Dopo aver dedicato gi� un paio di articoli al tema del mancato utilizzo da parte delle Regioni di parte dei fondi ocm destinati alla promozione nei Paesi terzi (33 milioni di euro tra 2013 e 2014), avevamo pensato di non tornare sull�argomento ma visto il recente duro intervento del presidente di Federdoc (la Federazione che rappresenta i Consorzi di tutela italiani), Riccardo Ricci Curbastro sul sito Doctor Wine di Daniele Cernilli non possiamo esimerci da un ulteriore approfondimento. Il presidente di Federdoc, in estrema sintesi, non solo ha denunciato la gravit� di tale perdita per le imprese del vino italiane ma ha addirittura “accusato” l�ex Governo Letta di non aver accettato l�intermediazione della Federazione per agevolare il processo di utilizzo delle risorse ocm. Un�accusa grave (anche se purtroppo non cos� sorprendente) che Ricci Curbastro, sempre nella lettera a Daniele Cernilli, si pente di non aver evidenziato prima dell�ulteriore perdita di risorse da parte delle Regioni. Sarebbe stato meglio denunciare prima e dare maggiore risalto alla nostra disponibilit�? Si sta chiedendo in estrema sintesi il presidente di Federdoc. La nostra risposta � assolutamente s� e per evitare che ulteriori sprechi si manifestino � arrivato il momento di capire fino in fondo, senza omissioni e reticenze, le ragioni di questi mancati utilizzi.
Perch� capire quali sono le esatte motivazioni � una prerogativa fondamentale per evitare che anche in futuro il vino italiano, le imprese perdano risorse cos� importanti che potrebbero essere realmente strategiche per promuovere al meglio il nostro made in Italy enologico.
E su questo fronte noi vogliamo anche essere un po� provocatori: ma siamo veramente cos� convinti che tutta la responsabilit� di questo mancato utilizzo sia da ascrivere alle burocrazie regionali? Attenzione, non saremo certo noi i difensori della burocrazia, delle inefficienze della nostra amministrazione pubblica, sia quella nazionale che europea, ma su questa vicenda vi sono, a nostro parere, ancora degli aspetti non chiari.
Ad esempio, almeno in alcune regioni, soprattutto quelle meno evolute sul fronte dell�imprenditoria vitienologica, � evidente che per molte imprese si tratta di risorse che non saprebbero come utilizzare al meglio. E in questa direzione ha pertanto ragione il presidente di Unione Italiana Vini, Domenico Zonin, di chiedere che vi sia una ripartizione di queste risorse con criteri pi� “imprenditoriali” e meno “politici”.
Ma noi ci permettiamo di evidenziare – e ci piacerebbe che anche qualche imprenditore del vino italiano lo confermasse con coraggio � che anche per qualche impresa evoluta, forte sull�export, queste risorse cominciano ad essere un po� “scomode”. Nel senso che non sempre si � in grado di indirizzarle verso un�attivit� utile per l�ulteriore sviluppo del proprio export. Lo abbiamo gi� scritto altre volte, ma anche alla luce della nostra esperienza diretta, talvolta abbiamo verificato la difficolt�, ad esempio, di molti importatori di utilizzare proficuamente questo plus di risorse. Abbiamo toccato con mano come spesso questa dotazione finanziaria � andata in iniziative che non sono state particolarmente efficaci, al punto che molte imprese hanno “ripiegato” verso utilizzi pi� scontati, di routine (es. pagare il proprio brand manager, scontare il costo di qualche fiera che sarebbe comunque stata fatta).
Significa che allora sono “troppe” le risorse che ci vengono messe a disposizione? Assolutamente no, ma � essenziale oggi, alla vigilia di un nuovo quinquennio dell�ocm, capire meglio come sfruttare fino in fondo questa dotazione. Sicuramente la burocrazia scoraggia e noi aggiungiamo, soprattutto quella a “macchia di leopardo” cio� applicata in maniera diversificata tra Regione e Regione. E� sotto gli occhi di tutti, infatti, come vi sia una amministrazione pi� virtuosa e una molto pi� farraginosa e questo crea anche gravi sperequazioni tra le imprese. Come pure, e in questo caso ci rivolgiamo soprattutto all�ente pagatore e di controllo Agea, � fondamentale che le azioni vengano lette soprattutto nella loro efficacia senza esasperazioni “ragionieristiche”. Lo abbiamo denunciato altre volte, l�approccio ragionieristico � la tomba dell�utilizzo intelligente, efficace delle risorse pubbliche.
Per tutte queste ragioni noi pensiamo che sia giunto il momento che tutte le organizzazioni che rappresentano il mondo del vino italiano si uniscano in un progetto di analisi, di verifica dei punti di forza e debolezza dell�applicazione dell�ocm nel nostro Paese e creino un centro di supporto a livello ministeriale e regionale per accompagnare al meglio l�utilizzo di queste risorse per i prossimi anni (1,16 miliardi di euro per il periodo 2014-2018 !).


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