Interessante studio di Cogea per la Commissione europea sui fattori di competitivit� dei vini europei nei mercati internazionali. La capacit� di selezionare importatori, distributori e acquirenti ed essere reattivi nell�adattamento del prodotto alla domanda dei clienti sono i fattori strategici per la competitivit� delle pmi vitivinicole europee

Siamo onesti, interpretare oggi i mercati del vino � sempre pi� complesso. La sensazione netta � che vi sia sempre pi� una divaricazione profonda tra il mercato dei cosiddetti vini “commodities” dove la sfida � solo sul prezzo e sui volumi e, dall�altra un mercato del medio-alto posizionamento.
Il problema � che se sul primo fronte sono realmente in pochi i player che possono “stare al tavolo di gioco” e nel futuro, a nostro parere, saranno ancora meno, sull�altro fronte si concentra inevitabilmente il maggior numero di imprese.
Imprese che come � noto, Italia in primis, sono caratterizzate da dimensioni da medie a piccolissime.
Quando si parla, quindi, di competitivit� del sistema vitivinicolo europeo, italiano in particolare, dobbiamo sempre pensare che la stragrande maggioranza � rappresentato dalla cosiddette pmi.
E come fanno queste benedette pmi del vino ad essere competitive su mercati del vino sempre pi� aggressivi sul fronte dei prezzi?
La domanda � quella da milioni di dollari e noi ci interroghiamo quotidianamente su questo tema. Alcune risposte interessanti arrivano da un recente studio realizzato da Cogea (una societ� di consulenza di imprese italiana) per la Commissione europea (Study on the competitiveness of European wines).
Dallo studio, che ha preso in esame i mercati di Cina, Giappone, Usa, Danimarca, Germania e Regno Unito, emergono numerosi spunti interessanti.
Innanzitutto che i fattori di competitivit� non sono uguali in tutti i Paesi. Ma esistono, per�, alcuni denominatori comuni.
I fattori, infatti, ritenuti strategici in tutti i mercati indagati, sono i seguenti: “capacit� di selezionare adeguatamente importatori/distributori/buyers”; “adattamento reattivo del prodotto alla domanda dei consumatori”.
Qualcuno potrebbe obiettare che non serviva uno studio di oltre 150 pagine per arrivare a questa apparentemente semplice constatazione.
Invece noi riteniamo che vista l�autorevolezza dello studio e del panel indagato, l�aver evidenziato come fattore comune a tutti i mercati gli elementi sopra descritti dovrebbe apparire decisamente confortante per le nostre imprese.
Perch� di fatto dimostra, certifica in qualche modo il primato dell�imprenditorialit� rispetto a quello del “prodotto/prezzo”.
Perch� � evidente che saper selezionare il giusto importatore �, come pi� volte abbiamo evidenziato, la chiave fondamentale per aprirsi in maniera adeguata ai mercati internazionali. Ma saper scegliere, trovare il giusto partner commerciale sui mercati internazionali implica sapere come costruire con esso le opportunit� di business.
Lo studio, come avremo modo di descrivere in imminenti articoli, evidenzia anche, come � ovvio, che il prezzo (basso) rappresenta quasi sempre una chiave “semplificata” di accesso ai mercati, ma offre al tempo stesso alle pmi europee del vino spunti importantissimi per non “arenarsi” drammaticamente sulla “svendita” come fattore “inevitabile”.
Attenzione, quindi, care pmi del vino italiane a non farvi prendere dallo sconforto e dalle pericolose “lusinghe” che pur di entrare sui mercati qualsiasi compromesso � lecito. Vi sono molte sirene che, soprattutto in questi ultimi anni, stanno spingendo molte imprese (anche piccole) a scendere sotto il livello di guardia dei prezzi. Esiste quasi una lobby che spinge a questo, della serie: compromettiti anche tu piccola impresa con i prezzi bassi cos� poi sar� facile per noi spiegare ai buyers internazionali che alla fine il “vino � tutto uguale”.


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