Il 9° Forum Wine Monitor, l’osservatorio dedicata al vino di Nomisma ha permesso di prendere in esame le tendenze e le performance che hanno garantito al settore del vino italiano di chiudere un 2022 da record.

Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor, ha affrontato i punti chiave per analizzare i dati, comprendere le prerogative che hanno determinato questo successo e prevedere quali siano i fattori di rischio per il 2023.

Import di vino

A livello globale i numeri relativi all’import di vino a valore del periodo gennaio-ottobre 2022 rispetto allo stesso periodo 2021 sono positivi e dipingono un quadro in cui gli unici mercati in flessione sono quelli di Cina, Ucraina, Germania e Cile, gli altri registrano una crescita.

Se guardiamo invece i dati import a volume il quadro è negativo, il 2022 è stato caratterizzato dalla questione inflattiva, dal cambio euro-dollaro ma soprattutto c’è stato uno switch tra i canali off-trade e on-trade: si sono ridotti i consumi domestici e sono aumentati quelli al ristorante, questo ha portato all’acquisto di vino ad un prezzo più elevato.

Nei primi 12 mercati globali ci sono stati aumenti a doppia cifra per quanto riguarda i valori mentre i volumi hanno visto crescite molto ridotte o sono in regressione, un esempio è la Corea del Sud dove l’import in valore è cresciuto del 19% mentre i volumi sono diminuiti del 6%.

Il totale dei 12 key markets vede una crescita a valore del 14% ed una flessione in volume del 2%.

L’import di vini italiani affronta una situazione molto simile, nei primi 12 mercati di riferimento cresce dell’11% in valore e flette del 2% in volume.

Spacchettando questo dato per categoria, Pantini ha rilevato che i dati a valore dei vini fermi e frizzanti italiani (+9%) seguono tendenzialmente i dati registrati a livello globale (+11%) mentre gli spumanti italiani hanno registrato delle performance più positive (+33%) rispetto alla media mondiale (+25%).

Per l’ennesimo anno il nostro export vitivinicolo è stato trainato da questa categoria di prodotto.

I primi 7 mercati per crescita import a livello mondiale

Sono tutti mercati piccoli ma comunque sopra i 10 milioni di euro di import. Il Qatar ha avuto un effetto traino grazie ai mondiali di calcio, i primi Paesi fornitori del Qatar sono stati Australia, Francia a Italia.

I primi 7 mercati per crescita import a livello mondiale sono: Qatar (209%), Thailandia (146%), Vietnam (120%), India (113%), Angola (112%), Malaysia (99%), Filippine (92%)

Impatti del conflitto russo-ucraino sul vino italiano

Il mercato russo fino al 2021 era cresciuto fino a toccare il miliardo di euro di import di vino in valore mentre l’Ucraina si attestava intorno ai 133 milioni ma con una progressione imponente dato che era raddoppiato nel giro di 5 anni.

L’Italia era il primo fornitore sia della Russia che dell’Ucraina con una quota superiore al 30% per cui è stato il Paese più colpito.

La riduzione dell’import totale di vino causata dal conflitto è stata superiore al 45% in Ucraina mentre la Russia ha continuato ad importare con una crescita a valore del 7%.

L’Italia ha registrato una flessione del 3% in Russia e del 42% in Ucraina, la Francia ha fatto peggio di noi con una flessione del 38% in Russia e del 54% in Ucraina. Spagna (38%) e Georgia (31%) hanno visto una crescita notevole sul mercato russo.

Focus sul mercato cinese

Già dal 2018 il mercato cinese sta mostrando un declino, negli ultimi 3 anni c’è stato un calo sia a valore che a volume. Gli australiani hanno subito la decrescita maggiore a causa della guerra commerciale che tutti conosciamo.

Anche la Spagna ed i vini italiani hanno registrato cali rilevanti sia a valore che a volume, mentre è cresciuto il Cile (+12% a valore, +6% a volume) grazie ad accordi di libero scambio che gli permettono di entrare in questo mercato a dazi zero.

Posizionamento di prezzo del vino italiano rispetto ai competitor

Sono cresciuti tutti i maggiori top exporter mondiali, dagli USA (+14%) al Cile (+13%) alla Francia (+12,5%). L’Italia è cresciuta del 12% a valore.

Il 2022 si è chiuso con un nuovo record per l’export in valore di vino italiano, a quota 8 miliardi di euro, ancora distanti dai 12,5 miliardi di euro della Francia ma la distanza rispetto alla Spagna è aumentata.

Quello che il settore del vino italiano non riesce a colmare è il gap di prezzo rispetto ai francesi, il differenziale tra il prezzo medio all’estero dei vini fermi imbottigliati italiani rispetto a quello francese è più basso di circa il 40%.

Consumi e vendite di vino nella GDO

Il 2022 segnala un calo delle vendite di vino nella GDO italiana (-2% a valore e -6% a volume) ma con valori e volumi ancora superiori al periodo pre-Covid (2019). Bisogna inoltre tenere presente che il 2021 ha rappresentato un anno inusuale di forte crescita.

Nel 2022 la GDO ha subito una flessione perché c’è stato un aumento dei prezzi che ha ridotto la capacità di acquisto dei consumatori ma c’è stato anche uno switch dei canali di consumo di vini, i consumatori sono tornati a consumare vino nei ristoranti.

L’altro grande fattore che ha aiutato l’Horeca è il ritorno dei turisti stranieri che sono raddoppiati passando dai 21 milioni del 2021 ai 42 milioni del 2022.

Fattori di rischio per il 2023

Lasciando da parte la Russia, si prevede che il PIL dei Paesi che rappresentano i maggiori mercati export del vino italiano vedrà una leggera crescita (USA, UK, Canada) mentre sono previste crescite importanti del PIL nei Paesi del Sud-est asiatico dove i nostri vini sono ancora poco presenti.

Per quanto riguarda l’Italia si prevede una crescita modesta del 0,4%.

C’è da sottolineare che il vino subisce un tasso di inflazione (6%) che è meno della metà rispetto a quello della media dei generi alimentari (14%).

Come si comporterà il consumatore italiano di fronte alla crisi che stiamo vivendo?

L’indagine di Nomisma su un campione di 1000 consumatori italiani ha fatto emergere che il 46% degli intervistati ha intenzione di tagliare i consumi superflui, il 22% ridurrà gli acquisti in valore senza rinunciare alla qualità, il 9% ridurrà le quantità acquistate, il 7% ridurrà gli acquisti sia in quantità che in valore.

Alla domanda su quali saranno i prodotti a cui i consumatori rinunceranno in una ottica di risparmio, il campione ha individuato ai primi 3 posti: snack dolci e salati, bevande gassate e carni rosse. Il vino è al sesto posto.

Un 16% a dicembre 2022 ha dichiarato che non farà nessun cambiamento nella spesa alimentare, il dato era al 9% a giugno dello stesso anno. Da ciò si deduce che il clima di fiducia è leggermente migliorato verso fine anno.