Da poco si è concluso il primo congresso internazionale dedicato al Pinot Grigio, organizzato dal Consorzio delle Venezie Doc, che con i suoi 26.456 ettari rappresenta il maggiore Consorzio italiano per estensione territoriale.
Se a questo aggiungiamo una produzione di 1,7 milioni di ettolitri per oltre 200 milioni di bottiglie ci viene ulteriormente facile capire le responsabilità attuali del Consorzio delle Venezie Doc.
Lo abbiamo scritto più volte, riteniamo che l’esperienza di questo Consorzio interregionale, non solo la prima del genere in Italia, ma anche unica se confrontata a livello internazionale, rappresenti una sfida e un’opportunità straordinaria per una denominazione strategica per l’economia vitivinicola del nostro Paese.
Non possiamo, insomma, non fare il tifo per il successo e lo sviluppo di quest’esperienza.
È chiaro che dobbiamo domandarci quali sono gli elementi fondamentali affinché la gestione del Pinot Grigio italiano – ed in particolare di quello coinvolto in questa denominazione che rappresenta di fatto oltre l’85% della produzione nazionale ” garantisca anche oggi e in futuro il successo di questa tipologia di vino.
Sono sicuramente molti, a nostro parere, i fattori che possono contribuire a salvaguardare (e possibilmente migliorare) immagine, posizionamento, remuneratività di questo vino e delle aziende coinvolte nella sua produzione.
Prima fra tutte, non appaia banale, la convinzione da parte di tutti gli attori della filiera del Pinot Grigio italiana dell’importanza strategica di tutelare questo prodotto.
Dispiace rimarcarlo, ma anche questi ultimi mesi sono stati contrassegnati da alcune divisioni all’interno dell’universo Pinot Grigio. Fortunatamente, va sottolineato, sono in diminuzione rispetto ad un po’ di tempo fa e questo fa ben sperare. Sono legittimi i desideri di distinguersi ma talvolta si trasformano in atteggiamenti autolesionistici che rischiano di delegittimare fortemente l’immagine del Pinot Grigio italiano nel mondo.
Cerchiamo di spiegarci. Da tempo sottolineiamo l’importanza di evidenziare anche l’eterogeneità produttiva del Pinot Grigio italiano, come valore aggiunto di questa tipologia di vino che nel nostro Paese ha trovato diversi terroir ideali per esprimersi al meglio.
Ma ancora una volta siamo costretti a spiegare una regola base della comunicazione: la propria “diversità” la si comunica esaltando la propria identità non denigrando quella altrui perché altrimenti quello che si ottiene è un deterioramento complessivo di tutta l’immagine di una tipologia di vino.
Questo non significa che non vi sia ancora del lavoro da fare sul fronte della tutela, dei possibili aggiornamenti dei disciplinari di produzione, ma se nel mondo diamo la solita immagine di guerre tra denominazioni e igt, tra diverse rese e interpretazioni stilistiche, alla fine ci perdiamo tutti.
Dobbiamo imparare a convivere con un obiettivo comune che è quello, a nostro parere, di tutelare l’immagine di un grande vino italiano, il Pinot Grigio. Un vino sul quale passa una buona parte dell’economia vitivinicola del nostro Paese. Essere rissosi, divisi su questa tipologia di vini significa veramente rischiare di farsi del male.
Ma quali sono altri possibili fattori che possono supportare maggiormente il Pinot Grigio? Sicuramente riuscire a farlo parlare più italiano. È sicuramente un paradosso che tutt’oggi oltre il 95% di quello che produciamo venga venduto e consumato all’estero.
Va quindi recuperata la giusta immagine del Pinot Grigio anche in Italia, a partire dalla ristorazione di qualità che per troppo tempo l’ha “snobbato”.
In questa direzione, dobbiamo ammetterlo, non è stata aiutata particolarmente dalla critica enologica del nostro Paese che talvolta appare troppo distaccata dalle nostre tipologie di vino più “popolari”.
Non vogliamo insegnare niente a nessuno, ma a noi sembra che oggi il panorama produttivo del Pinot Grigio in Italia presenti alcune interessanti eccellenze che non solo andrebbero premiate maggiormente ma questo potrebbe rappresentare anche un importante volano per far innamorare anche i consumatori italiani a questo vino.
È vero, talvolta, la sua apparente “neutralità” non l’ha aiutato ad emergere, ma oggi, grazie anche a numerosi interpreti e al miglioramento di tecniche produttive dalla vigna alla cantina, si ha la possibilità di ottenere ottimi Pinot Grigio.
E a proposito di interpreti chiudiamo con un’esortazione ai produttori di Pinot Grigio italiani di mettere di più la loro faccia su questo grande vino.
Più saranno i legami visibili tra il Pinot Grigio e i suoi interpreti e più si riuscirà a dare valore a questo prodotto a cui il nostro sistema vitivinicolo deve moltissimo.
Non lasciamoci perdere l’occasione.