I rimborsi dei dazi Usa sono già iniziati: dal 12 maggio 2026 gli importatori stanno recuperando le somme versate dopo la sentenza della Corte Suprema. Anche il vino è coinvolto, ma la restituzione dei dazi non significa automaticamente prezzi più bassi. Tra pratiche ancora aperte e nuove tariffe, il mercato resta in una fase di forte incertezza.

Per gli importatori americani di vino la stagione dei dazi è entrata in una nuova fase. Dal 12 maggio 2026 gli Stati Uniti hanno iniziato a restituire concretamente le somme versate per i dazi IEEPA, quelli introdotti dall’amministrazione Trump sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act e successivamente dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema.

Il passaggio è importante perché distingue l’avvio della procedura dall’effettivo ritorno del denaro. La Corte Suprema si era pronunciata il 20 febbraio 2026, stabilendo che l’IEEPA non autorizzava il Presidente a imporre quei dazi. La sentenza, tuttavia, non aveva stabilito direttamente le modalità dei rimborsi, demandate successivamente alla U.S. Court of International Trade e alla Customs and Border Protection (CBP).

La CBP aveva quindi messo in funzione il 20 aprile il sistema digitale CAPE, attraverso il quale gli importatori possono presentare le operazioni interessate e avviare le richieste. Ma i primi pagamenti sono arrivati il 12 maggio, data indicata dall’agenzia come l’inizio delle restituzioni.

E il processo è partito con numeri già molto consistenti. Al 11 maggio, secondo una dichiarazione depositata presso la Court of International Trade, CBP aveva ricevuto 126.237 richieste e ne aveva validate 86.874, relative a 15,1 milioni di operazioni. Di queste, 8,3 milioni erano state finalizzate, per un rimborso complessivo, interessi compresi, di 35,46 miliardi di dollari.

Anche il vino è dentro la macchina dei rimborsi

Il comparto enologico è direttamente interessato perché gli importatori statunitensi hanno pagato i dazi sulle spedizioni provenienti dall’estero. Secondo Wine Enthusiast, Victor Schwartz, fondatore dell’importatore VOS Selections, ha ricevuto circa 110.000 dollari, pari a quasi il 95% della somma attesa. Altri operatori hanno invece incontrato maggiori difficoltà, con pratiche ancora aperte o contestate. Il meccanismo, quindi, non è uniforme per tutti. Alcune operazioni sono state rapidamente liquidate, mentre altre richiedono ulteriori verifiche o passaggi amministrativi e giudiziari.

Alla fine di luglio, secondo un documento depositato presso la Court of International Trade e riportato da Reuters, i rimborsi completati avevano raggiunto circa 100 miliardi di dollari.

Il rimborso non significa automaticamente prezzi più bassi

È questo il nodo più interessante per il mercato del vino. La restituzione dei dazi potrebbe far pensare a un immediato calo dei prezzi, ma la realtà è più complessa. Gli operatori hanno raccontato aumenti di 2-4 dollari a bottiglia in alcuni casi, con un impatto particolarmente rilevante sui vini di fascia economica. Altri importatori hanno invece assorbito parte del maggior costo, ad esempio aumentando i prezzi di circa il 5% anziché del 10%.

Il denaro restituito può quindi servire a recuperare margini, rafforzare la liquidità o compensare costi già sostenuti. Non è detto che si trasformi automaticamente in uno sconto per il consumatore finale.

La partita dei dazi non è ancora chiusa

Il paradosso è che gli importatori stanno recuperando somme relative a dazi dichiarati illegittimi mentre il quadro commerciale americano continua a cambiare. Per il vino europeo l’incertezza resta significativa. Secondo i dati doganali statunitensi analizzati dall’OIVE, nel primo semestre 2026 gli USA hanno importato 536,8 milioni di litri di vino, il 16,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il valore delle importazioni è diminuito del 25,2%, fermandosi a 2,43 miliardi di euro.

Il calo non può essere attribuito esclusivamente ai dazi: sul mercato americano incidono anche andamento dei consumi, cambio valutario e condizioni economiche generali. Il dato fotografa però un mercato nel quale la prevedibilità per gli operatori internazionali si è ridotta.

La storia dei rimborsi americani racconta qualcosa di più ampio rispetto alla sola restituzione di 166 miliardi di dollari. Racconta quanto sia difficile per una filiera internazionale tornare rapidamente alla normalità dopo una lunga fase di incertezza. Per gli importatori di vino, il recupero delle somme versate rappresenta certamente un risultato concreto. Ma restano da affrontare le pratiche ancora aperte, i contenziosi, i nuovi regimi tariffari e soprattutto una domanda di fondo: quale parte di questo denaro tornerà davvero al mercato sotto forma di prezzi più bassi?

Per il vino internazionale, la vera partita non è quindi soltanto recuperare ciò che è stato pagato. È tornare a costruire un mercato nel quale importatori, distributori e produttori possano programmare senza dover ricalcolare continuamente il costo di una bottiglia prima ancora che arrivi sugli scaffali americani.


Punti chiave:

  1. I primi rimborsi sono iniziati il 12 maggio 2026, dopo la sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio.
  2. Il sistema digitale CAPE consente agli importatori di presentare le richieste di rimborso dei dazi IEEPA.
  3. Alla fine di luglio erano stati completati circa 100 miliardi di dollari di rimborsi.
  4. Anche gli importatori di vino stanno recuperando somme versate, ma non tutte le pratiche sono ancora chiuse.
  5. I rimborsi non implicano automaticamente prezzi più bassi: nuove tariffe e incertezza commerciale continuano a condizionare il mercato.