Matt Jenkins e Wine Intelligence hanno di recente fatto il punto della situazione sui vin sparkling importati nel mercato australiano. Si tratta di una indagine che riguarda anche l’Italia da vicino, come abbiamo già affrontato su Wine Meridian e come vedremo più avanti.
I vini sparkling importati in Australia sono in crescita costante.
La fascia più giovane di consumatori è sempre più affascinata da questa tipologia. La fascia di età tra i 18 e i 35 rappresenta solo un terzo dei consumatori di bollicine nel Paese ma è comunque più della metà degli appassionati di Prosecco italiano e di Champagne francese importati.
I consumatori di questa categoria sono spesso aperti a nuove esperienze, come vini spumanti con aromi di frutta aggiunti, a basso contenuto di calorie o di zuccheri. Gli unici a non aver ancora riscosso un grande successo sono gli sparkling dealcolizzati.
Parlando di packaging, la porzione singola affascina sempre più persone, passando dal 25% del 2017 al 31% del 2018.
Ora la parte che ci riguarda. La questione tra Prosecco italiano e Prosecco australiano è ancora bene aperta. Al momento, i consumatori australiani sono più di parte consumando più Prosecco australiano rispetto a quello prodotto nel Bel Paese. Però sempre più iniziano ad averne una percezione ben distinta: l’italiano per le situazioni più sofisticate e formali, dove è preferibile fare una bella figura puntando sulla qualità, e quello australiano quando si cerca un buon rapporto qualità/prezzo per eventi più informali.
I vini sparkling visti dallAustralia
Anche in Australia la crescita dell’importazione di sparkling è costante in particolare grazie all’interesse da parte dei giovani. Prosegue la “battaglia” con il Prosecco australiano













































