Nel cuore della Franciacorta, l’Azienda Cavalleri introduce un innovativo progetto agroforestale su un vigneto di Chardonnay. Con l’obiettivo di creare un ecosistema resiliente, l’azienda integra alberi e piante selezionati per proteggere le viti dai cambiamenti climatici. Una visione lungimirante che coniuga sostenibilità, qualità delle uve e rispetto per il territorio.

Erbusco, nel cuore della provincia di Brescia, è la culla della Franciacorta e la sede del Consorzio per la sua tutela. Qui si trova anche l’Azienda Agricola Cavalleri, una realtà storica che abbraccia 40 ettari di vigneti immersi in un terreno morenico ricco di sabbia e ciottoli. Un microclima unico rende questa terra ideale per la creazione di vini che raccontano la storia e il carattere del territorio. Francesco Franzini, direttore di Cavalleri insieme a Diletta Nember, ha spiegato come la l’azienda sta affrontando la sfida della viticoltura sostenibile in Franciacorta.

Tra le vostre iniziative più interessanti spicca un progetto di riqualificazione di un vigneto di Chardonnay con l’obiettivo di creare una vigna agroforestale. Può raccontarci meglio di cosa si tratta?

Abbiamo intrapreso un progetto di riqualifica su un vigneto di Chardonnay di circa 20.000 metri quadrati, di cui 4.000 saranno dedicati all’agroforestale. Avevamo inizialmente pensato di cominciare nel 2025, ma, grazie al clima autunnale favorevole, abbiamo anticipato i tempi e avviato i lavori quest’anno.

Il vigneto originale, risalente agli anni ’80, era ormai scarico e poco produttivo, quindi abbiamo deciso di espiantare e ripartire con nuove barbatelle. Questo progetto non riguarda solo la produttività, ma anche la creazione di un ambiente che protegga i vigneti da caldo, vento ed eventi atmosferici, migliorando il microclima. È una visione a lungo termine: i primi risultati li vedremo tra 4-5 anni, con la prima vendemmia, e l’intero progetto richiederà almeno 10 anni per essere pienamente realizzato.

Cos’è nello specifico una “vigna agroforestale”?

Significa integrare il vigneto con elementi naturali che lo sostengono e lo proteggono. Abbiamo creato due strisce agroforestali tra i vigneti, dove abbiamo piantato ulivi, ginkgo, eucalipti, meli e peri, selezionati sulla base di studi agronomici approfonditi. Ogni pianta è stata scelta per adattarsi al terreno e al clima locali, senza interferire negativamente con le viti.

Ad esempio, piante come il pesco e l’albicocco non sarebbero state adatte poiché le loro radici rischiano di interagire male con quelle della vite e di portare malattie. Con questa soluzione, vogliamo creare una sorta di “bosco” che mitighi il microclima, protegga le viti e, allo stesso tempo, non tolga nutrimento alla vite stessa.

Quali sono le sfide principali di un progetto così ambizioso?

È un progetto che richiede investimenti significativi, sia in termini economici che produttivi, ma vorremmo che il nostro diventasse un modello replicabile anche per altri vigneti. Il vero interrogativo è capire se l’investimento sarà compensato dall’aumento della qualità delle uve, un aspetto che solo il tempo potrà dirci.

Da dove nasce questa idea così tanto audace quanto impegnativa?

È un’ idea che nasce da studi approfonditi e da molti viaggi in Francia, specialmente a Bordeaux e nello Jura, dove già da parecchi anni alcune cantine stanno lavorando in questa direzione.
Inoltre, questo progetto ci è particolarmente caro perché affonda le sue radici in una collaborazione nata ormai più di dieci anni fa con un caro amico e collega, Paolo Camozzi. Paolo, saggio custode del buono e narratore del bello e del giusto, ci ha accompagnati in questi anni con la sua visione ispirata e la sua profonda attenzione al territorio. È grazie a sguardi lungimiranti di molte persone che oggi possiamo dare forma a un’idea che non è solo un progetto, ma un omaggio alla terra che ci ospita.

Come si integra questo progetto nella vostra strategia di adattamento e risposta ai cambiamenti climatici?

Negli ultimi 4-5 anni abbiamo visto produzioni altalenanti, a volte quasi dimezzate. La gestione dell’acqua è particolarmente complessa: la scarsità idrica è un problema reale, e molti stanno iniziando ad adottare sistemi di irrigazione a goccia, che in Franciacorta sono ancora poco diffusi.

Noi abbiamo preferito un approccio diverso: adattare le piante al clima, evitando di irrigarle. Le viti hanno reagito bene, sviluppando una maggiore resistenza agli stress climatici. Questo approccio comporta una riduzione della resa, nell’ordine del 30-40%, ma ci ha permesso di ottenere uve di altissima qualità e vogliamo continuare su questa strada.

Qual è la visione per il futuro enoturistico della vostra azienda?

Al momento non abbiamo un’offerta strutturata per l’enoturismo, ed è una scelta consapevole. Finora ci siamo concentrati sull’identità del territorio e sulla qualità dei nostri vini, dando priorità al lavoro in vigna e in cantina.

Tuttavia, organizziamo visite su appuntamento, offrendo un’esperienza personalizzata che parte dai vigneti per arrivare alla degustazione. Vogliamo che chi viene a trovarci comprenda a fondo la nostra filosofia e il nostro legame con il territorio, senza trasformare le visite in un’attività esclusivamente commerciale.

Per il futuro, stiamo valutando come integrare l’enoturismo nella nostra attività in modo coerente con i nostri valori. L’obiettivo non è il numero di visitatori, ma creare un’esperienza che racconti davvero la nostra idea di viticoltura. Quando decideremo di strutturare questa parte, lo faremo con un progetto ben pensato e autentico. 


Punti chiave

  1. Cavalleri trasforma un vigneto storico in un ecosistema agroforestale per migliorare la resilienza climatica.
  2. L’agroforestazione prevede piante specifiche, come ulivi e ginkgo, per proteggere le viti senza competizione.
  3. Il progetto punta a ridurre le rese, ma aumentare la qualità delle uve per vini più pregiati.
  4. La gestione idrica senza irrigazione rafforza le viti e riduce l’impatto ambientale.
  5. Visite personalizzate in cantina promuovono la filosofia aziendale e il legame con il territorio.