Tra crisi e rinascita, in un’altalena che fa “su e giù” e non si è ancora fermata. Questa è l’immagine che ci viene in mente quando pensiamo alla Russia oggi.
In vista della tappa estiva di Solo Italiano Russia organizzata da IEM International Exhibition Management, che si terrà a Mosca il 17 giugno e San Pietroburgo il 19 giugno, facciamo il punto della situazione su questo delicato panorama che ha subìto importanti trasformazioni negli ultimi cinque anni prendendo in riferimento i dati riportati durante il convegno sul mercato russo organizzato da Simple Ltd, al quale abbiamo partecipato nell’ultima edizione del Vinitaly.

Bisogna partire dalla profonda crisi iniziata nel 2015, anno in cui il prodotto interno lordo è diminuito del 2,8%. Questo ha spaventato molti imprenditori e reso i clienti più pessimisti rispetto allo sviluppo economico del Paese. Considerando il periodo precedente a questa decrescita, si può affermare che la cucina italiana facesse da padrona nel settore alimentare e, tutt’ora, mantiene una buona posizione. Tuttavia la calata dei prodotti importati ha contribuito a creare una cucina locale russa con la quale oggi si trova a dover competere anche quella italiana.
Bisogna essere realisti, non si prospetta un contesto idilliaco per questo 2019. Per quale motivo? Cerchiamo di riassumerlo in tre punti fondamentali:
– Conseguenze finanziarie delle sanzioni europee e americane
– Volatilità del tasso di scambio
– Aumento della VAT (iva) dal 18% al 20%.

Nonostante ciò negli ultimi anni hanno iniziato a registrarsi anche alcuni segnali in positivo. Il canale più rappresentativo è l’Horeca, con un +3,7% del 2018 rispetto al -5,0% del 2015. Nella struttura gerarchica dei vini fermi, sebbene ci sia stata una decrescita generale nel 2018, l’Italia rimane tra i primi Stati importatori in volume (17%, come la Georgia), insieme alla Spagna (19%), Francia (13%) e gli altri (34%).

I dati più interessanti vengono dal settore delle bollicine: il Prosecco ha visto un aumento del valore del 91% in quattro anni (2014/2018), occupando, a pari passo con lo Champagne, il 13% del volume globale nel sistema import. Anche il Pinot Grigio continua a farsi valere, con un +57% in valore rispetto sempre allo stesso stacco di riferimento 2014/2018. Bisogna però fare una precisazione: in riferimento al Pinot Grigio il segnale in positivo riguarda le bottiglie di fascia bassa con un costo inferiore ai cinque euro, in quanto le bottiglie superiori ai cinque e dieci euro hanno registrato una notevole decrescita del -41%.
Da questo dato possiamo evidenziare come la fascia più promettente sia quella popolare, legata quindi ad un prezzo basso, rispetto invece alle categorie di fascia più alta.

IWSR inoltre segnala che le previsioni al 2022 sono positive per il vino importato in Russia, sia fermo che sparkling. Per quanto riguarda i vini fermi, l’Italia resterà al terzo posto, dopo Georgia e Spagna, ma il CAGR quinquennale per origine è a doppia cifra. Da un volume in casse da 9 litri di 4.6 milioni nel 2017, si passerà ad un volume di 8.1 milioni nel 2022, segnando un +11.9%. Nella categoria delle bollicine invece, l’Italia è il primo importatore nel Paese, a seguire Francia e Spagna. Il CAGR per origine anche qui è in positivo, +7.7% dato dal passaggio tra i 2.3 milioni in casse da 9 litri di volume nel 2017 a 3.3 milioni nel 2022 previsti. 

Dai dati in nostro possesso dunque, l’altalena sembra non aver esaurito la sua corsa, ma sicuramente il movimento di oscillazione è profondamente rallentato e le prospettive di crescita sono senza dubbio incoraggianti. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi mesi: noi siamo pronti a riportare dal vivo, sul posto, i commenti di importatori ed operatori del settore. Appuntamento dunque a giugno per un nuovo aggiornamento sul mercato russo.
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