Le esportazioni di vino dal Belgio, un Paese che negli anni migliori supera a malapena i due milioni di litri di produzione, ad ottobre 2021 hanno raggiunto 124 milioni di litri, rispetto ai 45 milioni di litri dello stesso periodo dell’anno scorso.

Si tratta di una crescita del 175%, per un valore di 455 milioni di euro (+159%) come riferito dal direttore dell’Observatorio Espanol del Mercado del Vino (OeMv).

Di questi 124 milioni di litri, il 67% è stato spedito nel Regno Unito. Le importazioni dal Belgio sono saliti alle stelle grazie alla Brexit:

  • in volume sono passati da poco meno di 6,5 a 83 milioni di litri, un aumento del 1.213%,
  • in valore da poco più di 15 a 275,5 milioni di euro, un aumento del 1.709%.

Cifre veramente pazzesche.

Quando il Regno Unito ha finalmente tagliato i ponti con l’UE il 31 gennaio 2021, una delle previsioni era che i consumatori di vino britannici si sarebbero rivolti sempre più al Nuovo Mondo – anche prima dell’attuazione dei nuovi accordi di libero scambio con Australia e Nuova Zelanda.

In realtà, secondo i dati di dicembre 2021 dell’OeMV, le importazioni di vino del Regno Unito da paesi extra-UE sono diminuite del 6,8% in valore e del 14% in volume nel periodo gennaio-ottobre 2021.
L’import dall’Unione Europea, al contrario, è cresciuto del 16% in valore e del 7% in volume.

I numeri del vino italiano
Secondo Wine Business International, i vini provenienti da Toscana, Piemonte, Trentino Alto Adige e Veneto hanno costituito un significativo 15% dei 59,8 milioni di euro di vini fermi spediti dal Belgio verso il Regno Unito.

Lo spumante italiano ha registrato numeri importanti: dei 110.000 ettolitri di bollicine, 63.800 ettolitri erano di Prosecco DOC – il 58% del totale, ovvero oltre 8,5 milioni di bottiglie da 75cl. In sostanza, il 6% di tutto il Prosecco venduto nel Regno Unito è stato spedito dal Belgio.

Qual è la ragione di questa crescita e di questo mutamento così evidente? 
La spiegazione sembra essere la creazione di hub di distribuzione e centri logistici sul continente europeo da parte delle catene di supermercati del Regno Unito: un modo per ridurre i ritardi nella catena di approvvigionamento causati dalla burocrazia post-Brexit.

Gli hub logistici in Belgio possono aver agevolato il lavoro di alcuni importatori britannici, ma anche in queste prime settimane del 2022, a Calais e Dover si possono ancora rilevare code di camion e ritardi che raggiungono le 10 ore. 

Si prevedono ritardi più lunghi alla fine di settembre 2022, quando il nuovo sistema di entrata/uscita (EES) dell’Unione Europea entrerà in vigore: L’EES è un sistema per la registrazione degli ingressi e delle uscite dei viaggiatori provenienti da paesi extra-UE presso le frontiere esterne. Si applicherà sia a chi ha bisogno di un visto di soggiorno di breve durata sia a chi proviene da paesi extra-UE esenti dall’obbligo del visto.

Paradosso Brexit
Probabilmente il Belgio ed altre nazioni continentali beneficeranno delle ulteriori strategie delle imprese britanniche per ottimizzare le pratiche doganali e per ridurre i ritardi della supply chain.

Un paradosso in relazione alle prerogative della Brexit, una scelta che era stata presentata come un vantaggio per il sistema economico e commerciale del Regno Unito, schiacciato dalle imposizioni e dalla burocrazia imposti dall’Unione Europea.

In realtà i benefici ed i vantaggi della Brexit stanno ricadendo sui Paesi della Comunità Europea, “asceam cruribus meas inlido” dicevano i Romani. Mai proverbio fu più azzeccato.