Vinitaly 2019 è iniziato con il suo solito ma rassicurante cerimoniale. Lo diciamo da molto tempo a tutti coloro che ogni tanto arricciano il naso parlando di Vinitaly, si tratta di un rito a nostro parere indispensabile per il vino del nostro Paese. Passateci il paragone un po’ ardito ma è un po’ come Sanremo per la musica italiana. È vero, è una manifestazione nazional popolare ma questo non ne sminuisce il ruolo e il valore. È vero, viene “assalita” dalla politica nazionale alla ricerca di un ambiente sereno dove poter fare promesse e proseliti, ma anche questo non lo si può considerare un fatto di sé per sé negativo.
Vinitaly è anche una manifestazione di costume, di colore, assolutamente mediatica. Chi, quindi, meglio di Bruno Vespa poteva aprire l’evento guidando con il suo stile “Porta a Porta”, il talk show inaugurale?
Tutto perfettamente secondo copione. Quello che non si può definire secondo copione, però, sono state le parole di due protagonisti di rilievo della vitienologia italiana: Angelo Gaia e Riccardo Cotarella, talmente famosi per il nostro settore che ormai diventa quasi superfluo spiegare chi sono.
Angelo Gaia ha lanciato seduto sulla poltrona di pelle bianca sul palco dell’auditorium Verdi alcune provocazioni di non poco conto: la prima riguarda la rivoluzione aggressiva del sistema di promozione del vino francese che, vista anche la crisi di Vinexpo a Bordeaux, rilancia con un evento a Parigi con l’idea di alternare le due città ogni anno per dare nuovo lustro al “Vin du France”. Ma soprattutto l’acquisizione da parte della Guida Michelin, la storica numero uno della critica gastronomica mondiale, del 40% delle quote di Wine Advocate, un nome chiave della critica enologica, fondata e gestita tuttoggi da Robert Parker. “Si tratta di un’acquisizione molto importante ” ha spiegato Gaia ” che potrebbe influenzare notevolmente la critica enologica dando una spinta ulteriore all’immagine dei vini francesi, ma anche alla promozione di questo modello vitienologico”.
Ma per Gaia è anche fondamentale un coordinamento diverso tra le fiere internazionali, a partire dalle tre big, Vinitaly, Prowein e Vinexpo “che a loro volta” ha sottolineato il noto produttore piemontese ” organizzano altre manifestazioni in giro per il mondo”. Per Gaia si tratta di un calendario di eventi troppo affollato soprattutto per le piccole imprese italiane, per gli “artigiani” che non sono in grado di fare investimenti di questa natura. “Ma sono proprio gli artigiani del vino, quelli che hanno la forza di andare controcorrente, di essere unici ” ha detto Gaia ” una chiave fondamentale per l’immagine del nostro vino nel mondo. Circa 20.000 piccole, talvolta micro aziende che sono però perfettamente complementari alle grandi realtà. Ma che per sopravvivere e crescere necessitano di uno snellimento drastico della burocrazia che altrimenti li ucciderebbe”.
Gaia ha quindi chiuso il suo intervento lanciando a VeronaFiere la sfida di valutare l’alleanza con Vinexpo.
Una sfida che il direttore generale di VeronaFiere, Giovanni Mantovani, ha accolto sottolineando, però che “prima è fondamentale verificare dove loro e noi siamo forti per individuare le possibili complementarietà”. “Inoltre ” ha aggiunto Mantovani ” non dimentichiamoci che dove saremo in grado di costruire piattaforme di promozione del vino italiane là, in quei mercati, le nostre aziende riusciranno a ricavarne i maggiori benefici”.
Ma dall’inaugurazione di Vinitaly è partito anche una sorta di accorato appello da parte di Riccardo Cotarella, che anche nella sua veste di presidente di Assoenologi, ha evidenziato come in Italia sia sempre più forte l’emergenza “prezzo”. “Quest’anno ” ha spiegato Cotarella ” dopo la vendemmia abbondante in termini di quantità del 2018 e quella scarsa del 2017 poteva essere un’ottima occasione per evitare i soliti ribassi, soprattutto nello sfuso, e invece in talune zone si è addirittura scesi del 70% rispetto l’anno precedente. Una follia e soprattutto un pericolo gravissimo per tutta la filiera”.
“Non è possibile ” ha proseguito Cotarella ” che in un anno dove, ad esempio, in Francia vediamo aumenti prezzi del 35% tra i bianchi e del 40% tra i rossi, da noi avvenga l’esatto contrario. Non ci rendiamo conto che tutto questo corrode il nostro patrimonio vitivinicolo. Continuiamo a lamentarci ma poi invece di migliorare il nostro posizionamento andiamo indietro”.
Insomma, come inizio non c’è male, speriamo che alle parole seguano i fatti.
Il vino italiano si specchia a Vinitaly
Aperta la 53a edizione all’insegna del futuro che potrà essere positivo solo attraverso il miglioramento del posizionamento del vino italiano e la capacità di veicolare meglio l’immagine complessiva del nostro made in Italy













































