Passiamo così tanto tempo a cercare di prevedere il futuro, che cominciamo a scordarci di goderci il presente. Vale anche, e soprattutto, per il mondo del vino, un settore che nonostante stia sempre più godendo di attenzione a livello globale, non smette mai di voler guardare alla prossima mossa sulla scacchiera. Mettiamo in pausa la partita per un minuto, giusto il tempo di un caffè, o se non è troppo presto, un bel rosso barricato, corposo e rilassante.
Il vecchio detto “senza passato non c’è futuro” è vero, ecco perché vogliamo dare un’occhiata a ciò che sta al centro, al nostro presente, al 2019, quello che Wine Intelligence definisce in 10 punti e che noi selezioniamo in una classifica Top 5.
Occhi al cielo: il clima è cambiato
Ve lo ricordate il 2017? Nel 2018 la produzione di vino mondiale è aumentata, ben del 17%, dopo una perdita del 9% nel 2017 (secondo dati Oiv). Per quanto riguarda l’Europa, la produzione è passata da 141 milioni di ettolitri nel 2017 a 181.9 milioni lo scorso anno, una crescita del 28,3%. Tra i tanti motivi, ciò è dovuto parzialmente alle più favorevoli condizioni climatiche che hanno condito il 2018 rispetto al 2017.
Le regioni di produzione degli States sono state risparmiate da grandi incendi (vedremo ora, viste le ultime notizie inerenti nuovi incendi in California, cosa succederà), quindi hanno visto anch’esse un incremento dei livelli di produzione, promossi dalle temperature più miti. L’ondata di calore italiana del 2017 non si è fatta vedere nel 2018, caratterizzato invece da pesanti piogge che, come ben sappiamo, hanno procurato diversi danni ai vigneti.
Si abbassa il volume, si sente il valore
Lo segnala anche l’ultimo report di IWSR, e noi già ne abbiamo trattato: i consumatori stanno bevendo meno vino e pagando di più per ogni bottiglia, e le cause che determinano questo fenomeno, possono essere tre:
- i consumatori si spostano verso i vini premium. Nei mercati più stabili i consumatori stanno pagando di più per bottiglia, mentre consumano meno frequentemente. Probabilmente si tratta di una combinazione di maggior interesse verso la salute, di una maggiore varietà di prodotti dall’alto prezzo presenti sul mercato e di un packaging alternativo, che permette ai consumatori di andare in cerca di vino di qualità, anche in formati più piccoli, ormai molto ricercati all’estero.
- I governi mondiali ce la stanno mettendo tutta per aumentare le tasse sull’alcol, tranne (fatalità) in quei luoghi dove il vino è tutelato da una lobby di produzione “domestica”. Oltre a questo, in molti Pesi coesistono tariffe extra, che chiaramente influiscono sul prezzo del vino.
- Alcuni consumatori stanno semplicemente uscendo dalla categoria, rivolgendosi ad altre tipologie di alcolici e bevande.
Brexit, any news?
Gli effetti della Brexit sull’economia del Regno Unito e in particolare sul mercato del vino stanno diventando sempre più difficili da prevedere, quindi vediamo cosa è successo. Tre anni dopo la votazione dell’elettorato britannico per uscire dall’Unione Europea, ancora non è stato raggiunto alcun accordo sul processo con il quale il Regno Unito lascia un’unione economica e politica della quale fa parte da oltre 40 anni. Vige la perplessità. L’ente commerciale britannico Wine and Spirits Trade Association ha presentato suggerimenti per il governo affinché l’industria delle bevande continui a funzionare nel modo più agevole possibile in caso di “no deal Brexit” per assicurare accordi di libero scambio con partner chiave, garantire l’accesso continuo a una forza lavoro qualificata e mantenere il sistema di controllo e circolazione delle accise nell’UE.
Il mercato cinese matura in valore
Nonostante un declino in volume, il valore del vino in Cina cresce e il mercato matura. Nel 2018, in accordo con il trend riscontrato globalmente, il vino importato per volume è sceso dell’8% rispetto al 2017, ma il valore è cresciuto del 2.1%. Si tratta del primo declino dal 2014 per la Cina, una discesa per la quale non c’è da preoccuparsi poiché il volume registrato resta comunque più alto delle quote del 2016. Perché? In primis, il mercato dei vini low sta perdendo attrazione, i consumatori si spostano verso un bere meno ma meglio e diventano selettivi. In secondo luogo, il mercato sta digerendo ancora adesso i grandi volumi di vino importato dagli anni precedenti.
Il boom di Est Europa e della “piccola Asia”
Paesi come Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia hanno riscontrato picchi di crescita fenomenali nel ranking di attrattività dell’ultimo anno, secondo i monitor Wine Intelligence. Stessa cosa che accade, per altro, ad un’area dell’Asia fino ad ora poco discussa ma che, da pochi anni, fa parlare di sé. Le zone di Tailandia (in particolare per i vini fermi, che hanno avuto una crescita molto importante) Corea del Sud, Taiwan e Singapore sono Paesi molto interessanti per i produttori italiani, poiché c’è un crescente interesse verso gli autoctoni italiani ed anche una sufficiente educazione al vino per insediarsi.












































