analizza in dettaglio i dati di diversi osservatori internazionali, evidenziando le forti discrepanze e le incertezze su segmenti come i vini sostenibili e no/low alcol, ancora lontani dalla massa critica.

Fare previsioni sull’evoluzione del mercato del vino è una specie di superenalotto. Puoi mettere qualsiasi numero nella speranza di azzeccarci.

Questa sensazione mi è emersa andando a spulciare i dati previsionali di alcuni osservatori di mercato che hanno fatto emergere un quadro a dir poco confusionario con numeri che sembrano più sparati a casaccio che frutto di un criterio analitico affidabile.

Ma, se sui dati previsionali si può anche concordare che in una fase così complessa e anomala risulta molto difficile comprendere quali potrebbero essere le prospettive future del mercato del vino, quello che risulta tutt’oggi inconcepibile è che anche i dati attuali di partenza siano così discordanti tra di loro.

Cerco di fare qualche esempio:

  • Grand View Research evidenzia che nel 2024 l’industria del vino a livello mondiale ha maturato un fatturato di oltre 515 miliardi di dollari e per il 2030 prevede possa raggiungere gli 812,9 miliardi di dollari Usa (con un cagr dell’8,1% tra il 2025 e il 2030);
  • Secondo Data Bridge Market Research, il valore del mercato del 2024 è stato invece di 397,6 miliardi di dollari e per il 2032 prevede aumenti a 545,4 miliardi di dollari (in questo caso il cagr si dimezza a 4,03% rispetto alla previsione precedente).
  • Grandi differenze le evidenzia anche Businesswire Research & Markets che parte dai circa 385 miliardi di dollari attuali ai 528 miliardi del 2030;
  • MarkNtel Advisors parte da 336 miliardi di dollari per arrivare ai 462,2 miliardi del 2030.

Se ci fidiamo di più del noto osservatorio di Statista vediamo che si allinea su un cagr da qui al 2030 non superiore al 4%, passando dai 340 miliardi attuali ai 450 entro il 2030.

Ho cercato poi di vedere se c’erano le medesime differenze andando a guardare alcuni segmenti produttivi come i vini sostenibili (biologici) e quelli no e low alcol e ho scoperto alcune cose interessanti.

Innanzitutto, che al di là dei dati diversi, il vino “sostenibile” nel 2024 ha registrato un fatturato di poco più di 11 miliardi di dollari Usa (non ci sono particolari differenze tra i diversi osservatori) e, quindi, allo stato attuale questo segmento produttivo rappresenta solo il 2,75% del valore complessivo del mercato vinicolo globale (ho considerato una media di 400 miliardi di dollari).

Un dato che, francamente, immaginavo decisamente più elevato. E, se andiamo a guardare le previsioni, quasi tutti gli osservatori concordano in un cagr di crescita da qui al 2030 di circa il 10%, che porterebbe ad un valore vicino ai 21,5 miliardi di dollari Usa.

Un aumento sicuramente importante, ma che comunque non stravolge lo scenario complessivo del mercato del vino, che vede anche nel futuro una stragrande maggioranza di vino “convenzionale”. E questo a dimostrazione che bisogna stare molto attenti anche quando si prefigurano scenari futuri caratterizzati solo da vini sostenibili.

Un’ultima osservazione riguarda i vini no e low alcol di cui tanto si discute in questo periodo.

Anche su questo fronte vi sono grandi differenze sia sui dati iniziali, ma soprattutto, su quelli di prospettiva.

Secondo Fact.MR, ad esempio, il valore attuale di questa tipologia di vini è di circa 2,57 miliardi di dollari e con una previsione che possa raggiungere i 7,64 miliardi entro il 2035 (cagr 10,4%); dati simili anche per Global Growth Inside che però prevede che gli oltre 7 miliardi di dollari i vini low e no alcol li possano raggiungere entro il 2032. 

Leggermente più prudente Statista che parte sempre dai circa 2,5 miliardi attuali e prevede il raddoppio entro il 2030.

Leggi anche: Vini dealcolati: dal disinteresse all’ossessione

Leggendo tutta questa ridda di numeri la prima cosa che viene in mente è che purtroppo i dati di mercato del vino continuano ad essere vaghi e non esistono osservatori economici di settore in grado di dare certezze al riguardo.

Se poi ci spostiamo sulle previsioni la situazione peggiora ulteriormente e sembra di entrare più nel campo dell’astrologia più che in quello dell’economia.

L’unica cosa chiara che emerge leggendo tutte queste fonti (ne ho selezionate quattro o cinque ma vi assicuro che sono decine e decine) è che un business assolutamente profittevole è quello della società di analisi e previsioni dei mercati del vino e basta andare a leggere i compensi che richiedono per i loro report per comprenderlo.

Però, se vogliamo guardare le cose con un occhio più ottimistico, il fatto che tutti questi osservatori, tra quelli più noti e quelli meno, concordino che il wine business crescerà nel prossimo quinquennio, allora dovremmo seriamente provare ad avere meno paura e a credere di più alle potenzialità di sviluppo del nostro amato vino.


Punti chiave

  1. Le previsioni di crescita del mercato del vino divergono in modo sconcertante tra i principali osservatori.
  2. Il segmento dei vini sostenibili rappresenta solo il 2,75% del valore del mercato globale.
  3. I vini no-low alcol restano una nicchia con stime di crescita incerte.
  4. I dati di partenza del mercato risultano discordanti, non solo le proiezioni future.
  5. Cresce il business delle analisi di mercato, ma manca una vera autorevolezza nel settore vitivinicolo.