Si sapeva da un po’ di tempo che nel Lugana doc la situazione non era quella rosea che aveva caratterizzato l’ultimo quinquennio della denominazione.
Dopo un vento in poppa straordinario che aveva portato la denominazione a risultati tra i più esaltanti nel panorama vitivinicolo italiano (dal 2000 al 2018 la superficie si è quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2.500 ettari e solo dal 2014 al 2018 ha registrato un + 60%), la situazione negli ultimi mesi si è fatta decisamente più pesante.
Questo aumento incredibile della superficie, infatti, ha portato con sé anche una serie di problemi a partire da uno squilibrio tra domanda ed offerta, nonostante l’ottima performance delle vendite di prodotto imbottigliato.
Il Consorzio di tutela, alla luce di questo appesantimento della denominazione, ha deciso di esercitare un ruolo che pochi Consorzi in Italia mettono in campo, quello della gestione dell’offerta.
L’Assemblea straordinaria del 3 luglio scorso ha deciso di inviare a Regione Veneto e Regione Lombardia una formale richiesta di stoccaggio del 10% del vendemmiato 2019 (misura flessibile e reversibile) fino al 31 dicembre 2020, che dovrebbe modulare l’immissione al consumo del prodotto atto a Lugana, in linea con l’evoluzione della domanda e con criteri definiti in base alle diverse tipologie.
Inoltre, è stato deciso di avviare il controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto, al fine di verificare che i limiti di resa per ettaro previsti da disciplinare di produzione vengano rispettati, e il blocco delle rivendicazioni per conseguire l’equilibrio dei mercati e gestire in maniera coerente volumi produttivi rispetto alla domanda.  
Complimenti al Consorzio, da qualche mese nelle mani dell’esperto presidente Ettore Nicoletto (amministratore delegato del gruppo Santa Margherita) per le misure intraprese e per la trasparenza con cui queste misure sono state varate.
Con un chiaro comunicato stampa, infatti, il Consorzio ha evidenziato come da alcuni mesi, grazie ad una collaborazione con il Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Padova, era stata avviata un’analisi approfondita della situazione produttiva della denominazione.
I risultati ” è scritto nel comunicato – hanno evidenziato una crescita delle bottiglie commercializzate superiore a qualsiasi altra denominazione italiana di rilievo (C.A.G.R. 2008-2018 pari all’8%), trend che nel 2018 si è rafforzato con un +9% e che mostra ulteriori segni di ascesa nella prima metà del 2019 (+15%). A fronte di questa indiscussa dinamicità sul piano commerciale, del forte appeal e del posizionamento premium a livello di prodotto imbottigliato, già dalla vendemmia 2018 la Denominazione ha, però, dovuto affrontare la criticità di un eccesso di produzione rispetto alla domanda di mercato, che, se non gestita, rischia di accentuare gli squilibri già presenti in Filiera. Ciò si traduce in un progressivo incremento delle giacenze di prodotto sfuso, con la conseguenza di creare un eccesso di offerta che potrebbe portare a un calo dei prezzi delle uve ” soprattutto in fase vendemmiale – e del vino sfuso, a livelli difficilmente sostenibili nel medio-lungo termine.
 Questo squilibrio tra domanda ed offerta, nonostante l’ottima performance delle vendite di prodotto imbottigliato, è totalmente riconducibile all’ampliamento della superficie vitata iscritta alla DOC Lugana ” che dal 2000 al 2018 si è quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2,500 ettari e solo dal 2014 al 2018 ha registrato un + 60%.
 Ciò ha causato un incremento progressivo delle giacenze di vino sfuso nel sistema Lugana. L’eccedenza di offerta di uve in vendemmia e di vino sfuso, che ha già manifestato i suoi effetti con la raccolta del 2018 (riduzione dei prezzi di uve e di sfuso), rischia di riproporsi con la vendemmia 2019: questo provocherebbe una possibile ulteriore pressione al ribasso sui prezzi del vendemmiato. Nell’estate dell’anno scorso la quota delle giacenze si è attestata sul livello massimo dell’ultimo quinquennio toccando il 45% del volume della vendemmia precedente e ” con una vendemmia stimata superiore a 200.000 hl ” il Consorzio prevede che a fine 2019 le giacenze si incrementeranno di un ulteriore 21%.
 “Il Consorzio ha il dovere di intervenire in difesa del valore, del prestigio e della reputazione che la DOC Lugana ha costruito nel corso dei decenni”, sottolinea il presidente Ettore Nicoletto, e continua “La nostra Denominazione ha sempre dato e continua a dare il meglio di sé in termini di qualità, promozione e tutela del territorio, ma ora è necessario mettere in campo una serie di strumenti e misure di governo dell’offerta, come lo stoccaggio, il blocco delle rivendicazioni dei nuovi impianti e il controllo dei vigneti, allo scopo di gestire in maniera coerente i volumi di prodotto, togliere pressione alla filiera ed attenuare l’effetto negativo sui prezzi delle uve e del vino sfuso causati dell’eccesso di produzione, in un’ottica di protezione del valore del territorio e della DOC stessa”.   
 Siamo onesti, è la prima volta che registriamo un’analisi così chiara di una denominazione e una comunicazione altrettanto trasparente.
Riteniamo che questo sia il modo migliore per affrontare le problematiche ed evitare che si trascinino nel tempo con tutte le conseguenze che ben conosciamo in molte altre denominazioni italiane.
L’azione del Consorzio del Lugana doc testimonia, inoltre, che il compito della gestione dell’offerta, alla luce della costante variabilità delle produzioni (a causa anche delle mutazioni climatiche) è e sarà sempre più fondamentale.
Ci auguriamo che la strada aperta dal Consorzio del Lugana, anche in termini di modalità di comunicazione, sia seguita anche da altre realtà consortili del nostro Paese.