Ci sono denominazioni, che per storia, imprenditorialità e riconoscibilità dei prodotti, hanno saputo imporsi più di altre all’estero. Gavi ne è un esempio virtuoso. Questo territorio del vino, che si estende nell’angolo Sud Orientale del Piemonte, esporta circa l’85% verso i mercati esteri. A renderlo un interessante caso di studio, più di altri territori italiani che si attestano sulle stesse percentuali di export, sono i dati degli ultimi anni. Secondo quelli riportati dal Consorzio Tutela del Gavi, questa denominazione ha saputo posizionarsi in oltre 70 Paesi nel mondo, passando dal 67,94% dell’export all’84,77%, in poco più di una decina d’anni. Un lavoro sinergico partito dal territorio, che ha prodotto nella stessa manciata di anni un + 49% di superficie vitata (da 1076 a 1550 ettari) e un considerevole + 70% di bottiglie prodotte (da 8 a 13 milioni).
Il Gavi è oggi tra i primi bianchi italiani in UK, Germania, Stati Uniti, Russia e Giappone, e può contare su oltre 360 aziende (comprese nell’Erga Omnes), di cui 190 associate al Consorzio tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Ma se nel 2008 il primo Paese per export era la Germania con il 59,40%, oggi è UK, in fascia premium, col 53,43%. A questo si aggiunga un lavoro di promozione sul territorio, decisamente non scontato. Il segreto del successo di questa denominazione all’estero e in Italia è evidentemente un mix di molte variabili.
Il Gavi è un vino fedele a sé stesso. Tra i meriti dei viticoltori, c’è il lavoro fatto in questi anni per tutelarne la produzione, anche attraverso l’ottenimento nel 1974 della Doc, tra le prime in Italia, e della Docg nel 1998. Un patto qualitativo, che ha consolidato il suo prestigio internazionale. Più in generale, i produttori del Gavi hanno lavorato in questi anni su disciplinari di produzione che valorizzassero le uve Cortese, senza snaturarne le caratteristiche. Ne è prova il fatto, che abbiano mantenuto salda la scelta di produrre Cortese in purezza, che ne rafforza identità e riconoscibilità sulle cinque tipologie consentite (tranquillo, frizzante, spumante, Riserva e Riserva Spumante metodo classica). L’analisi del successo del Gavi all’estero sarebbe parziale se non si citasse La Scolca, azienda storica che quest’anno compie i cento anni. Quest’azienda di Rovereto ha certamente inciso sulla notorietà della denominazione fuori dai confini italiani, aprendo per prima alcuni importanti mercati internazionali. A questo si aggiunga il lavoro di promozione del Consorzio Tutela del Gavi, attraverso delle missioni estere di promozione del brand.
gioco di squadra. D’altra parte, quando una denominazione è più forte all’estero, rispetto al Paese di origine, tutti perdono delle occasioni. Sia le aziende, in termini di orgoglio e mercato interno, che il pubblico, che rischia di non conoscere la qualità di un vino prodotto in Italia. Eppure, assecondando il mercato più forte i produttori del Consorzio Tutela del Gavi avrebbero potuto nicchiare, fare spallucce e andare avanti, senza pensare alla percezione della denominazione in Italia. Così non è stato. Da anni il Consorzio Tutela del Gavi sta promuovendo la denominazione a livello nazionale, attraverso una serie di appuntamenti, tra cui il Festival Di Gavi in Gavi e il Premio Gavi la Buona Italia. Eventi complessi, che più di qualunque proclamazione, dimostrano nei fatti l’impegno di fare squadra di questi lungimiranti produttori.