Ormai � chiaro a tutti, oggi il successo dell�export di un�impresa � direttamente proporzionale alla sua capacit� di presidiare i mercati. Se fino a poco tempo fa avere un buon importatore era sufficiente per costruire un buon business oggi �, quando va bene, solo l�inizio. Poi abbiamo detto che era fondamentale definire partnership operative con gli importatori per costruire insieme il proprio mercato e non delegare a loro tutta l�attivit� di commercializzazione e di definizione dell�immagine e del posizionamento dei nostri brand.
Oggi ci siamo accorti che forse nemmeno la partnership da sola, anche se ben costruita, � sufficiente per sviluppare business adeguati rispetto anche ai fabbisogni attuali delle imprese.
E tutto questo perch� siamo ormai a fronteggiare un mercato del vino che evidenzia due fattori evidenti: la perdurante diminuzione dei consumi e delle vendite in Italia (sia da parte di gdo che di horeca) e la sempre maggiore competizione sui mercati internazionali.
La rincorsa all�export di questi ultimi anni, inoltre, ha trovato impreparati anche molti importatori che non sono riusciti ad adeguare le loro strutture rispetto ai fabbisogni attuali dei diversi mercati e delle imprese enologiche.
Il risultato � che i mercati si evolvono su dinamiche sempre pi� internazionali ma sia le imprese sia gli importatori talvolta non sembrano in grado di cogliere queste evoluzioni appieno.
Esiste allora un modello che consenta alle nostre imprese del vino di essere pi� vicine ai mercati internazionali ed approfittare al meglio delle diverse potenzialit�?
La risposta pi� semplice � quella del presidio permanente e cio� di vivere quotidianamente i mercati, almeno quelli pi� importanti.
Ma quello che oggi ci sentiamo di aggiungere � che deve essere un presidio �vero� e non una delega a soggetti che non si � in grado di gestire in maniera adeguata.
In concreto, a nostro parere, deve essere valutata con attenzione l�opportunit�, anche per le piccole e medie imprese del vino italiano, di aprire societ� all�estero in grado di seguire direttamente la commercializzazione dei propri vini.
Non appaia come la �scoperta dell�uovo di Colombo� ma come una nuova evoluzione rispetto alla possibilit� concreta di sfruttare fino in fondo le potenzialit� di sviluppo dei mercati internazionali.
Ci rivolgiamo in particolare a quelle imprese che oggi ritengono questa ipotesi come molto lontana dalle loro possibilit�. Le esortiamo a non pensare di essere troppo piccole per affrontare una scelta di questo tipo. Oggi aprire societ�, soprattutto nei Paesi maggiormente evoluti e liberi sul fronte del diritto societario (Usa e Canada in primis), � molto pi� semplice di quanto possa sembrare.
Non significa, ovviamente almeno per il momento, costruire nuove societ� di importazione ma almeno un modello di presidio molto pi� forte e autorevole. Un presidio che faccia �toccare con mano� quotidianamente le evoluzioni anche degli stili di consumo, di vendita del vino. Quante volte, infatti, ci accorgiamo di quanto succede sui mercati solo quando li abbiamo visti noi direttamente? Quante cose non raccontano i dati delle indagini che ci vengono spesso sottoposte e che mancano, ovviamente, di una serie di approfondimenti.
Noi nel nostro piccolo abbiamo fatto un test in Canada dove oggi abbiamo a Vancouver una nostra societ� ufficiale. Ci abbiamo messo due ore per averla�


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