Il mercato del Sol Levante per il comparto vino italiano pu� essere considerato ben consolidato, ma rappresenta ancora un obiettivo strategico su cui investire. “Il consumo procapite 30 anni fa era di 0,1 litri all’anno: ora � aumentato di oltre 200 volte – ha fatto presente Shigeru Hayashi, giornalista esperto di enologia del nostro Paese e Ad di Eataly Giappone – Ma in termini di volumi, siamo ancora a 2,5 litri procapite, con gran parte di potenzialit� di crescita tuttoggi inespresse”. Un livello che pu� certamente essere superato, tanto pi� che i consumatori giapponesi hanno un fortissimo interesse per il vino. “La loro conoscenza � molto grande, ma l’approccio � fortemente teorico – ha aggiunto Hayashi all’incontro organizzato nell�ultima edizione di Vinitaly dal Consorzio di tutela vini Soave – Per questo � necessario presentarsi con informazioni e dati precisi”. Cosa in cui l’Italia non eccelle per una certa ridondanza di Doc e Docg, ma anche per l’oggettiva ricchezza dell’enologia nostrana. Quindi, come comunicare questo “caos sublime”? La risposta � ancora una volta la gastronomia, ma Hayashi offre uno spunto utile ad accedere in una forma diversa a quel mercato. “Il vino, nell’immaginario collettivo dei giapponesi � ancora soprattutto rosso, anche perch� i bianchi soffrono la concorrenza del sak�. Per� questo � paradossale dato che la cucina tradizionale nipponica, ricca di pesce e frutti di mare, si abbina incomparabilmente meglio a moltissimi bianchi italiani”. Spiegare ci�, quindi, potrebbe essere una leva per incrementare i consumi.


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