Mercato saturo, consumi in contrazione e una produzione interna nazionale protetta a livello federale, ma la Svizzera resta ancora un Paese interessante per i produttori di vini italiani. Un Paese che è storicamente meta per il vino italiano e che ancora oggi desta molta attenzione. A conferma di questo, una sala piena di persone durante lo scorso wine2wine, il forum sulla wine industry che si è tenuto lo scorso novembre a Verona: il tema ovviamente era il focus sul mercato svizzero.
A raccontarci questo mercato così vicino all Italia, ma per certi aspetti anche molto differente, Bruno Bonfanti, dal 2012 Presidente dell’Associazione svizzera del commercio vini, e Simona Bernardini, rappresentante dell’Ice in Svizzera.
Quali sono i pro e i contro della Svizzera?
Infatti gli svizzeri sono principalmente consumatori di acqua, soda e soft drinks (pari a circa 187 lt/pro capite), di birra (58 lt/pro capite), al terzo posto infine troviamo il vino (pari a 33 lt/pro capite).
Inoltre, per favorire la produzione interna di vino storicamente è stato introdotto un contingente che ha limitato la presenza del vino estero nel Paese, oggi pari a 170 milioni di ettolitri senza sovra-dazio.
Alcuni dati sul vino nel mercato svizzero. La Svizzera è un produttore di vino, in particolare nel Canton Vallese, nel Canton Vaud, Ginevra e nel Canton Ticino, per 15.000 ettari e 79 milioni di litri prodotti nel 2017. Ma la Svizzera è anche un importatore di vino, con i limiti che abbiamo anticipato sopra del contingente.
La bella notizia è che l’Italia qui la fa da padrone, perché rappresenta il primo Paese per importazioni, seguita da Francia, Spagna e Portogallo, giustificato dalla forte presenza di immigrati del Belpaese. Storicamente si importa più vino rosso rispetto al bianco, anche se negli ultimi anni questa tipologia ha aumentato di importanza e di appeal sul mercato. Le bottiglie e lo sfuso hanno un’imposizione doganale diversa, a sfavore dell’ imbottigliato, motivo per cui sono nati negli anni numerosi imbottigliatori che offrono questo servizio ai vini esteri che arrivano sfusi, arrivando alla situazione attuale che registra una capacità di imbottigliamento del Paese sovradimensionata. La maggior parte del vino venduto in Svizzera avviene attraverso la GDO, pari al 65-70% del mercato, il resto viene diviso tra ristorazione e turismo.
Alcuni consigli per i vini italiani. Durante il convegno i relatori hanno formulato tre importanti consigli per affrontare questo importante mercato:
– cercare di battere unitamente Francia e Spagna; questo significa cioè lavorare meglio come sistema Paese, ragionando ad una proposta di vini unitaria, come ad esempio è stato fatto in Austria con la scelta di inserire nelle etichette la bandiera nazionale;
cercare di attivarsi con distributori ed importatori locali, partecipando attivamente e fisicamente sul territorio anche con le fiere che vengono organizzate;
infine, da non sottovalutare il fenomeno dell’attenzione all’ambiente e agli aspetti ecologici. Gli svizzeri sono un popolo molto sensibile su questi temi e, pur non avendo dei dati specifici sul vino biologico in Svizzera, è emerso quanto ci sia un interesse forte e di come potrebbe essere una chiave per il futuro, soprattutto per le nuove generazioni. Sicuramente un valore aggiunto che potrebbe avere una valenza sempre più importante.












































