Come è andato il vostro Vinitaly?Per noi Vinitaly è una maratona che dura 13 giorni: abbiamo fatto la Vinitaly International Academy, 5Star Wines, Opera Wine e infine la fiera. Abbiamo accolto 400 buyers, organizzato 20 degustazioni e seminari e questa è stata un’edizione molto bella. Sono scesa pochissimo nei padiglioni, purtroppo, ma ho parlato con diversi produttori che sono rimasti contenti e quando loro sono contenti, lo siamo anche noi.
Qual è il personaggio di quest’anno?
Questa edizione per noi ha segnato il debutto del professor Attilio Scienza. Lui è conosciutissimo e rispettato nella community del vino italiano, ma all’estero era una novità. La sua unica pecca è che non parla inglese, nonostante ciò abbiamo fatto tre degustazioni ed un seminario sul tema dei vitigni autoctoni che sono stati apprezzatissimi. Finalmente ho potuto presentarlo alla community di Vinitaly International e a tutti i nostri buyer. Per me è stata la chiave di lettura di questa edizione.
Che impressione hai raccolto da parte dei buyer?
Siamo riusciti a portare da una parte lo zoccolo duro della nostra community di buyer, quelli che io chiamo i “repeat offender”, che tornano ogni anno, ma anche nuovissimi contatti. C’era un Master of Wine giapponese che io non riuscivo a far tornare, mancava da Vinitaly da 10 anni. Queste persone ti danno grande soddisfazione, così come quelli che non sono mai venuti che sono veramente tanti.
State puntando anche molto sul ruolo degli influencer?
Stiamo cercando di avvicinare i produttori al mondo digital, facendoli familiarizzare con esso, ma mantenendo delle aspettative realistiche. I produttori strutturati ad esempio fanno social media, ma mi dicono che non vedono conversione. Ma bisogna essere consapevoli delle tre fasi: prima ci si concentra sulla brand awareness, poi bisogna creare engagement, coinvolgendo il pubblico, per poi fare la conversione e la call to action.
Chi è wine influencer in Italia?
Penso nessuno. Inteso nel senso di essere in grado di fare la conversione. Non c’è ancora la Chiara Ferragni del vino. Però noi comunque abbiamo organizzato un’iniziativa “Hire me Influencer”, in cui gli influencer si mettono a disposizione a titolo gratuito per dare una mano ai produttori a riflettere sulla propria situazione digitale.
State investendo molto sulla formazione e sull’Academy…
Tengo molto all’idea di avere degli ambasciatori del vino italiano nel mondo. In questi anni abbiamo certificato 204 ambasciatori, che hanno fatto un bel percorso formativo. Oltre a coloro che hanno superato l’esame, abbiamo comunque 560 evangelisti in tutto il mondo in 34 Paesi, che hanno fatto formazione. Sono loro che ci consentono di arrivare anche ai buyer, loro amici e colleghi, che possano far parte della nostra community. Quest’anno diamo un’accelerazione a questa iniziativa: abbiamo cambiato format e pensato ad uno che sia replicabile e standardizzato. In modo che questi educator possano insegnare in modo capillare sul territorio. Partendo da un corso base, passando da un corso intermedio fino al corso finale per ambasciatore.
Dobbiamo esporli a più vini possibili, altrimenti bevono sempre quelli. La biodiversità la devono capire e promuovere.
Qual è il progetto a cui tieni di più?
Me ne vengono in mente due. Opera Wine, motore di apertura di Vinitaly, ma anche la parte glamour che attrae gli stranieri che vengono appositamente per questo evento e rimangono per Vinitaly. Inoltre la formazione e l’Academy, la chiave per il successo del vino italiano nel futuro, anche se c’è molto da fare ancora nel mondo.













































