La viticoltura italiana si afferma come laboratorio di parità: le aziende guidate da donne raggiungono dimensioni simili a quelle maschili e registrano redditi medi superiori del 5%. È quanto emerge dalla ricerca CREA presentata a Vinitaly 2026, che individua nel vino un modello replicabile per l’intero settore agricolo.

Il divario di genere in agricoltura esiste ancora, ma c’è un settore che sta dimostrando come sia possibile ridurlo concretamente: la viticoltura. Le imprese guidate da donne non solo si avvicinano sempre più a quelle maschili per struttura e opportunità, ma registrano redditi medi superiori del 5%.

È quanto emerge dalla ricerca “Innovare al femminile: i risultati di un’indagine nelle imprese vitivinicole”, promossa da CREA – Politiche e Bioeconomia (Rete PAC) e realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presentata a Vinitaly 2026.

L’analisi prende in esame i dati della Rete di Informazione contabile agricola (RICA) e i risultati di un’indagine qualitativa che ha previsto interviste individuali e un focus group con imprenditrici del settore vitivinicolo.

“Il divario di genere in agricoltura è ancora una realtà, ma questa ricerca dimostra che può essere ridotto – dice Andrea Rocchi, presidente del CREA-VE – Il settore vitivinicolo rappresenta oggi un contesto particolarmente dinamico, dove condizioni più equilibrate permettono alle imprese di esprimere appieno il proprio potenziale“.

Le Donne del Vino non sono un’eccezione, ma un esempio concreto di come il settore possa evolvere – aggiunge Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione – Questa ricerca ci aiuta a riconoscere un’innovazione che spesso non viene raccontata: fatta di organizzazione, relazioni, visione e capacità di costruire valore nel tempo“.

Dove i divari si riducono Le aziende vitivinicole guidate da donne mostrano caratteristiche sempre più simili a quelle maschili: dimensioni quasi identiche (13,8 ettari vs 13,3), organizzazione del lavoro e meccanizzazione tendono ad allinearsi. Quando le condizioni di partenza si equilibrano, anche i risultati iniziano a convergere.

Un’innovazione diversa

Nel vino cambia il modo di intendere l’innovazione: non solo tecnologia o grandi investimenti, ma un processo continuo di scelte quotidiane e visione. Le imprese guidate da donne mettono in luce un’innovazione organizzativa, gestionale e relazionale che attraversa tutta l’azienda, rendendola più solida e resiliente.

Performance economiche

Nel triennio 2021-2023, le aziende vitivinicole guidate da donne registrano redditi medi leggermente superiori a quelle maschili: la prova che, quando le condizioni sono simili, il genere non rappresenta più un limite.

Territorio e autonomia

Gli aiuti pubblici incidono meno sul reddito rispetto ad altri comparti e non costituiscono un fattore discriminante. Emerge invece con forza la dimensione territoriale: relazione con i clienti, enoturismo e dialogo con le comunità locali diventano leve strategiche e parte integrante del modello di impresa.

La viticoltura non è un’eccezione, ma un modello da replicare, capace di indicare una direzione per il futuro dell’agricoltura.


Punti chiave

  1. Redditi superiori del 5% per le aziende vitivinicole guidate da donne nel triennio 2021-2023.
  2. Dimensioni quasi identiche tra aziende femminili e maschili: 13,8 ettari contro 13,3.
  3. Innovazione organizzativa e relazionale distingue le imprenditrici del vino, oltre alla sola tecnologia.
  4. Enoturismo e territorio diventano leve strategiche centrali nel modello di impresa femminile.
  5. La viticoltura è un modello concreto per ridurre il divario di genere in tutta l’agricoltura.