La Germania, mercato piuttosto consolidato e ormai non più soggetto alla ventata di novità che caratterizza i principali mercati mondiali in sviluppo negli ultimi anni, sta evolvendo la propria offerta produttiva, non confermandosi solo una buona sede per l’export italiano ma anche un concorrente da tenere sott’occhio.
Gli ultimi dati rilevati anche da IWSR Vinexpo, il dettagliato report che prevede l’andamento del prodotto enologico fino al 2021, ha riscontrato una crescita interessante per il mercato tedesco. La popolazione gode di un diffuso benessere economico, che spinge gli acquirenti all’acquisto di prodotti anche a prezzi elevati e diffonde un messaggio di qualità. Ricordiamoci che la Germania rientra fra i mercati nord europei il cui stile di vita sta puntando sempre più all’elevazione del benessere fisico e, pertanto, gli acquirenti principali sono incoraggiati a spendere per prodotti salutari, biologici e biodinamici. La scelta dei prodotti per la popolazione tedesca quindi opera una cernita importante e nonostante i consumi non registrino aumenti considerevoli, gli acquisti proseguono a gonfie vele. Le quote di importazione e produzione locale si stanno via via pareggiando, e l’Italia continua a confermarsi il maggiore importatore di vino all’interno del Paese, davanti a Spagna e Francia.
Non c’è da stupirsi se la Germania stia tentando di sorpassarci, apprendono in fretta ed una tendenza in particolare dimostra il loro interesse nella crescita dei prodotti locali: è spuntata una vera e propria mania del rosé. Sappiamo che il rosé è un prodotto di difficile comprensione, non viene apprezzato in tutti i mercati, poiché spesso è legato ad un consumo specifico, quello estivo o degli eventi mondani e dei classici “cocktail party”, che spesso si rivelano un pesante stereotipo per i produttori di rosé. La Germania, invece, non si lascia spaventare dai dogmi della categoria dei rosati, elevandone la produzione come mai prima.
La testata inglese Punch segnala la nascita di una vera e propria tendenza, che procederà dilagante ed inesorabile, come quasi mai nessuna nella memoria moderna.
Il rosé tedesco, secondo Zachary Sussman, esperto della rivista, sta sconfiggendo un bivio importante, due tipi di rosé la cui forza si intreccia: da un lato il prodotto altamente qualitativo che si sta puntando a produrre per tutte le stagioni e dall’altro il marchio “estivo”, altolocato e sbarazzino. La Germania sta disintegrando questo bivio, producendo rosé brillanti e armoniosi, a detta di molti esperti, fra i migliori di oggi.
Andando a masticare un po’ di numeri, la produzione di rossi e bianchi tedesca sta con il tempo calando, passando da un volume di 118.4 milioni in casse da 9 litri per i rossi e 96 milioni per i bianchi nel 2011, a 107.3 milioni per i rossi e 95.8 circa per i bianchi nel 2017. Le previsioni per il 2021 sono ancora in discesa, portando ad esempio i rossi addirittura a 105.4 litri previsti per il 2021.
E il Rosé?
Nel 2011, un picco elevato di consumo, un volume di 24.3 milioni in casse da 9 litri, che è sceso nel 2017 a 21.7, ma la crescita riparte e si prevede un rialzo dei consumi a 22.0 nel 2021, grazie proprio a questa tendenza nella produzione locale, che sembra stia cominciando con il 2018 a dare i suoi frutti.
Produttori italiani di rosé, da un lato, non sentitevi soli, da ora avete un alleato nel combattere gli stereotipi che affliggono la percezione dei consumatori sui vostri prodotti, sarà quindi più facile veicolare il messaggio che il rosé non è un prodotto frivolo, ma un vino dalle caratteristiche delicate, adatto a diversi periodi dell’anno e partner ideale di molti cibi. Dall’altro lato, state in guardia, i tedeschi si stanno impegnando molto e potrebbero essere ben presto dei concorrenti da tenere sotto controllo.













































