Giustamente ci preoccupiamo quasi sempre di quelle che appaiono le problematiche più grandi del nostro settore: il cambiamento climatico, la competizione sui mercati, le frizioni sul fronte prezzi, tanto per citarne alcuni.
Questo, però, ci fa dimenticare che nelle aziende esistono processi quotidiani che necessitano di una struttura adeguata sia in termini di numeri che di competenza.
E siccome siamo in tempo di vendemmia non si può non citare l’attuale emergenza in relazione alle gravi difficoltà nel reperire vendemmiatori e trattoristi.
In queste ultime due settimane stiamo monitorando costantemente numerose aziende in giro per l’Italia per avere aggiornamenti sulle condizioni vendemmiali e praticamente tutti ci evidenziano che il loro principale problema allo stato attuale è quello di avere risorse umane adeguate per questa attività così importante e strategica sulla quale risiede una buona fetta del destino qualitativo di un vino, di un’impresa.
Sappiamo bene che il tema delle varie lacune sul fronte delle risorse umane è una costante da tempo nel nostro comparto vitivinicolo. Ma spesso riteniamo che il deficit sia soprattutto sul fronte manageriale. In realtà le problematiche sono da ascrivere a tutte le aree di attività dell’azienda a partire proprio da quelle legate alla gestione degli impianti vitati.
E, purtroppo, si tratta di un deficit ormai cronicizzato al quale la stessa formazione di base scolastica (pensiamo ad esempio agli Istituti agrari tecnici e professionali) non è in grado di far fronte.
Molti produttori evidenziano, inoltre, che non è possibile allo stato attuale sopperire a queste lacune esclusivamente con personale “extracomunitario” perché spesso si tratta di manodopera non adeguatamente formata e talvolta non particolarmente interessata ad alcune tipologie di attività agricole.
Non vi è nessuna accezione “razzistica” in questo, anzi, vi deve essere la massima gratitudine da parte del sistema vitivinicolo italiano nei confronti di tanti uomini e donne che arrivano nel nostro Paese e danno un contributo essenziale per la realizzazione di attività chiave per le nostre imprese (basti pensare a questo riguardo anche la complessa attività della potatura).
Quando sentiamo parlare di fabbisogni di risorse umane non soddisfatti è difficile non provare una sensazione di disagio di fronte ad una problematica che ha molti aspetti paradossali.
Siamo di fronte, infatti, ad un comparto che tutt’oggi, nonostante alcune problematiche, evidenzia importanti segnali di crescita e rappresenta un’opportunità occupazionale sempre più interessante all’interno di un panorama economico nazionale che non certo brilla in termini di opportunità di lavoro, in particolare per i giovani.
Non solo, spesso il comparto del vino viene designato tra i più appetibili da parte di giovani alla ricerca di esperienze professionali gratificanti.
Imparare a lavorare in vigna non solo è un’esperienza professionale di primissimo livello ma rappresenta anche una base straordinaria per chi punta anche ad occuparsi di altre attività all’interno dell’impresa vitivinicola.
Non vogliamo apparire i soliti vecchi saggi ma se c’è un modo ideale per entrare a far parte del mondo del vino è quello di accettare di entrare dalla porta principale, quella al piano terra, dove c’è scritto “vigneto”.