Ho conosciuto Giacomo Tachis circa quindici anni fa in Sicilia. Non era un uomo facile come spesso capita quando si � pi� avanti degli altri, quando si � capito e sperimentato prima degli altri cosa significa produrre vini d�alta qualit�, cosa significa dare valore e senso a territori vitivinicoli. Era refrattario, per certi aspetti ostile, ad un modello di comunicazione del vino celebrativa, quasi sempre autoreferenziale. Quindi guardava anche noi giornalisti con un certo sospetto osservandoci attraverso le lenti dei suoi occhiali con un misto di �compassione� e di speranza di trovare in noi interlocutori all�altezza.
Non era facile essere all�altezza di Giacomo Tachis, non solo per la lunga esperienza che aveva accumulato ma anche perch� � stato, penso che lo si possa affermare senza essere smentiti, il primo enologo italiano che non si � �limitato� a fare il tecnico ma � entrato profondamente nelle dinamiche del mercato, nelle logiche di valorizzazione di un brand aziendale, di un territorio di produzione.
Tachis aveva il talento della visione d�insieme. Quella visione che tuttoggi spesso manca all�interno del nostro amato comparto del vino dove quasi sempre prevalgono i �piccoli� interessi aziendali e si fatica a generare uno sviluppo complessivo dei nostri territori di produzione, anche di quelli pi� importanti.
La nostra vitivinicoltura di qualit�, lo sappiamo bene, � una realt� giovane, con una storia molto pi� recente rispetto a quanto ogni tanto vogliamo far credere.
Giacomo Tachis, in questo senso, � stato un grande uomo del vino italiano che in parte ci aveva illuso che il nostro settore fosse molto pi� maturo di quanto in realt� sia.
Come tutti i grandi anticipatori spesso sono costretti a predicare nel deserto e alla giusta popolarit� che gli viene riconosciuta in altrettanta quantit� gli viene elargita invidia e scarsa riconoscenza.
A mio parere la forza di Giacomo Tachis, non � stata �solo� quella di aver realizzato alcuni dei vini pi� grandi del nostro Paese, come il Sassicaia o il Tignanello, tanto per citare i pi� famosi, ma soprattutto per aver fatto capire ad alcuni territori, regioni produttive le loro straordinarie potenzialit�.
Se oggi parliamo di Sicilia come una grande terra di vino, lo si deve tanto ad un uomo come Tachis. Lo stesso vale per la Sardegna. E se la Toscana, addirittura con un territorio quasi sconosciuto prima del suo arrivo, come Bolgheri, oggi ha una notoriet� cos� diffusa e autorevole, lo deve molto a questo schivo enologo piemontese.
Nel 2010 Tachis aveva deciso di ritirarsi, a quella che una volta veniva definita vita privata. Sicuramente l�et� e i primi segnali della malattia avranno anche inciso in questa scelta, ma a noi rimane il dubbio che la fatica del nostro mondo di seguire il suo insegnamento, la nostra cronica ingratitudine abbia tolto a Giacomo Tachis l�energia di manifestare ancora il suo pensiero che tanto manca a tutti noi.
L�augurio � che la sua scomparsa faccia ritornare vitale il suo pensiero, le sue idee, il suo coraggio perch� ne abbiamo molto bisogno, soprattutto oggi in presenza di un mercato che giustamente richiede sempre pi� trasparenza e credibilit�.
Grazie Giacomo che hai reso il vino italiano pi� autorevole e credibile nel mondo.