Ci piace la storia di Siddura perché racconta dell’Italia che vorremmo, quella capace di costruire il suo futuro con le radici ben salde nella tradizione, con la forza della competenza e la capacità di esprimere un’identità unica ed inconfondibile, lontana mille miglia dalla tentazione di adagiarsi sulle tendenze dominanti ma sufficientemente preparata ed accorta per cogliere ogni opportunità.
Siddura è la storia di una tenuta abbandonata nel cuore della Gallura, sulle alture granitiche che sovrastano la scintillante Costa Smeralda, un territorio meravigliosamente aspro ed orgogliosamente appartato dove i vigneti devono lottare per sopravvivere.

Tutto iniziò quando una tenuta abbandonata in località Siddùra di Luogosanto venne scoperta da due imprenditori impegnati in altri business: una sorta di richiamo ancestrale proveniente da un lembo di terra che era rimasto in silenzio per anni, in attesa di trovare gli uomini giusti da cui farsi ascoltare. Un evento non così raro nel nostro magnifico Paese ma qui la differenza la fecero due imprenditori che affrontarono la sfida di far rinascere quel luogo dopo essere riusciti ad elaborare linee guida strategiche chiare e condivise: risorse umane dotate di elevate competenze e tensione verso l’innovazione, vini capaci di esprimere l’identità della Sardegna, volontà di affermare un nuovo brand, esperienza e capacità per creare una struttura commerciale solida e preparata.
Quattro pilastri saldi su cui fondare una costruzione complessa e coerente che ci piace raccontare.

Partiamo dalle risorse umane che rappresentano sempre la chiave del successo aziendale. Per il progetto di rivisitazione e rinascita agronomica ed enologica in chiave moderna si decise di puntare su professionisti giovani e motivati: ex ragazzi cresciuti velocemente all’ombra di grandi maestri e brand di primaria importanza ma ormai autonomi e desiderosi di affermare la propria capacità all’interno di una squadra costruita per realizzare un progetto innovativo.

Poi, la questione dell’identità dei vini: prerogativa che, a parole, è facile da affermare ed appare molto abusata ma che è davvero molto difficile da conquistare nella realtà. Con una strategia chiara ed obiettivi ben definiti, la ricerca dell’identità divenne un valore della produzione prima ancora che della comunicazione aziendale. Dunque, poche chiacchiere e tanti fatti seguendo un semplice principio guida, quello di lavorare con vitigni autoctoni per creare vini capaci di catturare ed esprimere i profumi, il gusto ed il cromatismo luminoso di una terra dura e pura, sospesa tra cielo e mare. La scelta principale fu quella di sfruttare le opportunità offerte dall’innovazione in campagna ed in cantina senza trascurare di riconsiderare ancestrali pratiche agronomiche ed enologiche che meritavano di essere studiate e riconsiderate per valorizzare al meglio i vitigni autoctoni.
Un lavoro davvero sfidante e difficile che è stato capace di creare vini che sanno essere essenza credibile del territorio. Tanto che, oggi, un sorso di vino Siddura, rappresenta un assaggio di cultura e valori che accende una sorta di esperienza emotiva della terra sarda tra sapidi profumi di macchia mediterranea e odorose chiome di ginestra.

Veniamo ora al tema del nuovo brand: sappiamo bene che la qualità del prodotto è un fattore imprescindibile ma insufficiente per garantire la notorietà ed il successo aziendale che impongono lo sviluppo di un progetto meticoloso e costante di costruzione della notorietà. 
Anche in questo ambito, Siddùra ha sviluppato una strategia completa e coerente che ha portato a creare un packaging assai riconoscibile e ricorrente per tutti i vini che sono caratterizzati da una grande S che campeggia in etichetta e ricorda Siddùra ma anche Sardegna: un’immagine immediata, facile da riconoscere e ricordare in enoteca ed al ristorante, anche dal turista che ritorna in Sardegna dopo un anno oppure che vuole bersi, a casa, il ricordo della sua Sardegna.
Un progetto importante che ha visto il marchio affermarsi e consolidarsi attraverso iniziative di comunicazione, creazione di eventi notiziabili, coinvolgimento dei media, utilizzo dei social, accoglienza in azienda, coinvolgimento di giornalisti ed opinion leader e tanto altro ancora.

Il progetto di vendita rappresenta l’ultimo pilastro di una costruzione strategica coerente che ha privilegiato la distribuzione in ristoranti ed enoteche della Sardegna programmando una progressiva diffusione nelle aree che rappresentano al meglio i paesi di provenienza dei turisti che visitano la Sardegna. In questo contesto, la scelta che abbiamo apprezzato maggiormente è racchiusa nella precisa volontà di selezionare e formare gli addetti commerciali ed importatori in modo che siano i primi narratori della storia e filosofia aziendale nella consapevolezza che lo “storytelling”  più efficace, diretto e diffuso sia proprio quello creato dagli uomini di vendita: i primi e più importanti comunicatori dell’azienda.