Un commento di Martin Foradori Hofstätter arricchisce l’editoriale di Fabio Piccoli sulla Borgogna, spostando l’attenzione dalle cantine ai vigneti. Per il produttore altoatesino, i Cru e le singole particelle restano il vero patrimonio della regione francese, mentre in Italia si continua a raccontare soprattutto architettura e tecnologia delle cantine, tralasciando spesso il legame con il territorio e le sue vigne.

Ci sono editoriali che continuano a vivere anche dopo la pubblicazione, perché qualcuno raccoglie l’invito a rifletterci sopra. È quello che è accaduto con il mio ultimo editoriale “La lezione della Borgogna“, nato dal nostro Wine Summer Tour.

Riporto qui, per intero, il commento che ci ha inviato Martin Foradori Hofstätter, titolare dell’omonima azienda altoatesina e uno dei produttori di vino di qualità più autorevoli del nostro Paese. Lo ringrazio per queste righe, che condivido in pieno: perché aggiungono alla mia analisi un dettaglio che cambia la prospettiva. Non è la cantina il cuore del racconto. È il vigneto.

Il commento di Martin Foradori Hofstätter

Ho letto con piacere e attenzione il recente editoriale di Fabio Piccoli – La lezione della Borgogna . Da amante, appassionato e produttore di Pinot Nero a Mazon, in Alto Adige, la Borgogna è da decenni una mia meta annuale. Lì si respira davvero un’aria vitivinicola diversa. A tratti sembra che il tempo si sia fermato, nel senso più positivo del termine. La Borgogna, infatti, non offre soltanto vino, ma una cultura profonda che ruota costantemente attorno al vino stesso.

Nell’analisi che emerge dall’editoriale, nel confronto con l’Italia, però, a mio avviso manca un piccolo dettaglio che, in realtà, fa una grande differenza.

Nell’editoriale Fabio Piccoli scrive che “qui l’attrazione principale sono le cantine”. Personalmente, non condivido questa lettura. In Borgogna, le cantine, soprattutto se confrontate con molte realtà italiane, a partire dalla mia terra, l’Alto Adige, non rappresentano il fulcro del racconto. Sono, tramite i “vigneron“, piuttosto l’amplificatore del territorio: luoghi che non cercano di catturare l’attenzione su di sé, ma di restituire e interpretare ciò che accade nei vigneti. In Borgogna sono le vigne, e ancora di più i Cru, le particelle, i singoli vigneti, a dettare il passo. I vigneti rappresentano il vero orgoglio dei viticoltori e il patrimonio più prezioso da custodire.

Certo, musei, chiese, storia e cultura sono un ulteriore valore aggiunto e anche questi meritano di essere raccontati.

Se l’obiettivo fosse ammirare cantine di grande impatto architettonico, la Borgogna non rappresenterebbe certo la meta più ovvia. In questo campo, l’Italia può vantare esempi di eccellenza riconosciuti a livello internazionale.

La differenza si coglie nei dettagli e questo dettaglio è onnipresente in ogni realtà di questa area della Francia: una cartina dei vigneti, oppure la mappa ufficiale con tutti i Cru. È da lì che parte la comunicazione.

In Italia, invece, siamo diventati bravissimi a comunicare l’architettura della cantina, i materiali utilizzati per costruirla, i kilowatt dell’impianto fotovoltaico e mille altri aspetti collaterali.

Pensiamo di aver compiuto passi da gigante con l’introduzione delle MGA e delle UGA. Certo, creare un legame tra il vino e il suo vigneto d’origine, per quanto spesso ancora sfumato sotto molti aspetti, rappresenta comunque un progresso rispetto all’assenza totale di un riferimento al territorio.

In Borgogna, invece, il vigneto, il Cru, è onnipresente. Lo ritrovi perfino sulla lavagna scritta a gesso della più piccola osteria del paese.

È il vigneto a fare la differenza. È questo “piccolo” dettaglio che distingue una grande zona vitivinicola da un’altra, non l’architettura delle cantine né altre superficialità comunicative.

Finché produttori, Consorzi, enti turistici e amministrazioni locali in Italia non faranno propria questa visione, difficilmente cambierà qualcosa. Nel nostro Paese troppo spesso preferiamo parlare del contorno, perché in molti casi manca ancora la sostanza e, soprattutto, la volontà di cambiare davvero.

Riflettiamo. Riflettiamo sul fatto che il vero patrimonio del vino non è la cantina, ma il vigneto.


Punti chiave

  1. Il vigneto è il vero protagonista del racconto enologico in Borgogna, più della cantina stessa.
  2. I Cru e le singole particelle definiscono l’identità e il prestigio dei vini borgognoni.
  3. Le cantine in Borgogna restano amplificatori del territorio e dei vigneron.
  4. In Italia prevale ancora la comunicazione su architettura e tecnologia delle cantine.
  5. Le mappe dei Cru accompagnano ogni comunicazione in Borgogna, dalle etichette alle osterie locali.