Siamo nel comune di Mossa, in provincia di Gorizia, all’interno della denominazione del Collio, immersi tra i vitigni di Lorenzo Palla, titolare dell’azienda Ronco Blanchis. Una storia di famiglia iniziata negli anni Sessanta in provincia di Treviso con la produzione di vini rossi, e successivamente approdata nel 2000 in una delle migliori zone di produzione di vini bianchi. Una sfida, partita da una vocazione naturale, che punta alla produzione di vini bianchi longevi e di eccellenza su un mercato internazionale e locale.

Ci tolga una prima curiosità: da cosa deriva il nome Ronco Blanchis?
Ronco Blanchis è il nome di una collina. Nello specifico “blanchis” significa bianco e “ronco” richiama un luogo geografico, una collina coltivata. Per questo ci piace dire che la nostra vocazione naturale, che deriva anche dal nome del luogo in cui ci troviamo, è fare vini bianchi.

Dove si trova questa località e quali sono le sue caratteristiche?
Siamo nel comune di Mossa, in provincia di Gorizia, all’interno della denominazione del Collio. La caratteristica principale di questo luogo è che è una collina con roccia calcarea, quindi pietra bianca.

Quali sono le caratteristiche del territorio, il Collio, e cosa afferisce ai propri vini?
La posizione è naturalmente vocata alla produzione di vino, perché subisce l’influenza delle correnti marine ed è protetta delle Alpi Giulie alle spalle. Qui si è creato un microclima particolare che favorisce la maturazione delle uve, garantendo vini tendenzialmente abbastanza strutturati, ma allo stesso freschi grazie alla pietra calcarea. Si tratta di un territorio storicamente vocato alla produzione di vini bianchi; siamo attorno all’85% di produzione di questa tipologia. Da qui la nostra decisione di dedicarci esclusivamente ai bianchi.

Quando è nata Ronco Blanchis?
La mia famiglia ha iniziato a coltivare dagli anni Sessanta in provincia di Treviso con un’azienda a vocazione vini rossi, ma solo nel 2000 abbiamo deciso di affrontare questa avventura nel Collio, perché è una delle migliori zone di produzione di vini bianchi.
Abbiamo acquistato questi terreni dove già precedentemente sorgeva un’azienda che produceva vino dai tempi dell’impero asburgico. Le vigne sono precedenti al nostro arrivo, ed è questo che ci ha spinti a cominciare questa attività proprio qui.

Avete anche fatto la scelta di puntare sui vini da invecchiamento…
Sì, abbiamo fatto delle selezioni dove riusciamo a dimostrare che si possono fare anche dei bianchi che non temono gli anni, facendo verticali di 10 – 15 anni, dimostrando che i bianchi, se fatti bene, hanno una longevità notevole.

È caratteristico di questo territorio il fatto di garantire dei bianchi longevi?
Sì, sono vini che hanno sempre una struttura importante, non sono fatti per un mercato veloce.

Qual è il vino più caratteristico della vostra selezione, quello che rappresenta di più l’azienda?
Il Friulano, Tocai, direi, anche se siamo stati premiati bene con il Collio bianco o altri vini. In generale questi due, Friulano e Collio bianco, rappresentano al meglio questo territorio.

Come descrivi l’azienda quando ti capita di girare il mondo?
Racconto che in Italia non ci sono molte zone vitivinicole dedicate esclusivamente ai vini bianchi. Le zone più famose fanno vini rossi, ma il Collio può competere a livello internazionale. All’estero, dove c’è una cultura di vini bianchi invecchiati, il Collio può battersi bene.

Qual è l’immagine di questa regione vinicola nel mondo?
C’è tantissimo lavoro da fare. Il Collio non è molto conosciuto tra i consumatori, mentre altro discorso c’è da fare sugli addetti ai lavori. Qui inizialmente si è facilitati perché ci sono aziende che da decenni esportano e sono conosciute e premiate.

Che percentuale fate di export?
Facciamo il 50% di export. La nostra è una scelta, oltre che una conseguenza del mercato. Anni fa per noi era decisamente più facile esportare piuttosto che vendere in Italia perché non eravamo conosciuti, ma adesso abbiamo tanti appassionati che ci apprezzano, quindi cominciamo a sviluppare anche il mercato locale.

Qual è il mercato più interessante per i vini italiani?
Gli Stati Uniti sono il mercato più interessante per noi, anche perché lì abbiamo dei buoni importatori ed abbiamo sviluppato un buon lavoro.

E qual è la sfida?
La mia sfida di sicuro è quella di riuscire a sviluppare altri mercati e di lavorare molto anche con lo Chardonnay, che in Collio ha dei risultati eccezionali, ed offre la possibilità di essere confrontabili in ambito internazionale e quindi far capire meglio il nostro valore. Il mercato è più ricettivo nei confronti dei vitigni internazionali che non verso gli autoctoni. Al momento vendere un Sauvignon è molto più facile che vendere una Ribolla.

Cosa avete in piano per il vostro prossimo futuro?
Io sto lavorando molto sulle selezioni, magari di piccole parti di vigneto. La sfida è un po’ quella di presentare delle piccole riserve, cercando di estrarre da ogni annata quelle che sono le parti che emergono, al contrario di come ho fatto fino ad ora cercando di uscire con un singolo prodotto. Cerchiamo di lavorare sulla qualità e di fare zonazione.