I cinesi sono sempre pi� consapevoli dell�importanza della qualit� degli alimenti e, soprattutto della loro salubrit�. Si fidano sempre meno delle loro produzioni agroalimentari, troppo spesso considerate di qualit� scadente e prodotte con scarse garanzie sia in termini di trasparenza produttiva che di utilizzo di prodotti fitosanitari di chimica di sintesi.
A dimostrare quanto sopra evidenziato vi sono numerose evidenze concrete.
La prima arriva, addirittura, dal Comitato centrale del Partito comunista cinese, che nell�ultima sezione plenaria ha emanato un rapporto che si pu� definire a tutti gli effetti “rivoluzionario”. Le parole d�ordine del rapporto, infatti, sono le seguenti: trasparenza, condivisione, creativit�, consapevolezza dell�importanza della qualit� del cibo e della protezione dell�ambiente. Gi� nel titolo del rapporto si capisce come la Cina sia in una fase di profonda mutazione non solo economica ma anche culturale: “Per una migliore governance verde”. La base delle nuove valutazioni dell�establishment politico cinese, sempre pi� pragmatico e sempre meno ideologico, � che non solo il mercato, le sue esigenze, � un driver fondamentale nella definizione di politiche efficaci ma che un mercato efficiente � la base per un governo utile. Questa interdipendenza tra mercato e scelte di governo � la base sulla quale i politici cinesi vogliono costruire il loro futuro. Ma il cambiamento non finisce qui: il mercato � tanto pi� efficiente quanto � risposta ai fabbisogni reali dei consumatori cinesi, e quanto � pi� “onesto”, cio� garante di produzioni di qualit�, di servizi concreti, utili.
Sono questi i fronti essenziali sui quali le nostre produzioni enologiche di qualit�, a partire da quelle certificate come quelle biologiche, possono trovare gi� oggi spazi interessanti sul mercato cinese.
Sempre a supporto di queste osservazioni vi sono le campagne pubblicitarie su alcuni quotidiani cinesi contro una nota multinazionale del fast food internazionale rea di aver immesso sul mercato prodotti potenzialmente nocivi per la salute dei consumatori. Senza dimenticare la campagna denominata “Time si running out” (il tempo sta scadendo) per sensibilizzare l�opinione pubblica contro l�urbanizzazione selvaggia nel rispetto delle aree coltivate, di un�agricoltura sostenibile.
Se a tutto questo aggiungiamo – come ha sottolineato recentemente Ling Hai, il presidente di Mastercard China – che nel 2013 sono arrivati a circa 320 milioni i cinesi possessori di carta di credito e con un trend di crescita continuo, si capisce come maggiori consumatori cinesi con buona capacit� di spesa e superiore consapevolezza sulla qualit� delle produzioni agroalimentari, siano fattori concreti per continuare a credere ed investire nel grande Paese asiatico.


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