Imponenti pendii e impressionanti ripidità, paesaggi patrimonio Unesco dal 2002: è il Rheingau, in quella zona dove la media valle del Reno regala scenari mozzafiato tra vigneti e castelli. Non solo Riesling ma anche Spätburgunder nella piccola area di Assmannshausen, dove i suoli perfettamente drenanti di quarzo, quarzite e ardesia predominano concedendo al frutto la maturità ideale per ottenere calici che sorprendono per l’incredibile longevità ma soprattutto per la ricercata eleganza e finezza. Abbiamo incontrato August Kesseler, pioniere della vinificazione del Pinot Nero e gli abbiamo chiesto il segreto del suo successo. 

Chi è August Kesseler?
Mi definirei molto semplicemente un vignaiolo. L’azienda nasce con mio nonno nel 1924, già allora possedevamo 20 ettari nei luoghi più vocati. Gli succedetti troppo presto, nel 1977, quando rimasi orfano, in breve tempo, di entrambi i genitori. Il lavoro in vigna, coadiuvato dalla ventennale collaborazione del mio storico winemaker, tenta di rendere il territorio traducendolo in ogni singola etichetta – ciascuna vigna nella bottiglia -. Ad oggi gli ettari che coltivo sono 33: 6 di Pinot Nero e 27 di Riesling, entrambi classificati secondo la piramide di qualità VDP, Erste Lagen e Grosse Lagen. Sono, infatti, uno dei 35 membri dell’Association of German Prädikat Wine Estates. 
In una Regione conosciuta in tutto il mondo per il Riesling, come si è arrivati a produrre Pinot Nero in Assmannshausen?
È una storia molto antica che ha inizio intorno al XIV° secolo quando alcuni monaci cistercensi dell’Abbazia di Eberbach portarono in Rheingau la varietà clonale di Pinot Noir proveniente da Clos Vougeot. Risale, invece, solo al XVIII° secolo la storia del Riesling, vitigno che divenne più importante e diffuso rispetto allo Spätburgunder grazie alla fortuita produzione di Spätlese e Auslese in Schloss Johannisberg. Vale la pena ricordare che il Riesling per sua natura è un vitigno tardivo, si vendemmia nella prima settimana di ottobre e più facilmente sopporta i climi rigidi. Al contrario il Pinot Nero è estremamente delicato anche se in queste zone si è adattato in modo straordinario. 
Considerato un vero e proprio pioniere nella produzione di Pinot Nero, Le chiedo: lo Spätburgunder secondo August Kesseler…
Ho il vantaggio di possedere sia i suoli migliori per il Riesling, sia i migliori areali per il Pinot Nero. In particolar modo, per quest’ultimo, le vigne più giovani hanno 65 anni di età e la densità di impianto varia da 7.000 a 10.000 viti per ettaro. Allevate in luoghi Grand Cru come Assmannshausen Höllenmberg – VDP Grosse Lage, continuano ad essere le dirette discendenti delle prime viti borgognone. Il risultato di questo particolare territorio così stratificato di argilla, quarzite, ardesia nera e limo sabbioso, e caratterizzato da versanti ben esposti a sud ovest, così come di pendii scoscesi che si affacciano spioventi sul Reno, è in ognuna delle mie tre etichette “premium” dedicate a questo regale vitigno. Affinato in barrique di rovere, non vuole in alcun modo imitare il Pinot Noir francese. Si distingue oltre che per la persistenza e lunghezza del sorso, anche per l’estrema finezza ed eleganza; la speziatura intensa è la firma, se vogliamo, dello Spätburgunder in Rheingau. Un pioniere? Forse perché nel 1983 ho avuto, per primo, l’intuizione di vinificare il Pinot Nero secco, quando la produzione di questa regione era ancora completamente per un rosso dolce.
 
La Germania è tra i più importanti produttori di Pinot Nero al mondo. Quali sono i fattori di successo?
Sicuramente la varietà nobile del vitigno, gli studi e le ricerche clonali condotte con l’Università di Geisenheim che hanno permesso di avere una varietà con grappoli spargoli, acini con una resistenza maggiore e proprietà organolettiche uniche, tanta qualità a discapito della quantità. Aggiungerei una nuova generazione di vignaioli più curiosa e un livello di preparazione sempre più significativo di viticoltori ed enologi. 
A proposito di produzione e vendita. Quali i mercati più importanti e qual è la percentuale di export?
Esporto più del 65% della produzione totale costituita da Riesling e Spätburgunder. Di quest’ultimo produco all’incirca 10 mila bottiglie tra Pinot Noir, Cuvée Max e Höllemberg GG. Il mercato più importante sono sicuramente gli Stati Uniti per i quali ho una linea dedicata chiamata “The Daily August”. Segue il Regno Unito – rimaniamo in attesa dell’eventuali novità che introdurrà la Brexit – la Scandinavia e la Corea. È molto significativo anche il mercato degli Emirati Arabi, mentre rimane ad oggi molto lontana la Cina. Mi piacerebbe lavorare anche con l’Italia, perché no!
Il turismo, ma soprattutto l’enoturismo. Che ruolo ha in questa regione?
L’enoturismo non è particolarmente sviluppato. Chi visita queste zone, nello specifico la cittadina di Rudheseim am Rhein, il centro più affollato anche per la presenza di turisti che sbarcano dalle crociere sul Reno, si avvicina ai produttori quasi casualmente. Per quanto mi riguarda ricevo poche richieste, la maggior parte è di chi ha già sentito parlare dei miei vini o di clienti abituali di passaggio diretti verso il Benelux.