Il 2025 si è chiuso come un anno di profonda selezione per il comparto vinicolo globale in Borsa. Tra l’impatto dei dazi statunitensi, l’inflazione e il calo strutturale dei consumi, colossi come Treasury Wine Estates hanno subito pesanti perdite. Tuttavia, casi come Naked Wines dimostrano che strategie di rilancio mirate possono generare valore anche in un mercato estremamente incerto.
Il 2025 si è rivelato un anno estremamente selettivo e complesso per i principali gruppi vinicoli quotati in Borsa a livello globale. Quello che doveva essere l’anno del consolidamento post-pandemico si è trasformato in una “tempesta perfetta” dove fattori strutturali e tensioni geopolitiche hanno raffreddato l’entusiasmo degli investitori, portando il comparto a perdere progressivamente la sua attrattività storica.
La crisi dei colossi e il peso della geopolitica
Secondo l’analisi di Pambianco (realtà di consulenza nota per assistere le aziende nel loro sviluppo strategico) l’andamento dei titoli sui mercati finanziari riflette una pressione diretta sui bilanci aziendali, causata da un mix di dinamiche sfavorevoli:
- la contrazione dei consumi globali,
- l’inflazione che morde il potere d’acquisto,
- l’incertezza legata ai dazi statunitensi. Questi ultimi pesano sensibilmente, considerando che il mercato USA rappresenta tra il 30% e il 40% dell’export per molti produttori europei e australiani.
Il caso più emblematico di questa sofferenza è Treasury Wine Estates. Il colosso australiano ha visto il proprio titolo crollare del 51,4% nel 2025, con una capitalizzazione scesa a circa 1,95 miliardi di euro. La società ha dovuto affrontare la debolezza della domanda premium in Cina e USA, arrivando a sospendere i dividendi e a registrare una svalutazione degli asset statunitensi per quasi un miliardo di dollari australiani.
Anche le Maison dello Champagne hanno perso terreno, segnando la fine dell’euforia degli anni precedenti:
- Laurent-Perrier: -9,8%.
- Lanson-Bcc: -8,5%.
- Maison Pommery: -8,2%.
Italia “alla finestra”: IWB e Masi
In questo scenario, i player italiani mostrano una discreta tenuta operativa, che però non sempre si traduce in performance borsistiche entusiasmanti. Italian Wine Brands (IWB), l’unica presenza tricolore tra i grandi gruppi mondiali, ha chiuso l’anno con un lieve calo del 3,9% e una capitalizzazione di 181 milioni di euro. Nonostante ricavi stabili a 395,9 milioni di euro e volumi in crescita, il mercato mantiene un atteggiamento prudente sulla sua capacità di espansione futura.
Discorso simile per Masi Agricola, che ha registrato una flessione del 7,3%. Sebbene i ricavi netti siano stati penalizzati dall’effetto valutario negli Stati Uniti, l’azienda ha mostrato segnali di efficienza con un Ebitda in crescita e un miglioramento del margine industriale lordo, grazie al successo delle attività legate alla Masi Wine Experience.
Le eccezioni: quando la strategia premia
Non tutto il comparto è in sofferenza. Chi ha saputo leggere il mercato con pragmatismo ha ottenuto risultati sorprendenti:
- Naked Wines (+59,9%): Il retailer online britannico è il “top performer” del 2025. Il successo è figlio di un drastico piano di rilancio basato sulla liquidazione delle scorte in eccesso e una revisione al rialzo degli obiettivi di redditività.
- Andrew Peller (+33,5%): Il gruppo canadese ha convinto gli investitori grazie a una gestione solida, raggiungendo una capitalizzazione di 152 milioni di euro.
- AdVini (+5,6%) e Schloss Wachenheim (+2,6%): Entrambi i gruppi hanno beneficiato di una gestione prudente, riuscendo a navigare in acque agitate nonostante la crisi dei vini d’alta gamma.
Prospettive 2026: un orizzonte ancora nebuoloso
Le previsioni per l’anno in corso rimangono caratterizzate da una elevata incertezza. Il sentiment del mercato è influenzato più dallo scenario macroeconomico e geopolitico che dai singoli risultati aziendali. Sebbene la Borsa resti uno strumento fondamentale per finanziare la crescita a lungo termine, i grandi gruppi italiani non quotati sembrano intenzionati a restare, per ora, semplici spettatori, in attesa di segnali di stabilità più concreti dal mercato globale.
Punti chiave:
- Crisi dei grandi gruppi globali innescata dalla sovrapposizione di tensioni geopolitiche, dazi USA e pressione inflazionistica.
- Crollo di Treasury Wine Estates che perde oltre il 51% del valore azionario, penalizzato dalla debolezza della domanda premium.
- Subisce anche lo Champagne in frenata dopo l’euforia post-pandemica, con cali diffusi per Laurent-Perrier e Maison Pommery.
- Performance controtendenza di Naked Wines (+59,9%) grazie a un piano di rilancio focalizzato sulla liquidazione delle scorte e sulla redditività.
- Sentiment prudente per l’Italia dove IWB mantiene i ricavi stabili ma risente dell’atteggiamento d’attesa degli investitori internazionali.
















































