Siamo a Seul con la prima tappa dell’Unit Wine Tour 2019 in Asia che dopo la Corea del Sud ci porterà ad Hanoi ed HoChiMin City in Vietnam.
Come sempre impeccabile l’organizzazione di Unexpected Italian che in meno di un anno si è accreditata come una delle realtà più autorevoli nell’attività di b2b dedicate alle imprese del vino italiane nel mondo.
Non lo scriviamo perché è un nostro partner con il quale lavoriamo fin dall’inizio del loro percorso ma perché sta svolgendo un lavoro straordinario sia nell’organizzazione logistica di questi eventi così complessi, sia, soprattutto, perché sono attentissimi nella selezione degli operatori da invitare e nella formazione delle aziende al fine che possano capitalizzare al meglio il loro investimento in questa tipologia di iniziative.
Come consuetudine anche l’evento di Seul, svoltosi nel prestigioso Hotel Plaza, si è aperto con il seminario formativo per introdurre le imprese presenti al mercato della Corea del Sud e, più in generale, a quello dell’Asia Orientale.
Al punto, come giustamente ha ricordato Stefano Sermenghi, uno dei quattro partner di Unexpected Italian (gli altri sono Marco Farnè, Paolo Dell’Aquila, Alessandra Castelli) , oggi la Corea del Sud va considerata come uno dei mercati di sbocco ideale di tutta l’Asia Orientale “che oggi rappresenta un mercato del vino di straordinaria rilevanza con un valore complessivo di 6,45 miliardi di euro, non tanto lontano dai 6,95 miliardi di euro del Nord America”.
“La Corea del Sud è un Paese che è cresciuto moltissimo dal 1998 (anno delle Olimpiadi di Seul) ad oggi e – ha sottolineato Vincenzo Calì, da un anno direttore dell’Italian Trade Agency di Seul – di pari passo è aumentata anche la percezione dei consumatori coreani nei confronti del vino”.
Vino che ha ancora una quota di consumo non particolarmente elevata (1,2 litri pro capite) ma comunque interessante confrontata con altri Paesi di quest’area (compresa la Cina).
“Molto elevato, però ” ha proseguito Calì ” il consumo pro capite di alcol che con 13 litri pone la Corea del Sud al secondo posto dopo la Bielorussia”.
Sono i superalcolici ad innalzare notevolmente questa quota di consumo e, per tale ragione, il Governo coreano ha imposto da alcuni anni tasse rilevanti su questa tipologia di bevande e questo sta avvantaggiando non poco proprio il vino (e ovviamente la birra).
Osservare i dati dell’Asia Orientale è molto utile anche per capire, purtroppo, il ritardo dell’Italia del vino in quest’area.
A fronte, infatti, di un mercato complessivo del vino di quasi 6,5 miliardi di euro, l’Italia ha una quota di solo il 6% (420 Milioni di euro), mentre la Francia detiene un solido 50%, l’Australia il 16% e il Cile il 9%.
A quest’ultimo riguardo Sermenghi ha evidenziato come da un recente report di Wine Monitor Nomisma, in Asia Orientale Bordeaux e Borgogna esportano circa 99 milioni di bottiglie per un valore di 864 milioni di euro contro le 13 milioni di bottiglie, per un valore di 77 milioni di euro, delle dop di Toscana, Piemonte e Veneto. Un misero rapporto di 11:1.
Ma questo significa che abbiamo grandi margini di crescita e le previsioni, infatti, quelle a cinque anni, sembrano premiarci sia in termini di volumi ma soprattutto di valori.
Sarà infatti fondamentale intercettare la crescita dei mercati dell’Asia Orientale che aumentano ad un ritmo del 12,6% annuo “che significa un aumento di 11 volte superiore rispetto ai mercati dell’UE” ha sottolineato ancora Sermenghi.
Venendo maggiormente sullo specifico del mercato sud coreano emerge come complessivamente generi un valore nel vino di circa 470 milioni di dollari Usa con oltre 20.000 tipi di vino. Un dato, quest’ultimo, molto interessante che “denota – ha spiegato Sermenghi – un elemento strategico di questo mercato, cioè la straordinaria curiosità dei consumatori coreani che non si limitano ai soli brand più noti ma amano scoprire novità dal buon rapporto qualità/prezzo”.
L’Italia in Corea del Sud oggi, con un valore di 35 milioni di dollari (dato import), è al terzo posto con una quota del 14,1% dietro a Francia e Cile, ma siamo cresciuti nel 2018 del 16% in valore e dell’11% in volume rispetto l’anno precedente.
Grandi margini di crescita, pertanto, anche in Corea del Sud dove possiamo godere di un appeal forte da parte di consumatori sempre più sofisticati e culturalmente progrediti anche nei confronti della conoscenza del vino che sempre di più sta entrando nella loro quotidianità di consumo. Ma del profilo del consumatore sud coreano ne scriveremo a breve.
Una crescita che è dettata anche da un’economia in evoluzione (51 milioni di abitanti con un reddito pro capite di 36.766 dollari) in quello che è considerato il Paese tecnologicamente più avanzato al mondo con la presenza di alcune delle multinazionali più prestigiose e performanti (Samsung tanto per citare un nome).
“L’Italia del vino ha ancora molto da fare in Corea del Sud ” ha concluso Sermenghi ” ma vi sono già indicazioni incoraggianti come la crescita del prezzo medio del vino italiano che nel primo semestre di quest’anno è cresciuto del 10,7%, ben superiore al 3,61% della Francia o al 2,99% della Spagna. Significa che stiamo capendo che possiamo aumentare la nostra presenza in questo Paese non andando a pregiudicare il nostro posizionamento”.
Certo, siamo ancora all’inizio ma la Corea del Sud potrebbe veramente diventare il test di ingresso chiave in questa parte del mondo che da troppo tempo ci vede in ritardo.
Corea del Sud gate ideale per lAsia Orientale
Un Paese in continua ascesa dove il vino italiano ha ampi margini di crescita e la possibilità di aprirsi al meglio all’intero mercato dell’Asia Orientale che con i suoi 6,45 miliardi di euro è vicino come valore a quello del Nord America e negli ultimi 10 anni ha registrato un balzo del 227%












































