Quattro fratelli. Una famiglia. Una storia lunga 20 anni. Festeggia quest�anno l�ambito traguardo del ventennio (1995-2015) l�azienda vinicola Tenuta Sant�Antonio, che si trova sulle colline della Val d�Illasi, a met� tra la Valpolicella e la zona di produzione del Soave, a met� tra i rossi e i bianchi, ma storicamente votata ai rossi (Amarone, Ripasso, Valpolicella Classico Superiore costituiscono l�80% della produzione).
Abbiamo incontrato uno dei fondatori, Armando Castagnedi, che assieme ai fratelli Tiziano, Paolo e Massimo ha raccolto vent�anni fa l�eredit� del padre, viticoltore.

La svolta nella storia della famiglia � avvenuta quando avete fondato Tenuta Sant�Antonio nel 1995..
La nostra � la storia di una nuova generazione che calca le orme del padre, ma non si vuole limitare solo alla produzione delle uve, ma a fare il vino con uno stile pi� moderno. Non siamo mai stati tradizionalisti pur producendo vini della tradizione.

Che prospettive avevate?
Gi� allora avevamo uno sguardo al di l� del territorio. Eravamo affascinati da altre regioni viticole dove facevano vini pi� strutturati in Italia (Toscana e Piemonte) e all�estero, come in Francia. L� c�era una cultura (o coltura, ndr) del vigneto che ai noi mancava 20 anni fa. Cos� siamo partiti anche noi dalla cura del vigneto. Da 30 ettari iniziali ora ne abbiamo pi� di 100.

Che identit� ha Tenuta Sant�Antonio?
Non ci interessa fare solo puro business, ma cerchiamo di qualificare l�immagine del brand, che significa un�idea chiara del vino. Abbiamo una sola etichetta Tenuta Sant�Antonio, non abbiamo secondi marchi proprio perch� abbiamo scelto di mantenere un�identit� definita e riconoscibile.

In che modo fate questo sui mercati internazionali?
Faccio l�esempio degli Stati Uniti. Quando abbiamo iniziato la collaborazione con i nostri importatori ci � stato chiesto di selezionare solo 5 vini e quelli sarebbero rimasti a listino per 10 anni. Io onestamente non capivo questa strategia all�inizio. Inoltre gli importatori hanno voluto che fossi sempre e solo io a visitare gli Stati Uniti negli incontri ufficiali, nei tastings ed eventi formativi con ristoratori, sommelier ed operatori.
Mi sono ricreduto e oggi dico che nella marea di opportunit� che offrono i mercati internazionali costruire l�identit� di un�azienda � la chiave di svolta.

Quali sono i Paesi su cui siete concentrati?
Oggi siamo in 40 mercati, ma il core business � rappresentato da Italia e Germania, i due mercati storici e da non tralasciare mai perch� sono la goccia continua. Poi Stati Uniti, Paesi nordici, Canada e Cina.

Qual � la situazione del mercato vino oggi?
Quando siamo partiti 20 anni fa c�erano molte pi� opportunit� per le piccole aziende. Oggi il mercato sta andando sempre di pi� verso aziende strutturate e questo � un problema a mio avviso.
Un tempo c�erano gli intermediari che avevano il tempo di promuovere e spiegare i tuoi vini, oggi non hanno pi� il tempo, ti organizzano l�evento e il tasting, ma l�azienda si deve muovere personalmente per andare a raccontare i vini. Dobbiamo pensare al consumatore finale, non ci possiamo fermare agli intermediari.


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