In un precedente articolo, abbiamo osservato come la disciplina del neuromarketing trovi, anche nel comparto vitivinicolo, grande spazio per porsi al fianco di chi vuole migliorare le strategie di produzione e di marketing delle aziende vitivinicole. Abbiamo esaminato in che modo ognuno di noi prende decisioni in merito a ciò che desidera acquistare, scoprendo che molto più spesso di quanto si pensa, si tratta di decisioni guidate dalle emozioni e non dalla razionalità.
Sempre grazie agli spunti forniti durante Wine Manager Day, lo scorso 16 settembre 2019, da Vincenzo Russo, docente associato di Psicologia dei consumi e neuromarketing dello Iulm di Milano, e alla sua rubrica “Pillole di Neuromarketing” all’interno dello speciale Tre Bicchieri di Gambero Rosso, oggi siamo in grado di scovare altre nozioni utili per i nostri lettori, in merito al neuromarketing e al ruolo che, per esso, veste ognuno dei nostri 5 sensi.
Vista, tatto, udito, gusto e olfatto sono, infatti, i 5 sensi che ci guidano all’interno del quotidiano e che ci suggeriscono una scelta piuttosto che un’altra, sia che si tratti di cosa indossare per un colloquio di lavoro, sia per decidere quale vino portare a quella cena tra amici che vogliamo stupire.
La vista è sicuramente uno dei sensi più incisivi quando si parla di acquisti (oltretutto nel nostro cervello le cellule deputate alla vista sono circa il 50%) specie se la scelta di un prodotto, come il vino, avviene su uno scaffale, in una miriade di prodotti di forma simile. Fare colpo sull’occhio dell’acquirente non è cosa semplice, basti pensare che secondo una rilevazione tramite eytracking, effettuata da Ipsos Behavioral Lab nel 2018, la maggior parte degli acquisti si fa in pochissimi secondi, precisamente dai 4 ai 20 secondi per il primo sguardo; la prima marca riconosciuta si vede ad una distanza di 5,5 metri, ed il tempo di approccio allo scaffale va dai 2 ai 4 secondi.
Qualcuno potrebbe sollevare che “certo, i marchi più famosi vengono notati per primi”, ma noi siamo pronti a dire che si tratta solo di una mezza verità. Certamente, i marchi più famosi si notano di più, ma semplicemente perché hanno lavorato molto sulla propria immagine, ed il lavoro su sé stessi è un’arma a portata davvero di tutte le aziende. Il packaging, non ci stancheremo mai di dirlo, è molto importante, e coinvolge anche un secondo senso, quello del tatto, spesso non considerato ma anch’esso di notevole impatto.












































