La scomparsa di Giorgio Grai mi fa molto male. E non “solo” perché viene a mancare una delle figure più autorevoli e indipendenti del mondo del vino italiano ma anche perché con lui eravamo riusciti ad instaurare un rapporto personale fatto di telefonate intense molto fitto e per me molto arricchente.
Non posso non chiedere oggi scusa in drammatico ritardo a Giorgio per non essere riuscito in questi ultimi due mesi ad incontrarci. Sono quei ritardi che lasciano il segno che dovrebbero insegnarti a non perdere mai le occasioni quando si prospettano. E le occasioni di poter incontrare direttamente un uomo come Giorgio Grai sono talmente uniche ed importanti che è grave lasciarsele scappare.
L’avevamo scritto qualche mese fa che ci sarebbe piaciuto che uomini come Giorgio Grai fossero eterni perché il loro insegnamento non cessi mai.
Purtroppo Giorgio ci ha lasciati ma sicuramente il suo insegnamento non solo è rimasto ma siamo convinti darà frutti anche nel futuro.
Nel nostro articolo pubblicato su “Bubble” sottolineavamo che il mondo del vino italiano ha bisogno di uomini come Giorgio Grai non solo professionista di grande competenza ma anche autorevole grazie al suo coraggio, coerenza e signorilità.
Un tecnico che però è stato capace di “sporcarsi le mani” anche con il lavoro commerciale sul campo come proprietario nel passato di uno dei bar più famosi di Bolzano in Piazza Walther.
E’ stato un uomo in grado di intuire, coltivare e guidare il successo di molti vini ma anche di molti vitigni e territori del vino.
Ma è stato soprattutto un grande “assaggiatore” capace di capire intimamente i vini. Una dote che purtroppo pochissimi hanno e che è frutto di un talento straordinario oltre che di una esperienza e dedizione assoluta. Non a caso è stato uno dei consiglieri più ascoltati, anche se pochissimi lo sapevano, del maggiore critico enologico italiano (anche se la descrizione può risultare riduttiva), Luigi Veronelli.
E’ stato un uomo in grado di dare un contributo importantissimo alla crescita della credibilità qualitativa del vino italiano.
E lo ha realizzato in un periodo nel quale la “cultura vitivinicola” del nostro Paese era ai minimi storici. Per questo Grai andrà sempre considerato un precursore e se oggi diamo per scontata la qualità dei vini italiani (e non sempre è poi così scontata) lo si deve certamente anche a uomini, professionisti come lui.
Sicuramente Grai ha avuto il grande merito di evidenziare il ruolo dell’enologo quando esso era “rinchiuso” esclusivamente in cantina o in laboratorio, senza possibilità di comunicare con l’esterno.
Se oggi l’enologo è una figura chiave nella filiera vitivinicola italiana lo si deve moltissimo anche a uomini come Giorgio Grai.
Mi dispiace Giorgio di non aver ascoltato le tue sollecitazioni per un nostro incontro. Ma per farmi perdonare cercherò di tenere sempre a mente i tuoi insegnamenti e a ricordarli su Wine Meridian.












































