LONDRA. E’ uno dei marchi del made in Italy di qualit� nella capitale del Regno Unito. Un punto fermo per assaggiare qualche piatto della cucina nazionale, ma soprattutto per degustare qualche etichetta di vino italiana, sapientemente selezionata da Giuseppe Turi, deus ex machina dell’enoteca.
Ci parli un po’ della sua esperienza a Londra
L�enoteca Turi apre a Londra 24 anni fa; dopo un�esperienza italiana in campagna, tramite cooperative, decisi di trasferirmi nel Regno Unito e lavorare nella ristorazione. Una carriera di alcuni anni in alcuni alberghi esclusivi fino a diventare restaurant manager. Decisi, poi, di aprire questo ristorante, la cui cucina � italiana regionale e la cui carta dei vini presenta circa 350 etichette.
Come sono visti i vini italiani nel mercato uk?
Per quanto siano stati fatti numerevoli passi avanti, ritengo che vi sia, tutt�oggi, poca conoscenza dei nostri vini da parte degli inglesi. Questo � sicuramente imputabile alla nostra forza/debolezza del non avere uno stile uniforme. Gli inglesi si stanno abituando a questo, fortunatamente. Per esempio, chi era abituato a bere nella fascia alta francese (Bordeaux e Borgogna), ora si sta avvicinando ai nostri Piemontesi, Toscani e Veneti. E� una strada in evoluzione, ma penso che, sul tema, i produttori siano sulla strada giusta.
Crede che il rapporto qualit�/prezzo dei vini italiani esportati in uk sia equilibrato?
Nella fascia alta sono molto competitivi. Questo, invece, non accade sempre nella fascia medio-bassa. Fortunatamente, qui � il mercato a fare da filtro: i palati inglesi sono molto spesso esperti di vino e quindi difficilmente verr� premiato un prodotto che non sia equilibrato in tal senso. Vent�anni fa la qualit�/prezzo dei vini italiani era ottima, negli anni 90 c�� stato un grosso divario trai due parametri per poi arrivare, ai giorno d�oggi, ad un risultato non eccellente, ma comunque competitivo, seppur migliorabile.
Che qualit� apprezza di pi� dei vini Italiani?
La prima � che hanno sempre un�identit� che rispecchia il loro territorio e la seconda � che si abbinano molto bene con ogni tipo di cibo, soprattutto in fascia alta. Anche qui, l�avere stili diversi pu� essere considerato un vantaggio.
Quali sono i vini italiani che pi� vendete nel vostro ristorante?
Dipende dalla fascia di prezzo. Nella medio-bassa vendiamo Montepulciano d�Abruzzo, Valpolicella e Primitivo: per questi vini, di solito, il cliente si lascia guidare. Nella alta restano in prima linea il Chianti, Brunello di Montalcino, l� Amarone e i Piemontesi. Forse la Toscana rimane la regione pi� conosciuta e piu� richiesta.
Avete, in carta, anche vini stranieri?
Abbiamo dello Champagne e alcuni vini dolci stranieri. Per il resto solo vini italiani.
Le risulta che vi sia una predilizione per i vini biologici e/o biodinamici da parte della vostra clientela?
No, generalmente direi di no. Qualcuno a volte ce li chiede, ma non rimane una priorit�. Personalmente se un vino � biologico e/o biodinamico lo preferisco, ma sempre tenendo conto, in primo piano, della qualit� stessa del vino. Ho visto vini migliorare nettamente, una volta prodotti secondo metodo biologico, ma non � sempre stata una regola costante. Il vino, in primis, deve essere buono.
Quali sono i consigli che si sente di dare ai produttori italiani che intendono esportare il loro vino in uk o che gi� si trovano all�interno di questo mercato?

Il mercato inglese, essendo molto competitivo, rimane uno dei pi� sensibili alla qualit�/prezzo. Di conseguenza, consiglio a chi nel mercato non c�� ancora, di rimanere aperti ad esplorare il mercato stesso, di concepirne le regole e le sue variabili, senza rimanere fermi sulle proprie idee personali. E� la capacit� di autocritica quella che, spesso, porta ai risultati migliori. A chi,invece, nel mercato c�� gi�, di buttare un occhio a chi gli sta dietro: per rimanere in un contesto come questo, dove tutto � in estrema evoluzione, bisogna stare al passo con i tempi ed essere flessibili, senza sedersi sui risultati acquisiti. Questo � essenziale per difendere la vostra posizione e mantenerne la stabilit�.
Le sembra che ci sia una curiosit� nel provare etichette minori o tende a permanere il monopolio delle grandi etichette?
Direi di si. Proprio perch� relativamente poco conosciuti, i vini italiani diventano un modo per provare qualcosa di nuovo, e di conseguenza stili ed etichette differenti.
Il suo vino preferito?
Preferirei parlare del mio vitigno preferito: il Nebbiolo, in tutte le sue declinazioni. Dal Crema, alla Valtellina, alle sue pi� nobili espressioni quali Barolo e Barbesco. Essenzialmente lo preferisco in purezza, perch� ritengo sia l�unico capace di esprimere a pieno il suo territorio, senza essere adulterato da profumi esterni.