Vinitaly si � aperto quest�anno all�insegna dell�ottimismo, con un clima che rispetto anche alle ultime due precedenti edizioni, pi� sereno e fiducioso.
Ma per capire meglio quale � lo stato reale del settore siamo andati da quello che consideriamo il manager del vino che, sia in termini di esperienza e di competenza ma anche di coraggio nell�esprimere le proprie opinioni, poteva darci le indicazioni pi� vicine alla realt�.
Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains, la societ� del gruppo Angelini, oggi una delle realt� pi� dinamiche ed innovative sul fronte enologico (proprietaria delle aziende Bertani, Puiatti, Val di Suga, Trerose, San Leonino, Collepaglia).
“Che vi sia un clima di ottimismo � un fatto di s� per s� positivo � ci dice subito Pedron � ma � indubbio che spesso � costruito su molte cose “comunicate” rispetto ai fatti “concreti”.
“Abbiamo per esempio aperto questo Vinitaly � prosegue Pedron � dando ampia enfasi al nostro export che ha superato i 5 miliardi di euro non sottolineando, per�, che abbiamo costruito questa crescita in gran parte utilizzando solo la leva del prezzo con un valore medio della bottiglia di vino italiana che stenta a crescere”. “Comunichiamo di un valore del vigneto italiano che cresce ovunque, dell�importanza di tutti i nostri vitigni autoctoni rispetto a quelli internazionali, ma nascondiamo il fatto che queste evoluzioni appartengono solo a pochi territori del vino del nostro Paese e che di fatto la nostra filiera, nel suo complesso, � sofferente. E il segmento che soffre di pi� � certamente quello dei viticoltori e questo purtroppo rappresenta un elemento di estrema fragilit� del nostro sistema”.
Pochi elementi positivi, quindi, per Pedron?
Rimangono straordinarie le potenzialit� del sistema vino Italia. Non a caso siamo bravissimi sul fronte della comunicazione a creare interesse attorno a noi, di apparire come il modello pi� giusto ed adeguato per affrontare i mercati, soprattutto quelli internazionali. Poi per� quando scendiamo ai fatti le cose cambiamo e a parte il prezzo utilizziamo poco e male le altre leve del marketing a partire da quello collettivo. Non riusciamo a superare il nostro individualismo e difficilmente ci presentiamo coerenti e coesi.
L�export, per�, appare a molti produttori l�unica chance per crescere in fatturato e remunerativit�. Non a caso anche in questo Vinitaly l�80% dei convegni � dedicato ai temi dell�internazionalizzazione.
Anche su questo fronte c�� un eccesso di aspettativa con il rischio, reale, di dimenticare l�importanza economica fondamentale per il nostro settore del mercato italiano. Darlo per “morto” � pericolosissimo e sarebbe fatale per il nostro comparto. Per quanto ci riguarda abbiamo dato alla nostra area commerciale un mandato preciso rispetto al mercato Italia e i primi tre mesi di quest�anno ci hanno portato un incoraggiante +18% mentre all�estero siamo sostanzialmente stabili. Il mercato Italia va visto come una straordinaria opportunit�, va riconquistato con azioni concrete.
Ce ne pu� indicare qualcuna di queste azioni?
Sicuramente al primo posto vi � l�organizzazione distributiva, non pi� “raccoglitori di ordini”, ma veri e propri promoter dei prodotti, capaci di portare la voce reale dell�azienda. Il modello dei plurimandatari, con centinaia di marchi ormai non � pi� in grado di evidenziare, dare valore alle peculiarit� delle produzioni enologiche di qualit�. Poi vanno “aiutati”, supportati i clienti a comunicare, presentare i prodotti. Infine si deve lavorare su prodotti sempre pi� in sintonia con i consumatori italiani di oggi dando spazio alla bevibilit� rispetto agli eccessi dei vini strutturati del passato.


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