In questi giorni, preparando la lezione che abbiamo tenuto per i futuri export manager, ci siamo imbattuti nei risultati di una recente analisi di Wine Monitor Nomisma sugli attuali trend del mercato del vino in Italia (Wine Trend Italy � Survey Wine Monitor 2014).
Nell�ambito di questa indagine gli esperti di Nomisma hanno chiesto al loro panel di esprimere i criteri di scelta di un vino e i risultati, per certi aspetti, ci preoccupano perch� confermano la diffidenza degli italiani nei confronti dei cosiddetti �esperti di vino�.
In estrema sintesi, di seguito riportiamo le motivazioni riportate dagli intervistati evidenziando come si tratta di una �graduatoria� di criteri stilata partendo dalla prima risposta in termini di importanza:
– caratteristiche del vino (fermo, frizzante, bianco, ecc.) 23%;
– origine italiana 17%
– vini di una specifica regione/territorio italiano 15%;
– presenza di un marchio di origine dop/igp 10%;
– marca cantina 10%;
– vitigno 9%;
– presenza di una promozione nel negozio 4%;
– prezzo basso 4%;
– consiglio del negoziante 2%;
– presenza marchio biologico 1%;
– segnalazione del vino su guide/siti 1%;
– consigli visti in trasmissioni tv 1%.
Potrebbe per certi aspetti apparire come una graduatoria quasi scontata considerando la costante sfiducia degli italiani di qualsiasi categoria �istituzionale�, a partire dalla politica al giornalismo.
Ma non ce la sentiamo di liquidarla cos� e allora proviamo di condividere con i nostri lettori alcune riflessioni.
Innanzitutto non pu� sfuggire che la maggioranza degli intervistati (e considerando l�accuratezza di Nomisma nella selezione dei propri panel di analisi si tratta di un campione altamente rappresentativo) dichiara che la propria scelta � dettata principalmente dalla caratteristica pi� basilare del vino e cio� se � bianco, rosso o frizzante. Spesso noi �espertoni� ci dimentichiamo che dietro alle scelte vi sono ragioni molto semplici. E pi� ce lo dimentichiamo e pi� la nostra comunicazione diventa difficile, astrusa, lontana dai reali fabbisogni dei consumatori.
Questa �semplicit�� dei consumatori nelle proprie scelte enologiche, a nostro parere, � perfettamente coerente con la scarsa riconoscibilit� nei confronti dei consigli degli esperti, degli addetti ai lavori.
E� come se i nostri consumatori ci dicessero che se noi non ci avviciniamo a loro difficilmente potranno avvalersi, farsi guidare dai nostri consigli.
E� una questione che da molti anni affrontiamo, a vari livelli, all�interno della nostra categoria ma quasi sempre ci siamo fermati alla superficie, chi trincerandosi dietro il proprio orgoglio professionale, chi nella convinzione che sia impossibile �educare� gli italiani ad un consumo pi� consapevole del vino. Della serie:�anche sul vino gli italiani si comportano come per il calcio con la convinzione di essere oltre 50 milioni di commissari tecnici della nazionale o provetti sommelier�.
La verit� come spesso sperimentiamo difficilmente sta negli estremi, ma quello che questa indagine di Wine Monitor ci testimonia ancora una volta � che se vogliamo recuperare un rapporto proficuo con i consumatori italiani dobbiamo realmente fermarci a riflettere e insieme studiare soluzioni serie e concrete.
Perch� noi siamo fermamente convinti che dietro una comunicazione pi� efficace del vino nel nostro Paese risieda anche una importante strategia per recuperare i consumi.