Due importanti appuntamenti istituzionali hanno visto protagonisti il 17 giugno, nella sede nazionale di Confagricoltura a Roma, i presidenti della Filiera del Vino Italiano. I vertici delle Associazioni, Confagricoltura, Cia, Aci Alleanza della cooperative agroalimentari, Copagri, Unione italiana vini, Federvini, Federico e Assoenologi hanno aperto i lavori con un importante incontro con l’Ambasciatore del Regno Unito in Italia Jill Morris, sul tema della Brexit.
Ambasciatore Morris. “Il lavoro del governo britannico e dei negoziatori è volto a limitare gli effetti di questo passaggio su cittadini e settore produttivo, per cui siamo impegnati a far in modo che non vengano inserite inutili e dannose barriere al commercio internazionale e continueremo a promuovere e rispettare le regole e i valori del multilateralismo e del libero commercio. Nello specifico del settore vitivinicolo, comprendiamo le preoccupazioni dei produttori, tuttavia voglio confermare che il Regno Unito, anche in caso di un’uscita senza accordo dall’UE (c.d. no-deal), non applicherà dazi ai vini importati dall’Italia”.
Centrale è la proposta di riorganizzazione e razionalizzazione del numero e delle caratteristiche di riconoscimento dei sistemi DOP e IGP. Al fine di valorizzare il vertice della piramide del sistema delle denominazioni e indicazioni geografiche italiane, la Filiera propone una modifica dei requisiti di riconoscimento delle DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) contenuta nell’articolo 33, comma 1, della legge 238/2016.
Schedario viticolo e “vigneto Italia” sono stati altri due punti fondamentali delle discussioni. In questo senso, la Filiera sottolinea l’importanza di poter conoscere in modo approfondito e puntuale i dati produttivi, a partire dal corretto funzionamento dello schedario viticolo, per assicurare anche certezza giuridica agli operatori del settore. Nell’ottica di garantire una completa tracciabilità del sistema vitivinicolo del Paese, le organizzazioni auspicano l’avvio di un progetto che possa portare all’interconnessione tra i dati contenuti nello schedario e il registro telematico del SIAN.
la Filiera ritiene necessario un confronto sulla situazione del mercato e sulle possibili modalità di ridefinizione nel medio periodo. Altresì, con l’obiettivo di puntare a un equilibrio di medio-lungo periodo del mercato del vino, i presidenti delle organizzazioni hanno valutato due vie d’azione.
La prima prevede di assicurare la certezza del dato produttivo e di consentire al mercato di determinare il reale stato del settore, prevenendo anche talune pratiche sleali. La seconda, invece, ha portato la Filiera a valutare la riduzione delle rese massime di produzione di vini senza Indicazione Geografica, con un valore specifico anche per i vini varietali.
avviare in tempi stretti una riflessione per valorizzare la cultura del vino e la tradizione agroalimentare italiana e hanno rimarcato l’importanza dello sviluppo di una rete di ricerca e di collaborazioni che aiuti le organizzazioni nell’orientarsi nelle scelte strategiche che le attendono, anche nella prospettiva della futura riforma della PAC. In questa direzione, considerando la peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano, dove prevalgono aziende ed operatori di piccole e medie dimensioni, è emersa l’esigenza di un sostegno verso le attività di ricerca e innovazione condivise a livello territoriale e nazionale.