Nei giorni scorsi la Wsta (Wine and Spirit Trade Association) – che raggruppa 300 tra le principali aziende di produzione, importazione, export, trasporto e vendita di bevande alcoliche nel Regno Unito – ha diffuso un interessante report sull’andamento delle vendite degli sparkling in UK.
Dal rapporto emergono alcuni dati interessanti, perlopiù già noti, ma che vale la pena evidenziare.
Innanzitutto che il Regno Unito è uno straordinario amante delle bollicine di tutto il mondo. Basti pensare che complessivamente nel 2016 sono state vendute ben 12,8 milioni di casse di sparkling (oltre 153 milioni di bottiglie! Con un aumento del 3% rispetto al 2016).
E di questi 153 milioni di bottiglie oltre 85 milioni sono made in Italy e, in grandissima maggioranza, si tratta del nostro Prosecco.
Un numero impressionante se si considera che lo Champagne ci segue da molto lontano con le sue circa 2,6 milioni di casse (poco più di 31 milioni di bottiglie).
Ancor più lontano la Spagna con il suo Cava che lo scorso anno ha visto calare ulteriormente del 15% le proprie vendite (l’Italia è cresciuta del 12% e la Francia del 2%) assestandosi di poco sotto alle 2 milioni di casse (circa 24 milioni di bottiglie).
E’ interessante notare che di questa “onda lunga” generata dal Prosecco ne stanno beneficiando anche gli sparkling inglesi che lo scorso anno si sono attestati al 4° posto nel ranking delle vendite con 300.000 casse (+8% sul 2015) e cioè circa 3,6 milioni di bottiglie.
Non un gran numero confrontato con i 3 big che precedono le bollicine inglesi ma comunque superiori, ad esempio, ai Cremant francesi (3,5 milioni di bottiglie), a quelli australiani (3,4 milioni di bottiglie) e a quelli statunitensi (1,1 milioni di bottiglie).
La crescita degli sparkling made in UK viene confermata anche dall’aumento del numero delle aziende vitivinicole che nel 2016, sempre secondo i dati Wsta, sono diventate 503 in Inghilterra e 133 nel Galles. Negli ultimi 10 anni il vigneto del Regno Unito è più che raddoppiato ed è destinato a crescere di un ulteriore 50% entro il 2020 per raggiungere una produzione di oltre 10 milioni di bottiglie.
Ormai le condizioni climatiche del sud d’Inghilterra sono molto simili a quelle dello Champagne; non è un caso che aziende del calibro di Taittinger e Pommery stanno acquistando terreni e investendo in vigneti nel Regno Unito.