Prendeteci anche per dei sospettosi di maniera ma a noi tutta questa vicenda sui ritardi e le dispute sull’ocm vino non ci convince per nulla.
O meglio a non convincerci sono le scuse presentate (mai comunque in maniera ufficiale) dal Ministero delle politiche agricole ma talvolta anche da parte di qualche regione.
L’ultima news negativa, in ordine di tempo, arriva dalla Conferenza Stato-Regioni del 6 luglio scorso che di fatto ha affossato nuovamente l’uscita del decreto a causa, in particolare, dell’opposizione della Regione Lombardia sulla questione annosa dei fondi per i progetti multiregionali (per chi lavora operativamente all’interno della progettazione ocm sa benissimo che da sempre questi fondi sono stati assolutamente ingestibili e inaffidabili e molte aziende che hanno progettato all’interno dei multiregionali si sono trovate con pochi spiccioli in mano).
E purtroppo, lo scriviamo con onestà, non ci convincono fino in fondo nemmeno le contestazioni che arrivano dalle organizzazioni di rappresentanza del mondo del vino perché ci appaiono troppo generiche e non aiutano a mettere in luce le reali responsabilità.
A questo riguardo riteniamo sicuramente forte, ad esempio, il recente comunicato stampa congiunto di sette organizzazioni della filiera vitivinicola ((Alleanza delle Cooperative Italiane – settore Agroalimentare, Assoenologi, Cia, Confagricoltura, Federdoc, Federvini e Unione Italiana Vini) che di seguito riportiamo in maniera integrale al fine di poterlo commentare in maniera compiuta e trasparente.
“Mentre Francia e Spagna spingono l’acceleratore, noi siamo ancora fermi ai box, consapevoli di partecipare ad una corsa contro il tempo”.
“Siamo infatti arrivati agli inizi di luglio – proseguono le organizzazioni – e ancora non risulta approvato il Decreto che permette di rendere operativi gli iter di presentazione dei programmi di promozione, sia a livello nazionale che a livello regionale. Riteniamo doveroso, a nome di tutta la filiera vino, manifestare il nostro disappunto su quanto fatto e, soprattutto, su quanto non fatto (il testo necessiterebbe di alcuni miglioramenti segnalati dalle organizzazioni della filiera) dai soggetti a ciò preposti, ovvero Ministero e Regioni, in merito alla gestione ed emanazione di un provvedimento così vitale per il settore vitivinicolo italiano. Se in Francia e in Spagna i bandi sono già stati emanati, i progetti sono già stati valutati e approvati e i fondi assegnati sono già stati resi noti, il nostro Paese continua ad accumulare ritardi su ritardi e resta ancora in attesa di incassare, si spera, il parere definitivo sullo schema di decreto oggi. Una pesante impasse che nel frattempo penalizza fortemente un settore vitale per la nostra economia, che punta ad accrescere la propria internazionalizzazione e che per questo, a rigor di logica, dovrebbe poter progettare le proprie strategie di promozione nei Paesi terzi sulla base di modi e tempi congrui. Modalità e tempistiche che invece mal si conciliano con la nostra burocrazia ristagnante, che non permette alle aziende di pianificare con largo anticipo le azioni sui mercati internazionali. Volendo essere ottimisti, si fa per dire, confidiamo di poter entrare nel vivo entro l’autunno, ma intanto ad oggi le aziende arrancano sul fronte della progettualità degli investimenti in promozione, e non sanno ancora come e quando potranno spendere i circa 101,9 milioni di contributi europei previsti per l’annualità 2017-2018, ai quali le nostre aziende dovranno aggiungere il proprio 50% di contributo (per un investimento totale di 210 milioni di euro). E mentre i competitors oltreconfine corrono a ritmi sostenuti e spendono tutte le risorse disponibili, noi perdiamo la partita sul campo della puntualità, reduci tra l’altro dei ricorsi al Tar, il cui esito peraltro è in parte ancora pendente, e dei finanziamenti persi che hanno caratterizzato la vicenda Ocm Vino 2016-2017. Per tale campagna, infatti, sono stati oltre 13,2 i milioni di euro del plafond delle risorse comunitarie destinate alla promozione che il Ministero ha revocato per l’eventuale assegnazione successiva alle regioni nell’ambito delle altre misure complementari previste dal Pns vino”.
Sicuramente il comunicato delle sette organizzazioni denuncia un preoccupante stato dell’arte ma di poco si allontana dalle tante sollecitazioni arrivate in questi ultimi due anni (non che la situazione precedente allo scorso anno fosse idilliaca ma almeno i referenti sia nazionali che regionali apparivano più disponibili e anche più trasparenti nel loro ruolo e responsabilità).
Dal nostro punto di vista “limitarsi”, ad esempio, a dire che “non si può più perdere tempo” senza evidenziare precisamente chi lo sta perdendo e perché lo sta facendo, o che “il testo necessiterebbe di alcuni miglioramenti segnalati dalle organizzazioni della filiera” senza però specificare quali, si rischia una genericità che fa solo gioco a chi sta causando tutti questi ritardi e soprattutto problemi.
Se quindi il vero interesse che si vuole tutelare è quello delle imprese del vino italiane (tutte, nessuna esclusa, tanto per intenderci) allora non possiamo permetterci di non essere chiari nelle denunce. Se le istituzioni, dal Mipaf alle Regioni non stanno facendo bene il loro ruolo lo si deve denunciare a chiare lettere facendo anche nomi e cognomi.
Ma come pure se le istituzioni sono in difficoltà perché ricevono dalla filiera vitivinicola sollecitazioni diverse e divergenti allora lo devono dire con altrettanta chiarezza e trasparenza.
Se si rimane in questo stallo invece delle “denunce anonime” il nostro timore è che questa situazione non solo non si risolverà oggi ma si trascinerà anche in futuro e questo è inaccettabile.
Sullocm vino è ora di dire la verità
Poco convincenti le motivazioni che stanno portando, oltre ad un aumento impressionante di confusione, ad un susseguirsi di ritardi nell’ufficializzazione del nuovo decreto ocm vino 2017/2018













































