Il secondo giorno di Vinitaly si apre con una luce splendente, un bagliore di primavera che inonda la città scaligera ed il quartiere fieristico. Padiglioni gremiti ed una frenesia palpabile anche dovuta alla visita eccezionale del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha evidenziato “la forza del vino italiano. Noi siamo primi produttori al mondo, secondi consumatori al mondo, primi esportatori al mondo (in termini di volumi ndr). Questo settore funziona soprattutto grazie alla capacità di mettere insieme tradizione e modernità”.

Ma ciò che più conta per noi, sono i riscontri dei produttori e dei manager con cui abbiamo avuto occasione di confrontarci. Ciò che emerge è una sensazione diffusa di soddisfazione, possiamo dirlo, forse inaspettata ma evidente.

Gli incontri sono tanti, anche fuori programma e non pianificati a monte, come testimonia Federico Armani, Marketing Manager di Albino Armani: “Per quanto riguarda gli operatori, c’è tanto e da tutto il mondo, per noi è molto importante ricevere anche operatori fuori programma, forse avviene molto di più qui che in altre fiere. Noi lavoriamo tanto con Stati Uniti e Nord Europa, però abbiamo visto tanti operatori interessati dall’Estremo Oriente e dalla Cina che non ci aspettavamo”.

Gli fa eco Pierluigi Ventura, Amministratore Delegato di Baglio di Pianetto, “L’impressione è decisamente più positiva quest’anno, moltissime visite in questi primi 2 giorni, non abbiamo avuto la possibilità di uscire dal nostro stand. Abbiamo visto tanto estero, giapponesi, russi, statunitensi, veramente variegato”

“Ho una percezione positiva, c’è tanta gente, professionisti ma anche tanti appassionati, anch’essi profilati” ha precisato Polina Bosca, Chief marketing Officer di Cantina Bosca, “non si tratta di winelover generici, sono profili preparati, persone che fanno altri lavori ma che amano scoprire nuove realtà e nuovi prodotti con passione e competenza. Oggi c’è un bel flusso, vedi i commerciali sempre seduti ai tavoli, questo mi piace. Anche gli incontri B2B organizzati dal Vinitaly sono andati molto bene, abbiamo avuto appuntamenti fuori programma che sono un plus di questa fiera”.

A livello proattivo ed organizzativo, Vinitaly sembra lanciare segnali di progresso ed evoluzione, sono diverse le voci compiaciute in questo senso, “Abbiamo ricevuto diversi inviti anche da parte della fiera, si muove qualcosa e si percepisce. Abbiamo visto un miglioramento per quanto riguarda l’organizzazione e una proattività da parte della fiera” ha dichiarato Raffaele Librandi, Presidente Consorzio di Tutela Vini DOC Cirò e Melissa.

Ma non è l’unico a sottolineare questo aspetto, “Dieci anni fa Vinitaly era “un grande caos”, quest’anno sono sorpresa” ha puntualizzato Elisabetta Gnudi, Presidente di Borgo Scopeto e Caparzo Srl, “ho sentito addirittura operatori del Nord Europa, tedeschi in primis, complimentarsi perché questa edizione è stata migliore del ProWein a livello organizzativo. Se dovessi trovare un aggettivo per questa fiera direi “organizzata”.

“Vinitaly è tornata a dei livelli importanti”, Mario Piccini, Amministratore Delegato di Piccini 1882 ne è convinto, “abbiamo registrato un ritorno degli operatori statunitensi e asiatici che erano mancati l’anno scorso, questo è il primo vero Vinitaly post-Covid”.

Un altro elemento interessante, emerso durante gli incontri, riguarda l’annosa questione “winelover sì, winelover no”, argomento caldo che ha caratterizzato anche le ultime dichiarazioni della dirigenza di VeronaFiere.

Non tutti i produttori sono in linea con la volontà di limitare notevolmente l’afflusso degli appassionati alla kermesse, “Noi siamo aperti ai winelover” ha messo in luce Antonio Ciccarelli, PR & Communication Manager di Piccini 1882, “la fiera dovrebbe saper gestire ed affrontare sia il target dei consumatori che quelli degli operatori. Una soluzione concreta potrebbe essere definire una fascia oraria con un biglietto agevolato, ad esempio dalle 15 alle 18, riservata ad un pubblico più allargato. Dirottando gli amatori verso il centro città (Vinitaly and The City, ndr), parte dello sforzo delle aziende viene defocalizzato o perso”.

Non è dello stesso avviso Simone Gradizzi, Enologo di Tenute Ugolini, “È il problema storico di Vinitaly, io sono d’accordo con la linea della fiera, l’obiettivo è una profilazione sempre più centrata sugli operatori. Tuttavia potrebbe essere una soluzione percorribile fare un giorno dedicato al pubblico e tre dedicati esclusivamente agli operatori”.

Il confronto con le fiere che hanno preceduto l’appuntamento di Verona – mi riferisco naturalmente a Wine Paris e ProWein – scaturisce quasi naturalmente durante i confronti con manager e produttori, ma la percezione è abbastanza univoca. In visione del prossimo anno molti ritengono insostenibile partecipare ad una “triade” così ravvicinata, ci sarà una selezione sia da parte dei produttori che da parte di buyer ed importatori: l’impressione è che Vinitaly rimarrà un punto fisso, mentre Parigi sia destinata a rubare la scena a Düsseldorf.