Ritorniamo in Sicilia, precisamente a Valledolmo, in provincia di Palermo, sul pittoresco versante interno delle Madonie. Piccoli giardini botanici, al di sotto di un ettaro di estensione (con all’interno anche alberi da frutto, vecchie vigne ad alberello, alcune di esse pre fillossera) colorati di un verde brillante e cullati dal sole intenso, tipico del panorama isolano. Si estendono tra gli 800 e i 1100 m di altitudine e subito si aprono agli occhi di chi viene in contatto con l’Azienda Castelluccimiano. Un progetto relativamente giovane, creato dall’unione delle contrade di Castellucci e Miano appunto, ed un patrimonio di vigneti recuperato dalla storia di questa terra. Dei quasi 570 ettari che crescevano rigogliosi fino ai primi del ‘900, 75 ettari oggi tra terreni di proprietà e doni da parte di conferitori.
Piero Buffa, responsabile commerciale dell’azienda, ci descrive il territorio, con la passione e l’orgoglio di chi ha tra le mani un tesoro, che desidera mostrare a tutti. Mentre chiacchieriamo al telefono, lo sentiamo sorridere, fiero del lavoro svolto fino ad ora, entusiasta per gli obiettivi futuri, mentre ci invita a vivere, anche solo per un breve soggiorno, la magia che la sua Sicilia sa regalare. Ce lo immaginiamo così, dentro agli occhi la fotografia di quei vigneti a cui è legato, mentre ci racconta dettagli e profumi che invogliano ad essere scoperti, solo al sentirne parlare.
Una comunicazione basata sul racconto, sull’esperienza, che Piero dona ai consumatori nell’atto della degustazione. Ci siamo emozionati noi, figurarsi un appassionato straniero, caduto a piè pari nell’innamoramento per l’Italia.
“Il territorio lo si sente, lo si osserva nel bicchiere che, dopo un po’ comincia a parlarti” sostiene Piero. “Gli sforzi, le difficoltà ci sono, ma il nostro obiettivo è questo: farli passare in secondo piano con un sorso” continua.
Catarratto e Perricone, sono le varietà che Castelluccimiano, per prima, ha posto in cima alla propria filosofia aziendale, ovvero quella di esaltarne le caratteristiche, di pulirle dalle concezioni comuni e renderle di assoluta qualità. Una scelta che ha ottenuto riconoscimenti e consensi sui mercati internazionali, che oggi esigono qualità, trasparenza ed originalità.
Ed i consumatori? Un wine lover prevalentemente giovane, quello di oggi, affascinato dalle emozioni che suscitano uve come queste, ed intrigato dall’idea che si tratti di una produzione totalmente all’insegna del biologico.
Certo, la nuova proposta per la denominazione del Catarratto con il sinonimo Lucido non è sempre ben vista, raccogliamo infatti la testimonianza di Piero, per dare voce anche a chi contesta questa scelta dall’alto, in quanto toglie personalità ad una varietà tipica, tanto particolare quanto è la sua pronuncia all’orecchio del consumatore estero. Siamo sempre forti sostenitori della comunicazione unificata, delle reti di impresa, del presentare la forza delle regioni, o meglio, prima dell’Italia, per non creare confusioni, ma ha senso andare a discapito di un nome ed un’identità? Siamo certi che non si ottenga lo stesso risultato?
In conclusione, Castelluccimiano è Sicilia nella Sicilia, un’isola nell’isola, poiché i vigneti di cui abbiamo parlato, non solo si trovano ad un’altura non comune nel territorio siciliano, ma anche perché parte di un territorio incontaminato, immune da fonti di inquinamento visivo ed ambientale, dove l’escursione termica tra la costa e l’interno non fa altro che esaltare le caratteristiche delle vigne.
In attesa della presentazione a Vinitaly delle nuove annate, concludiamo la nostra chiacchierata in allegria, incuriositi e stimolati dalle potenzialità che un territorio ed un’azienda come questi potranno sfruttare negli anni a venire.
Castelluccimiano, non vi perdiamo di vista!













































