Low-alcohol o No-alcohol wines: quante volte ne avete sentito parlare? 
Il consumo di bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico sembra essere in crescita in diversi Paesi d’Europa, ma anche oltre oceano, specialmente in Australia e Nuova Zelanda (come emerge dall’indagine di Wine Intelligence più avanti in questo articolo).
Senza avere la pretesa di delineare in modo netto i confini di tale argomento, ancora molto nebuloso all’orizzonte, cerchiamo di analizzare assieme tre interessanti posizioni di esperti del settore.

Questo trend ci viene descritto in modo chiaro in un recente articolo dell’esperto di vino inglese Richard Siddle, che si concentra prevalentemente sul mercato della birra per esplorare quali sono i confini attuali di questo trend applicati al mondo del vino.
Il settore della birra analcolica e a bassa gradazione alcolica occupa oggi il
14% del mercato spagnolo e italiano ed ha registrato un aumento di consumo di 18mila litri nel mercato inglese. Questo trend di consumo sembra essere guidato dal principio cardine: bere meno, ma farlo scegliendo la qualità.
La crescita esponenziale del consumo di birra analcolica e a bassa gradazione alcolica, non si è però registrata anche per il vino, mercato con grande potenziale, che, secondo Siddle, dovrà sfruttare il trend della birra come rampa di lancio per un futuro che richiede un aumento della qualità unita alla riduzione di grado alcolico.

Un caso specifico che fa da esempio a sostegno della tesi di Richard Siddle è quello inglese, riportato nell’articolo di The Guardian di inizio anno di Sarah Butler. Secondo l’articolo, una ricerca condotta dal Kantar Worldpanel ha evidenziato, infatti, che in Inghilterra la vendita di birre, sidro e altri cocktail con contenuto alcolico inferiore al 1,2% è cresciuta di circa il 30% in più nell’ultimo anno, mentre la richiesta dei vini a basso contenuto alcolico è cresciuta dell’8%. Ad essere approdate sul mercato delle birre a basso contenuto alcolico e senza alcol sono state grandi marche internazionali come la Heineken, la Becks e la Budweiser. Per quanto riguarda il vino in modo specifico, invece, il trend non sembra essere ancora così diffuso come per la birra e il sidro neanche in Inghilterra; questo, nonostante grandi catene come Tesco e Aldi abbiano iniziato ad introdurre rispettivamente più di cinque e di due tipi di vini a basso contenuto di alcol. Ad ogni modo si registra un aumento dei consumatori alla ricerca di vino di qualità a contenuto alcolico ridotto; inoltre, più di un quarto dei giovani tra i 16 e i 24 anni scelgono di bere analcolico. E questo è un dato da non sottovalutare in una visione futura.

Alla previsione di Siddle e all’analisi di dall’analisi Kantar Worldpanel si aggiunge il recente “Global SOLA Wine Report: Sustainable, Organic and Lower-alcohol Wine Opportunities 2018” di Wine Intelligence. Il report è andato ad analizzare non solo il potenziale di vini analcolici e a basso contenuto analcolico, ma anche dei vini sostenibili e organici. Nel report si evidenzia come il consumo di vini analcolici e di bassa gradazione alcolica occupi ancora una posizione di nicchia anche se in potenziale crescita futura, trainata da un crescente aumento del consumo di bevande alternative con una moderata percentuale alcolica. In generale i consumatori sembrano preferire al vino altre tipologie di drink, tra cui mocktail (cocktail privi di alcol), soft drink o birre analcoliche.
Nonostante tale preferenza, certo è che i vini analcolici e a basso contenuto alcolico vengono comunque consumati anche se in quantità ridotte. Come registrato dal report di Wine Intelligence il maggiore consumo di vino a bassa gradazione alcolica si è riscontrato in Nuova Zelanda e in Australia. Mentre per quanto riguarda i vini analcolici le maggiori potenzialità sono emerse in Svezia e nei Paesi nordici in generale, mentre Portogallo e Giappone le meno ricettive.

Quale sarà il futuro dei vini analcolici e a bassa gradazione alcolica ancora non lo possiamo di certo sapere ora. Possiamo per il momento considerare questo trend potenziale e stare a vedere dove porterà i consumi. Partendo dalle posizioni opposte di Wine Intelligence, che sostiene tale settore sia ancora di nicchia, e di Siddle, che crede nelle potenzialità di esso, saranno i consumatori a decretarne il futuro.