È affascinante raccontare la storia di una cantina che ha segnato in maniera indelebile l’evoluzione qualitativa di un vino, il Trebbiano di Lugana, che in 50 anni da semplice vino da tavola è riuscito ad imporsi sulle tavole di tutto il mondo e a rappresentare una delle eccellenze della produzione vinicola italiana. Questo è la cantina Zenato a San Benedetto di Lugana, una realtà che ha saputo valorizzare la sua storia di eccellenza, senza rimanerne schiacciata e di anzi sapendo guardare al futuro con audacia e lungimiranza.
“Siamo convinti” spiega Nadia Zenato che, assieme al fratello Alberto ha ereditato l’azienda da papà Sergio “che oggi la bottiglia di vino non sia più soltanto territorio e tradizione, che restano la base di una produzione vinicola, ma anche emozione, stile ed eleganza. L’evoluzione del vino si racchiude anche nel sogno che una bottiglia Zenato riesce a dare a chi la degusta in Italia e nel mondo”.
Un approccio, quello del vino vissuto come una sorta di gioiello, che ha in parte riscritto il modo di produrlo (giocando molto sui toni dell’eleganza e della raffinatezza), ma soprattutto di veicolarlo. E non è un caso che la verticale organizzata da Zenato a Vinitaly di quest’anno, sia diventata uno degli eventi clou della rassegna, in grado di mostrare la versatilità del Lugana che il papà, con la Riserva Sergio Zenato, per primo nella denominazione, nel 1993 ha compreso e sviluppato.
Detto questo Zenato è anche la storia della denominazione e quindi il senso di responsabilità della famiglia ha permesso negli anni di sviluppare anche una attività editoriale di ricerca e valorizzazione della storia enologica locale, unica nel suo genere. E proprio quest’anno Zenato ha dato alle stampe il quarto volume della serie dal titolo “Nell’oasi della Lugana l’anima di Zenato”, per celebrare il territorio della Lugana, mettendone in luce il patrimonio storico, le bellezze paesaggistiche, la cultura vitivinicola, a cui l’azienda di Peschiera del Garda è indissolubilmente legata. Il libro (Edizioni Biblos), è stato curato da firme prestigiose, in primis lo storico veronese Bruno Avesani, che con perizia e passione ha documentato e narrato la storia di personaggi ed eventi che si sono succeduti nei secoli, poi del giornalista Cesare Pillon, firma storica del giornalismo enogastronomico, amico e collaboratore di Luigi Veronelli e infine del fotografo Francesco Radino, uno degli autori più influenti nel panorama della fotografia contemporanea in Italia. Ne è nata un’opera imponente, ricca di spunti e che valorizza un vino, il Lugana, che l’azienda Zenato ha portato con successo in tutto il mondo.













































