L’ISWR, il punto di riferimento globale per l’analisi e i dati delle bevande alcoliche, ha stabilito una Top 10 di mercati mondiali per il trend no-low alcohol, anche noto come NoLo: 

  1. USA
  2. UK
  3. Australia
  4. Brasile
  5. Canada
  6. Francia
  7. Germania
  8. Giappone
  9. Spagna 
  10. Sud Africa

Tutti insieme, questi paesi costituiscono il 70% dei volumi globali di bevande NoLo, un trend, quello dei dealcolati che è aumentato del 5% in volume nel 2023 e costituisce un valore di 13 milioni di dollari USA

Inoltre, l’ISWR prevede che la categoria NoLo crescerà del +6% tra il 2023 e il 2027 con un aumento del +7% nella categoria del no alcohol e del +3% in quella del low-alcohol. 

Susie Goldspink – a capo degli studi sulle bevande NoLo per IWSR – spiega che “in termini di opportunità di crescita c’è una chiara disparità tra mercati più maturi e mercati a minore penetrazione. I paesi più consolidati nel no/low tendono a orientarsi verso consumatori più anziani e una maggiore possibilità di scelta di prodotti. Al contrario, i mercati meno consolidati ma ad alta crescita hanno una penetrazione NoLo minore, ma una maggiore quota di giovani consumatori che tende a moderare di più il consumo di alcol e che partecipa attivamente alla categoria dei dealcolati”. 

I giovani e i nuovi consumatori stanno anche aumentando la frequenza di consumo: gli “esperti” consumano frequentemente per meno del 40% delle occasioni mentre per i nuovi consumatori questo valore supera il 50%. 

Inoltre, per quanto riguarda i mercati, i Millennials risultano essere i principali acquirenti nella maggior parte dei paesi, ad eccezione di quelli più consolidati come Giappone, Spagna, Germania e Francia, dove prevalgono consumatori più anziani

Di conseguenza, anche le occasioni di consumo sono diverse: mentre nei mercati maturi si tende a consumare bevande NoLo principalmente in casa, le nuove generazioni spaziano in vari contesti: festival, eventi sportivi, consumo in casa e fuori casa. 

Un altro trend sottolineato dalla ricerca di IWSR è l’alternanza tra NoLo e bevande tradizionalmente alcoliche: i substituters (ovvero: coloro che alternano le due categorie) hanno rappresentato il 43% dei consumatori di no-low alcohol nel 2023 (in aumento rispetto al 41% stabilito nel 2022) e gli astemi sono diminuiti dal 19% al 17%. 

In tutte queste analisi, e nemmeno della Top 10 stabilita da IWSR, si è parlato dell’Italia

Perché?

Secondo Wine Searcher, il trend NoLo  sta trasformano l’Italia in un paese relegato al ruolo di mero fornitore di materie prima. 

Infatti, a causa di leggi non allineate con le regolamentazioni europee per la produzione di bevande dealcolate, i produttori italiani hanno 3 modi di produrre vini a basso tenore alcolico: 

  1. Vino come base per bevande aromatizzate
  2. Produrre vini da mosti parzialmente fermentati
  3. Delegare il processo di de-alcolizzazione ai diretti concorrenti europei

Leggi anche: No-low alcohol: opportunità, non minaccia

In realtà, però, ci sarebbero tutte le prospettive affinché anche l’Italia diventi un importante Paese produttore di dealcolati, come dimostrano le proposte di svariate aziende nella nostra penisola: 

  1. Mionetto ha lanciato una linea chiamata Prestige Collection 0.0% Alcohol Free – presente anche a Vinitaly, occasione in cui abbiamo potuto chiedere una testimonianza diretta:  “È uno sparkling alcohol free – spiega Paolo Bogoni, Chief Marketing Officer di Mionetto – che abbiamo lanciato più di un anno fa nel Nord  Europa e negli Stati Uniti, oltre che in Canada. In questi mercati la tendenza NoLo è già molto importante. Mionetto punta sulla qualità del prodotto e possiamo affermare che le tecnologie attuali ci possono permettere di lavorare con qualità, partendo da uve che, pur lavorate, si avvicinano il più possibile al profilo organolettico tipico del Prosecco di Mionetto”. 
  2. La Gioiosa et Amorosa – vino spumante italiano, 0,0% alcohol free, vegano e vegetariano.
  3. Zonin – Cuvée Zero: l’unico vino spumante della linea sparkling ad avere lo 0,2% di valore alcolico.